HomeAttualitàMOCHI E PALADINO? DIALOGO IMPOSSIBILE

MOCHI E PALADINO? DIALOGO IMPOSSIBILE

L’idea di mettere in Piazza Cavalli i cavalli di Mimmo Paladino è, a mio parere, sbagliata e assurda per vari motivi:

  1. Sbagliata la scelta del luogo perché dimostra mancanza di fantasia e progettazione sull’uso degli spazi urbani. Perché non decentra, non diluisce il traffico, non rivitalizza altri luoghi cittadini. Basta con l’usare la nostra piazza più importante per metterci di tutto. Passi per il mercato (accadeva anche nei secoli scorsi), per l’albero di Natale, per un concerto, ma gli orrendi giochi gonfiabili oppure ruote e motori o certe opere contemporanee proprio no.
  2. Sbagliata la scelta dell’opera infatti qualunque nuova scultura risulta “ingombrante” e superflua in presenza di un’opera possente e importante come le statue equestri del Mochi, opere sublimi che vanno lasciate “respirare” nel loro ampio spazio per poterne godere pienamente la bellezza. Dal confronto coi cavalli del Mochi l’opera di Paladino ne esce ovviamente perdente e non perché sono ignoranti gli osservatori che non apprezzano certe opere contemporanee, perché impreparati o incompetenti. I cavalli farnesiani del Mochi sono stati invece talmente apprezzati dai suoi contemporanei che, si dice, gli abbiano cavato gli occhi perché non li replicasse.

Sarebbe interessante conoscere la vera finalità di questa installazione di Paladino che non è certo il dialogo fra gli equini. Cosa mai potrebbero dirsi? Dovrebbe rispondere chi pensava che opere così diverse potessero parlarsi. Credo invece che i cavalli di Paladino non abbiano nulla da dire infatti di volta in volta viene loro attribuito un “dialogo “ diverso: Cosa dicevano a Milano sulla montagna di sale, e a Gibellina? Lì il Mochi non c’era.

  • Quale significato dunque? Non ce l’ho con Paladino, di lui mi piacciono altre cose ad es. “La tunica e la tonaca” sintesi di un significato espresso in trasparente, morbida, delicatezza. Credo fermamente però che quando si propone un’opera all’aperto, in luogo pubblico, alla città intera, essa debba avere una funzione davvero culturale prima ancora che speranza di ricadute commerciali. I cavalli di Paladino hanno certo un posto nella storia della transavanguardia ideata/codificata da Bonito Oliva (corrente nata quasi “a tavolino”), ma presi da soli e messi nel cuore di una città che è arrivata ultima nella loro esposizione, l’opera non ha senso perché non ha funzione, non apre gli occhi, non stimola i cervelli, non allarga il cuore. e non importa se un critico americano ci spende paroloni ridondanti.
  • Proposta. Prendo atto della buona volontà di aver voluto fare qualcosa di eclatante, ma pur stando nell’arte contemporanea ci sarebbe voluto qualcosa che scuotesse davvero la città a costo di metterle due dita negli occhi e darle un pugno nello stomaco come è successo a Londra quando su una colonna di Trafalgar Square dal 2005 al 2007 troneggiava una scultura di Marc Quinn che nel marmo di Carrara ritraeva l’artista Alison Lapper focomelica senza braccia e incinta. La statua, che osava il confronto con la Venere di Milo, sfidava gli osservatori a guardare in faccia un altro tipo di bellezza che era un inno alla vita nonostante tutto.

È questo apporto di idee diverse, nuove, che ampliano la mente magari facendoci “male” che è vera arte, vera cultura (e non mera provocazione o inutile decorazione). Su questo bisognerebbe investire soldi soprattutto se sono cifre ingenti.

Bruna Milani

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2 Commenti

  1. E un scritto che definisce in modo chiaro la funzione dell’arte e quale rispetto bisogna avere verso di essa. Che sia antica, moderna o contemporanea va studiata e collocata la dove il suo dire diventa di più facile intuizione. Sono in accordo con te totalmente.

  2. Riportiamo un commento arrivato via mail
    “Ciao Bruna! Sono pienamente d’ accordo con l’ incisivo contenuto di tuo scritto!!! La tua consapevole critica e il tuo senso di osservazione mi hanno veramente colpito!
    Grazie dagli antipodi”
    John Philippides Australia

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