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“L’ARTE DEL CUCINARE” NELLE ANTICIPAZIONI DEL FUTURISMO

L’attuale e molto probabilmente futuro successo globale del mondo gastronomico come vera e propria “arte del cucinare” da proporre ed esibire non solo in riviste specializzate, ma su tutti i media e i social ha, a livello mondiale, un antenato: il futurismo, e nello specifico Filippo Tommaso Marinetti.

TOMMASO MARINETTI Marinetti e il futurismo, benchè solo in parte, hanno influenzato talvolta persino nel merito l’attuale arte gastronomica. Ma soprattutto Marinetti, nei primi anni Trenta, è stato il primo in questo settore a rompere con la tradizione e a proporre qualcosa di totalmente innovativo; una rottura, questa, che è essa stessa il preludio di una evoluzione che avrebbe iniziato, quattro decenni più tardi,  una marcia inarrestabile. Infatti, come giustamente segnala Claudia Salaris, studiosa delle avanguardie artistiche e del futurismo, “con la sua sperimentazione creativa la cucina futurista ha anticipato le realizzazioni della nouvelle cuisine, il movimento culinario sorto negli anni Settanta del Novecento, e quelle della successiva gastronomia molecolare, codificata nel 1990.” Inoltre, in aggiunta a quello che afferma la Salaris, diremo che il futurismo di Marinetti è anche il padre (o nonno o bisnonno, il concetto non cambia) dell’idea di fusione tra realizzazione di alta cucina e sua divulgazione in chiave totalmente pop; una fusione attestata dalla costante apparizione di grandi chef che cucinano o insegnano a cucinare in tv e sui social per il più vasto pubblico. Certo vi è una importante precisazione da fare: Marinetti era solo un teorico di tutto ciò poiché egli a differenza dei grandi chef che oggi cucinano in tv non era egli stesso chef professionista.

IL MANIFESTO DELLA CUCINA FUTURISTA Ma vediamo cosa proponeva in ambito gastronomico questo curioso e strano visionario che era Marinetti, il quale dedicò all’argomento dapprima, nel 1930, Il manifesto della cucina futurista (La Gazzetta del popolo, Torino) e due anni più tardi scrisse a quattro mani con il poeta Fillia (al secolo Luigi Colombo) La cucina futurista (Casa editrice Sonzogno, Milano, 1932). Ciò che più di tutto colpisce, soprattutto se affermato da uno spirito mediterraneo quale egli era, è la crociata contro la pastasciutta; ad essa, secondo il Nostro, si sarebbero dovuti sostituire riso e pane. Marinetti ne Il manifesto della cucina futurista giunge ad affermare che la pastasciutta non si concilia con lo “spirito vivace e coll’anima appassionata generosa intuitiva dei napoletani” poichè “nel mangiarla essi sviluppano il tipico scetticismo ironico e sentimentale che tronca spesso il loro entusiasmo.”  Non poteva mancare l’aspetto autarchico della questione: al grano straniero meglio contrapporre il riso italiano. E su questa linea “sovranista” non poteva certo mancare la guerra all’esterofilia nel linguaggio: termini come “bar”, “barman” e “cocktail” furono sostituiti dai futuristi con  neologismi (o aspiranti tali) quali “quisibeve”, “miscelatore” e “polibibita”. Nel Manifesto, poi, Marinetti propone l’abolizione della forchetta e del coltello: meglio mangiare direttamente con le mani.

LA CUCINA DEI CINQUE SENSI Invece dove si può chiaramente scorgere un’influenza a cui la cucina contemporanea è debitrice anche nel merito della proposta marinettiana, è dove, in quest’ultima, si dice che la cucina non si deve limitare all’obbedienza degli istinti della fame ma è volta a stimolare le sensazioni tattili, visive, olfattive, termiche, gustative. Si gioca, si direbbe oggi, col “caldo-freddo”, “dolce-salato”, “morbido-croccante”, con i diversi colori ecc. Per quel che riguarda nello specifico l’aspetto olfattivo molta importanza era data da Marinetti e Fillia all’uso dei profumi a tavola per una migliore degustazione, tanto che ad ogni pietanza, secondo loro, si sarebbe dovuto far precedere una fragranza. Inoltre altre applicazioni che dalla cucina futurista hanno trovato riscontro nella cucina contemporanea sono l’utilizzo di attrezzature tecnologiche per la preparazione di determinati cibi e l’attenzione per la presentazione dei piatti, fino alla cura per i dettagli.

A tavola poi era gradita dai futuristi una certa tendenza al silenzio: era prevista infatti l’abolizione dell’eloquio e in particolare della conversazione a tema politico; si faceva eccezione per la conversazione su poesia e musica.

Il primo pranzo futurista fu preparato nel 1931 a Torino, nella Taverna Santopalato, con allestimento a cura di Fillia e Nicolay Diulgheroff; nel menù erano annoverati fra l’altro: l’Antipasto intuitivo, il Carneplastico, l’Aerovivanda e il Pollofiat. Nel 1934 con un congresso a Milano nasce la Federazione nazionale naturista-futurista, la quale ha come principii cardine il ritorno alla natura e l’alimentazione a base di prodotti regionali genuini.

QUALE, DUNQUE, IL RUOLO DEL FUTURISMO IN CUCINA? In conclusione si può affermare che il futurismo, questa avanguardia artistica così dirompente e bizzarra, che ha influenzato in forte grado non solo le arti classiche (pittura, scultura, letteratura, architettura, musica) ma anche il teatro, il femminismo, il cinema, la radio, la pubblicità, la politica, la moda, la fotografia, ha avuto un ruolo importante anche nell’influenza di quel fenomeno per certi versi anch’esso artistico che è la cucina contemporanea.

Ferdinando Bergamaschi

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