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VIDEO Medicina convenzionale e terapie complementari per la cura del cancro

Intervista alla dott. Sophie Ott. Alla luce dei recenti casi di cronaca, di giovani donne morte di tumore dopo la scelta di escludere la chemioterapia dal loro percorso di cura, abbiamo cercato di fare un pò di chiarezza con la dott Ott, medico, esperta in biopsicogenealogia (metodo per capire la radice delle malattie) e terapie energetiche.

 

1)Dott. Ott, cosa ne pensa delle polemiche scatenate dai recenti casi di cronaca? 

Mi dispiace e sento collera: ci sia gente che senza nessuna compassione e poca conoscenza del caso si permette di giudicare delle persone in lutto, che hanno attraversato la difficile esperienza di un cancro.

E perché i primi giudicano? Perché queste persone, nel dolore della situazione, hanno cercato altre strade, strade non convenzionali che purtroppo in questo caso non hanno portato alla sopravvivenza del malato.

Immagino che questi giudici spietati non abbiano mai vissuto l’esperienza straziante di assistere impotenti alla malattia del proprio figlio, il terrore di perderlo e la ricerca angosciata di soluzioni.

Cercando di sostenere il proprio figlio che sta male, vomita, la sua energia si prosciuga, perde i capelli, diventa così pallido che sembra trasparente, sorge un dubbio angosciante: cosa invece sarebbe successo se non gli avessimo fatto fare la chemioterapia (e la radioterapia)? Avremo fatto la scelta migliore per lui?

Quello che trovo inconcepibile è che il messaggio di fondo che passa è “se non segui quello che ti dice il Medico, anzi la Medicina ufficiale e muori – o peggio muore tuo figlio – hai sbagliato, sei colpevole e meriti di essere accusato e umiliato sulla pubblica piazza e punito.

Mi piacerebbe che ci fosse maggior consapevolezza della complessità della situazione.

  • In primo luogo, esser consapevoli che nell’agire di ognuno di fronte alla malattia c’è un desiderio per sé o per i propri cari di ripristinare la piena salute e vivere a lungo sani e felici. Ogni azione sarà diretta verso quest’obiettivo. Poi, ognuno con le proprie carte (che sono l’esperienza, le convinzioni, le emozioni, la cultura, il contesto,…) gioca al meglio che può e sceglie la strada che crede migliore. Il tutto sperando di raggiungere l’obiettivo e senza mai sapere in anticipo quale sarà il risultato.
  • In secondo luogo, ed essendo medico mi dispiace doverlo costatare, ma anche se si decide di seguire le indicazioni e i trattamenti della Medicina ufficiale, non c’è nessuna garanzia di guarigione. Dunque non c’è una Via assoluta, efficace per tutti, garantita che se decidi di non percorrerla sei un deficiente propenso al suicidio… Purtroppo il messaggio che vedo in questo tipo di cronaca è “Se segui la via della Medicina ufficiale guarirai e se esplori altre vie morirai. Non sono questi i fatti reali. Ci sono tante persone che muoiono e sopravvivono in entrambi i “campi”.

        2)Ritiene che nel settore della medicina complementare/alternativa ci sia un po’ di confusione? Per me c’è confusione e basta. Non solo nel settore delle medicine complementari. La confusione viene dall’ignoranza delle reali capacità e dei limiti di ogni via e di ogni terapeuta (medico o non) e dalla mancanza di collaborazione fra i diversi approcci. Vedo vie che si potrebbero benissimo integrare e gli operatori, invece di collaborare sfruttando le competenze e conoscenze di ognuno, si ignorano, anzi si disprezzano senza nemmeno conoscersi. E chi subisce le conseguenze di questo conflitto sono il paziente e la sua famiglia.

I medici che cercano ed esplorano strade nuove per me sono persone sane. Ovviamente si possono prescrivere terapie convenzionali come chemioterapia e radioterapia, ma non si può esserne pienamente soddisfatti! Non si può essere contenti di fronte ai tanti danni collaterali che procurano!

Alcuni studi hanno mostrato che i medici sono spesso i primi a esitare nel fare queste terapie quando si ritrovano loro malgrado nel ruolo di paziente. Non farmi dire quello che non ho detto: non sto dicendo di non seguire le terapie convenzionali, ma esse non possono essere considerate la via ideale. Chi le seguirebbero se avesse scelta? Chi sceglierebbe di iniettarsi del veleno altamente tossico nel corpo se non fosse perché crede che sia l’unico mezpossibile per uccidere “le cellule pericolose”? Chi sacrificherebbe in totale soddisfazione tante cellule sane e gran parte della propria vitalità?

Credo sia importante tenere a mente che la medicina non è una scienza esatta ma un’arte. Nessun medico convenzionale né di qualunque altra convinzione può garantire al paziente la sua guarigione e nemmeno un miglioramento se segue le terapie.

