E’ da quando ha otto anni che fa proposte per Piacenza. Idee originali, suggestioni, spunti realizzati con criteri di armonia e bellezza. Bruna Milani commenta con soddisfazione, ma senza autocompiacimenti, il riscontro notevole ottenuto dal suo progetto/idea per Piazza Cittadella. Una proposta “…non un progetto, ma una suggestione di bellezza e freschezza” che ha avuto apprezzamenti e condivisioni anche oltre i confini provinciali e che ha dato vita ad un’iniziativa di consultazione popolare, ancora in fase organizzativa, che riguarda il il gradimento del progetto di Arcadis, scelto dall’Amministrazione.
Comunque vada, resterà, come effetto dirompente di questa proposta, la grande partecipazione spontanea dei cittadini. Una sorta di risveglio della coscienza collettiva che commentiamo con Bruna Milani, poetessa, giornalista, scrittrice, autrice teatrale e interprete, ideatrice di eventi culturali, insolita critica d’arte. Le sue idee per la città, anche se inascoltate e mai attuate, potrebbero restare come testimonianza in un libro e rivivere in una mostra.
Ti aspettavi tanto clamore per la tua ipotesi di Piazza Cittadella?
Sapendo il bisogno di verde che abbiamo a Piacenza e l’amore dei piacentini per quella piazza che hanno difeso per anni, un po’ mi aspettavo la loro approvazione. Del resto il progetto ufficiale è talmente lontano dalle nostre aspettative…
Come mai secondo te?
Non saprei, mi sorprende sapere che chi lo ha redatto la proposta ufficiale sia una multinazionale specializzata in progetti ambientali. Forse il nostro Comune non ha indicato loro le aspettative, dei criteri imprescindibili a cui attenersi.
Come ti è venuta l’idea?
Il mio non è un vero progetto, è solo un’indicazione di massima anche se mi piacciono moltissimo il prato triangolare con fontana e le panche in pietra per il loro significato.
Mi è venuto in mente in un attimo, appena ho visto quello spiazzo vuoto. È come se mi fosse scattata autmaticamente la legge del contrappasso.
È stato difficile?
No, sono bastati quattro passaggi: tre disegni e qualche simulazione con l’intelligenza Artificiale.
L’importante è avere l’idea
Certo, ma ai poeti le idee non mancano. Sia ben chiaro che io non sono neppure polvere davanti a loro, ma Leonardo e Michelngelo erano poeti. Questi erano grandi geni che sapevano concretizzare le loro idee mentre i minuscoil poeti come me devono lasciare la realizzazione ai professionisti.
Che dici della proposta di Sara Soresi?
Le nostre idee potrebbero integrarsi benissimo. Col sottosuolo così ricco di reperti archeologici sarebbe ora che Piacenza avesse un suo sito archeologico come avevo già auspicato quando hanno ristrutturato il Palazzo ex Enel.
Il triangolo pavimentato a destra del mio prato potrebbe essere un affaccio sul passato. Le idee ci sono, sappiamo cosa vogliono i piacentini.
Cosa pensi della consultazione che si vorrebbe fare?
Tengo a precisare bene che non si tratterà di scegliere fra il mio “progetto” e quello ufficiale, ma di dire se si gradisce SI o no NO il progetto Arcadis.
So che hai fatto molti altri progetti per Piacenza.
Si, ho cominciato da bambina a immaginare come potrebbe essere Piacenza, ma senza travolgerla anzi, tenendo conto, della storia di ciò che c’è e soprattutto dello spirito del luogo.
Di cosa ti sei interessata?
Ad esempio di Porta Borghetto come biglietto da visita della città, della Chiesa del Carmine con un progetto turistico culturale, della Cavallerizza, dell’ex mercato ortofrutticolo, ho progettato persino un cimitero. Anni fa quando scrivevo su “La Voce ” il mio articolo “Lacrime di vetrine” aveva suscitato grande dibattito. Avrei delle idee anche per il bar “La Ragazzetta” nome orribile, ma lasciamo perdere. Ho fatto proposte per la Ricci Oddi, per la nostra provincia, persino per i cassonetti dei rifiuti. Ho suggerito eventi, ovviamente inascoltata.
So però che altrove sei stata ascoltata e che volevano darti la cittadinanza onoraria.
È vero, ma l’ho rifiutata. Mi sembrava un onore troppo grande per quel poco che avevo fatto. Molte mie idee, soprattutto per eventi, hanno avuto successo altrove; del resto, “Nemo propheta in patria.”
Cosa pensi di fare delle tue proposte inascoltate?
Penso da tempo di raccoglierle in libro, insieme ai tanti articoli che ho scritto in merito alla città, alle scelte che la riguardano. E non escludo nemmeno l’idea di una mostra che faccia immaginare come sarebbero Piacenza e la sua provincia secondo il sogno di una poetessa che è piacentina.
Ma per il momento la priorità é un’altra: sto infatti lavorando alla pubblicazione di tutte le mie poesie. Un’opera completa che si aggiungerà alle mie ultime pubblicazioni: Battiti, I colori a parole, Candori e Invernalia.