In attesa di capire quanto durerà la chiusura forzata delle scuole, fino al primo marzo, ma si parla già di date oltre, anche a Piacenza i docenti, secondo le linee guida della Dirigenza di ogni Istituto, si organizzano per garantire una sorta di assistenza formativa, anche a distanza. Una modalità che viene già usata spesso in altri paesi o, casi ancora rari in Italia, per chi sceglie l’home schooling. Insomma, la tecnologia ci assiste e anche queste giornate, per chi vorrà, potranno rappresentare un filo che unirà quello che c’era prima di questa emergenza surreale e quello che verrà dopo. Uno stop improvviso, giunto subito dopo la consegna delle schede, dunque all’inizio del secondo quadrimestre quando in cantiere ci sono tante attività da proporre e sviluppare. La scuola al tempo del coronavirus però non si ferma. I nostri ragazzi sono svegli, abituati a misurarsi con la tecnologia, ad usarla. Le chat, il registro elettronico, i canali social, ma anche il passaparola e la buona volontà di tanti rappresentanti di classe, assicureranno una rete di informazione costante. Ma soprattutto, garantiranno un cordone di solidarietà e di affetto in un momento in cui ci sembra che tutto perda significato e in cui tanti degli scenari a cui assistiamo ci spaventano e ci destabilizzano. Un’esperienza di cui avremmo fatto volentieri a meno, ma che servirà a farci crescere e ad apprezzare quello che ogni giorno diamo per scontato.
Personalmente, in questi giorni penso spesso ai miei alunni. Come tanti altri colleghi, non vivo queste giornate come una “vacanza insperata”, ma come una forzatura a cui mi sottopongo per senso civico e di responsabilità. Ai miei alunni voglio dedicare un video messaggio, un saluto che non ho potuto dare durante l’ultima lezione, giovedì scorso, quando ancora nessuno poteva immaginare quello che, in poche ore, sarebbe accaduto. Mirella Molinari



