A Piacenza, Mauro Ferrari viene raramente da quando si é trasferito con la moglie Luisa in Toscana, sul mare. Ma segue comunque con attenzione le vicende della sua città e anche nel corso della nostra chiaccherata esprime con decisione garbata pareri sui temi di maggior attualità in “salsa” locale, da Piazza Cittadella a “La ragazzetta”, dalle prossime amministrative all’attuale governo della città.

Mauro Ferrari, guru delle campagne elettorali, uno degli spin doctor più noti della comunicazione italiana, ha già in cantiere il terzo libro. Neanche il tempo di intervistarlo su quella che pensavo fosse l’ultima fatica letteraria, “La fabbrica dei mostri- trent’anni di creatività nelle campagne elettorali” uscito a maggio scorso, con buoni riscontri, e scopro che é già in circolazione un altro libro, il secondo di questa stagione, in qualche modo complementare al primo: “Bisogna saper (come) perdere” un saggio scritto a quattro mani con Massimo Malaguti, nel quale Ferrari analizza alcuni dei motivi che portano alla sconfitta delle campagne elettorali. Non sempre si vince, insomma, nemmeno quando si é un fuoriclasse come lui, abituato a centrare l’obiettivo. Tante e diverse ancora oggi le variabili che determinano una vittoria, e partiamo da qui. Ricordando qualcosa della politica e delle elezioni piacentine.

Mauro ti avrei chiesto io di parlare anche delle campagne (poche) in cui non hai vinto, perché anche da quelle si possono trarre elementi utili. Ma vedo che ci hai già pensato tu con questa seconda uscita
Si insieme all’amico Massimo Malaguti abbiamo pensato che fosse utile e interessante elencare una serie di motivi che portano alla sconfitta nelle campagne elettorali, in base alla nostra esperienza.
Già nel primo libro “La fabbrica dei mostri”, avrei voluto parlare di un paio di campagne perse; esperienze nelle quali comunque da parte mia e di tutta la squadra non era mancato un lavoro di alta qualità, a prescindere dal risultato. Inoltre, cosa importante, val la pena ricordare che non é il consulente a vincere o a perdere, ma il candidato.
Anche perché il lavoro del consulente si aggiunge ad altri elementi, variabili, tra cui le dinamiche della politica
Esatto. E infatti a questo proposito vorrei citare la campagna (persa) di Patrizia Barbieri, giugno 2022. Mi aveva molto amareggiato come andò politicamente, in particolare il fatto che non ci fu l’appoggio dei Liberali. Peccato. Ancora oggi penso che Patrizia fosse un’ottima candidata e che, come sindaco, avesse fatto un buon lavoro.
Parlando invece della prossima campagna elettorale, valutando solo aspetti di comunicazione, quale potrebbe essere secondo te il profilo di un candidato sindaco vincente, a Piacenza, ma anche in generale?
Penso che un civico di pregio possa avere chances, ma solo se é già noto e apprezzato. Quindi una persona della società civile, non un politico, che non abbia bisogno di grandi sforzi di comunicazione per essere conosciuto. Deve inoltre avere la capacità di organizzare attorno a sé un gruppo coeso, una buona squadra. ma non chiedermi un nome. Oggi non sarei in grado di fare ipotesi. Devo anche dire che Katia Tarasconi, sindaco uscente, se di nuovo in campo, potrà contare sul fatto di avere un’immagine forte, quanto a comunicazione. Nonostante alcune scelte dell’Amministrazione, poco azzeccate, che non le stanno certo portando consensi..
Ti riferisci a Piazza Cittadella?
Anche. Ma prima ancora parlerei del nuovo locale La Ragazzetta in Piazza Cavalli. Non entro nel merito delle polemiche di cui ho letto, anche se condivido quanto segnalato recentemente da Stefano Torre a proposito della chiusura la domenica, che trovo assurda. Ma vorrei invece concentrarmi sul nome.
La Ragazzetta poteva andar bene per un bar interno alla Galleria Ricci Oddi. Magari aperto anche la domenica. Così invece non ha senso, é un errore di comunicazione: Il Ritratto di Signora non é Piacenza, é significativo come attrazione turistica, ma non nel caso di un locale in piazza Cavalli. Non solo. E’ difficile che un turista riconosca qualcosa in quel nome, perché ha un legame storico, ma bisogna raccontarglielo. Una narrazione, al momento, ancora assente e comunque non immediata.