C’è da prendere atto che seguire tali terapie cosi tossiche senza garanzie di guarigione è un atto di fiducia del paziente verso la Medicina convenzionale. Questa fiducia oggi è incrinata. E’ incrinata dalle scoperta di abusi e manipolazione di alcune lobby (essenzialmente farmaceutiche) che si rivelano avere obiettivi essenzialmente economici, ben lontani da quello del benessere del paziente. Si sta scoprendo che tali centri di pressione hanno il potere di corrompere i ricercatori, falsificare i risultati delle ricerche cosiddette “scientifiche” e cosi manipolare medici dedicati onestamente alla salute dei loro pazienti. Questa crisi di fiducia (che non interessa solo il campo della sanità) crea a volta nel paziente un rifiuto totale e lo lascia smarrito. Questo paziente e sua famiglia che hanno un bisogno indispensabile di aiuto cercano disperatamente altre strade. Per me, la paura che vivono rischia di offuscare il loro discernimento e fargli fare scelte non opportune.

Il problema di fondo è che tanti non sono cresciuti abituati a pensare con la loro testa o dare valore a ciò che sentono profondamente. Avendo perso il contatto con la propria direzione interiore, hanno preso l’abitudine di seguire l’autorità, “quella che sa meglio di me”, alterando la capacità di sentire cosa è veramente buono e cosa è dannoso per sé.Non potendo più le persone sentire, si creano opinioni preconfezionate e dogmi, e appaiono le regole: questo è giusto (per tutti), questo è sbagliato (sempre per tutti). Così si dimentica completamente la varietà di ognuno, che non può essere incasellata in protocolli uniformi.

Quando subentra la paura (della malattia, di morire, di soffrire, di perdere un caro…) la situazione peggiora ancora.

Qualunque sia la via scelta, mi permetto di invitare ognuno (personale sanitario, terapeuti e pazienti) a guardare ai fatti reali: come sto? Sto meglio? Sto peggio?

Abbiamo la fortuna di vivere in un paese con mezzi tecnologici di alto livello che permettono un monitoraggio di buona qualità; dunque oltre a sentire ognuno il proprio livello di vitalità, si può osservare quello che succede nel corpo (i fatti)

Capisco la difficoltà di accettare l’incertezza. Il nostro emisfero razionale cerca di mettere l’essere umano e la Vita in caselle ben definite per abbinarvi la soluzione efficace, definitiva e immediata.

Purtroppo (o forse per fortuna?) la Vita non è cosi semplice!

3)Quali sono le indicazioni che emergono anche dal suo libro in caso di diagnosi di tumore?

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Nel mio libro “Supera una diagnosi da paura” (Unoeditori), parto dalla constatazione che la Medicina occidentale convenzionale lavora solo sulla parte malata del corpo, cercando di uccidere le cellule patologiche. Propongo di integrare un lavoro sulla parte sana. Prima di tutto, penso che sia fondamentale sostenerla di fronte alla tossicità delle terapie convenzionali (l’agopuntura, per esempio, ha ormai fornito ampie prove di efficacia nel diminuire gli effetti collaterali). Secondo, dò consigli per alzare il livello di vitalità e sciogliere le fonti di stress fisico, emozionale e spirituale che prosciugano la nostra energia e ci rendono più fragili, riducendo le capacità di autoguarigione del corpo.

4)Se la sentirebbe di escludere del tutto la chemioterapia da un percorso di cura?

Escludere del tutto la chemioterapia è possibile. Ho esempi di persone che l’hanno fatto e che stanno bene; però tengo a precisare che hanno fatto un lavoro importante di consapevolezza con cambiamenti di abitudini, di convinzioni, di attitudini. Hanno lavorato su conflitti, paure (della malattia, della morte, ma anche della vita e di loro stessi!) e hanno ritrovato un equilibrio sano. Questo lavoro, non tutti sono pronti a farlo, anche con la migliore buona volontà.

Se dovessi avere una diagnosi di cancro per me, farei di tutto per evitarla; la prenderei come ultima alternativa se tutte le mie altre azioni fossero state inefficaci. Ma parlo a mio nome, conoscendo me stessa: sono medico, è da quando sono piccola che mi curo con le medicine complementari, ho imparato a ascoltare il mio corpo, i miei bisogni, lavoro sulla prevenzione (in più di 40 anni avrò preso 4 volte degli antibiotici… non prendo quasi mai farmaci sintetici). I miei nonni materni e paterni si erano già interessati all’omeopatia e alla naturopatia. Sono cresciuta in un ambiente di rispetto per la terra e la Vita, il mio bisnonno faceva viticoltura biologica ben prima che fosse di moda… dunque non prendere la mia risposta come un consiglio per tutti!