Parlando invece del progetto di Arcadis per Piazza Cittadella posso solo pensare che é stato fatto da un neo assunto. In tutta umiltà, dico che lo trovo sbagliato da tutti i punti di vista: estetico, funzionale, ecc…non c’é una cosa valida, a partire dalla mancata soluzione del problema dei parcheggi, urgente per quella parte della città e strettamente connesso al tema del turismo.
Quinti, ti é venuta voglia di entrare in qualche modo nel dibattito che riguarda questo argomento, magari con una proposta? Ne sono arrivate diverse
No, no! me ne guardo bene. Mi limito a dire che il progetto di Piazza Cittadella per me é inguardabile
Una domanda banale, ma inevitabile. Come te la cavi con l’AI? Che uso ne fai?
E’ uno strumento di lavoro importante anche se, per quanto riguarda la grafica, é ancora molto riconoscibile l’utilizzo dell’AI. Devo dire che io la uso come supporto, chiedo consiglio, gli ho sottoposto progetti che ho fatto e mi ha dato giudizi di altissimo livello. La cosa più affascinante é che ti permette di confrontare il tuo pensiero con quello di un’intelligenza planetaria. Chiedi al pianeta, che ti risponde in un minuto e questo é straordinario!!E’ un fenomeno incredibile, in continua crescita. Sono sicuro che in breve tempo anche gli aspetti che oggi appaiono platealmente come artificiali miglioreranno anche quanto ad originalità.
Sarà lo strumento principe delle prossime campagne elettorali
Certo! E probabilmente in questo caso l’AI andrà a pescare qualche parola chiave anche nel mio libro, visto che ho contribuito ad esserci nel mondo in questa materia e ritengo, con la mia esperienza, di far parte di quelli da cui si può imparare qualcosa
Parliamo ancora di politica, ma nazionale. Uno sguardo a quello che sta succedendo in vista delle elezioni
Ho sempre votato PD, ma quello che vedo oggi non mi piace, non mi attizza. Un centro sinistra stanco, stanchissimo; gli unici due politici che ancora mi interessa ascoltare sono Prodi e Bersani, entrambi conservano contenuti e stile personale. Se poi penso che la Schlein potrebbe essere la candidata premier resto senza parole. Non può vincere, mi chiedo chi possa votarla. Invece mi piace molto Giorgio Gori, un politico e amministratore di grandi capacità, mi piacerebbe che venisse valorizzato. Però vedo che non trova spazi, temo non abbia molte possibilità.
Quindi non vedi grandi leader, a livello nazionale
No, se parliamo del centro-sinistra non vedo figure interessanti. Renzi si é bruciato, ma il modello vincente resta quello: capacità di pescare oltre il proprio elettorato naturale, fascino personale, capacità di guidare una campagna innovativa e rassicurante. Guardando poi oltre il centrosinistra, il nuovo panorama presenta personaggi estremi, che però stanno crescendo quanto a consenso. Ad esempio Roberto Vannacci. Il suo é un 8% che, secondo me, non é solo di gente che approva le sue idee, ma soprattutto di persone che non ne possono più degli altri, quindi una grossa parte di non-voto e di delusi della politica. Questo potrebbe portare a votare gente che non vota da tempo, perché schifata dalla politica.
Mauro Ferrari cosa stai facendo oggi?
Ho lavorato al brand della Basilicata e sto facendo un terzo libro, che però questa volta non c’entra nulla con la comunicazione politica. Si tratta del racconto di un decennio, anni 80/90, molto importante per me. Il titolo “Mangi il pesce, guardi il mare” si riferisce ad un ristorante di Vernazza che frequentavo all’epoca e per il quale realizzai un logo iconico. Un locale, e in generale un luogo, allora davvero magico, dal quale é partito tutto; incontri, relazioni, occasioni, 10 anni incredibili che hanno rappresentato una vera svolta nella mia vita.
Chiudiamo così: prossime elezioni, sarai in campo? Sei già stato contattato da forze politiche piacentine?
No, sto valutando altre offerte, altre opportunità, fuori da Piacenza. Penso di non fare campagne elettorali per Piacenza, ma non chiudo a prescindere, vedremo. C’é ancora tempo