Ribadisco: il percorso di guarigione è un percorso decisamente individuale (e non di massa), non si può fare un protocollo. Si deve prendere la persona nel suo insieme: il suo vissuto, le sue credenze, la sua cultura e il suo stato fisico, ovviamente. Tenendo in conto tutti questi aspetti, penso che sarebbe un danno enorme sconsigliare la chemioterapia ad alcune persone; invece per altre lo sarebbe obbligarle a farla.

Solo quando una persona riconosce la competenza del suo corpo, sente che si può fidare delle sue capacità immense di autoguarigione, solo allora può aprirsi a un percorso di ascolto, sostegno, collaborazione rispettosa con il proprio corpo e può accogliere il messaggio vitale che porta con sé la malattia ed effettuare i cambiamenti necessari…

Un detto cinese dice: “Curare la malattia è come scavare un pozzo al momento in cui si ha sete”. La nostra Medicina convenzionale occidentale è una Medicina d’urgenza che purtroppo ha perso tutta la parte di prevenzione. Finché il cancro (e la malattia in generale) sarà visto come un mostro da uccidere, che si è sviluppato in un corpo incompetente, si rimarrà convinti di dover entrare in guerra utilizzando mezzi potenti che distruggono e si accetterà la perdita di vittime innocenti (le cellule sane) in nome della prevenzione di una catastrofe. Quando invece sarà riconosciuto come eroico nutrire un terreno, rispettare i ritmi vitali, ascoltare, osservare, trattenersi dalla voglia di intervenire a tutti i costi, invadere, controllare tutto, quando l’umiltà sarà una testimonianza di forza, allora probabilmente tanti potranno deporre le armi, qualcosa cambierà e certi fatti di cronaca, trattati con toni da tifo calcistico, non interesseranno più nessuno.

Medico francese, la Dott.ssa Sophie Ott è esperta in biopsicogenealogia (metodo per capire la radice delle malattie), terapie energetiche (Medicina Cinese, Theta Healing, medicina universale del Dott. Butto,…) e formata a diverse tecniche di sviluppo personale, psicoterapia e comunicazione.
Vive dal 2002 a Piacenza in Italia. Dal 2003 ha scelto di dedicare parte del suo tempo alla divulgazione dell’informazione e conduce seminari per aiutare le persone a guadagnare autonomia nel salvaguardare e ripristinare la propria salute. Ha da poco pubblicato il volume “Supera una diagnosi da paura” per UnoEditori

 

 

 

 

 

 

Mirella Molinari
Mirella Molinarihttps://www.piacenzadiario.it
Mirella Molinari è una giornalista piacentina. Per 15 anni Direttore del Telegiornale di Teleducato Piacenza, è stata la prima donna a Piacenza alla guida di una redazione televisiva e una delle prime telereporter piacentine in grado di realizzare riprese e montaggi video. E proprio nel panorama della tv piacentina ha portato uno stile del tutto nuovo, più spontaneo e vero. E’ sua l’idea di un format di successo, come “Per la strada”: storie di vita vissuta, interviste girate tra le gente, nei bar all’aperto e nei luoghi simbolo della città. Come Direttore del Tg ha coordinato e condotto, oltre a due edizioni di news quotidiane, dirette elettorali, confronti politici, programmi di approfondimento e attualità come “Diario” e “Piacenza Europa”, di cui ha firmato centinaia di puntate. Responsabile anche del sito di Teleducato Piacenza fino al 2014, dal 2015 gestisce e coordina, insieme alla figlia, Laura Parmeggiani, il blog Piacenza Diario. Anche in questo caso, un primo esempio di approfondimento più vicino ai temi della gente, con lo scopo di raccontare storie vere e di raccogliere opinioni e commenti lontani da stereotipi omologati. Laureata in lettere e diplomata in pianoforte , Mirella Molinari è anche insegnante di musica e, sempre per la tv, ha curato programmi di divulgazione culturale/musicale. Tra i più apprezzati: “Scena e retroscena”, dedicato alla stagione lirica piacentina, con interviste, anticipazioni ed esclusivi “dietro le quinte” , ma anche le dirette delle prime del Municipale di Piacenza. Tra le tante, memorabile la 400esima recita di Rigoletto per Leo Nucci, condotta in diretta e in esclusiva da Mirella Molinari, nel 2008, per Teleducato. Ha curato documentari storici tra cui quello dedicato alla congiura farnesiana, in collaborazione con la Banca di Piacenza, “Margherita d’Austria, Duchessa dimenticata” e, ancora per la Banca di Piacenza, due documentari dedicati a restauri in San Sisto e presso la Collegiata di Cortemaggiore. Convinta della necessità di dare spazio ai giovani, ha ospitato in redazione decine di ragazzi, per una prima esperienza giornalistica. Ha coordinato e firmato il primo Tg realizzato da studenti, con il progetto triennale di videogiornalismo scolastico, in collaborazione con il Liceo Artistico Cassinari di Piacenza.
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