Istituti Comprensivi a Piacenza. E’ alla vigilia di un incontro molto atteso, e all’indomani di un comunicato che non e’ piaciuto a molti, che arriva la lettera firmata da Paola Torriani, musicista, docente di Ed. Musicale alla Media Anna Frank, insegnante di lunga esperienza che per la prima volta prende posizione in modo pubblico sul tema della riforma scolastica a Piacenza. Pronta a metterci la faccia, consapevole di rappresentare il pensiero di molti, tra docenti e genitori, ma senza la presunzione di esprimere un contributo per forza corale, Paola Torriani ci ha inviato la sua lettera con richiesta di divulgarla. Per la prima volta, sentiamo in modo deciso anche la voce di chi nella scuola ci lavora. Componente di certo non secondaria in questa vicenda, ma evidentemente ancora poco ascoltata o non abbastanza considerata:
”La politica locale sta presentando la creazione degli istituti comprensivi come una soluzione neutra, ordinata e priva di effetti collaterali. Una rappresentazione rassicurante, ma parziale e fuorviante, che evita accuratamente di affrontare le criticità concrete che questa scelta comporta se non pianificata con attenzione.
Raccontare agli studenti, alle famiglie e al personale scolastico che la nascita degli istituti comprensivi non avrà alcun impatto sull’organizzazione quotidiana delle scuole significa negare l’evidenza. La riorganizzazione dei bacini di utenza può produrre concentrazioni problematiche, con il rischio di accentuare disuguaglianze territoriali e creare scuole di serie A e di serie B, soprattutto in contesti già fragili.
Allo stesso modo, liquidare come “inesistenti” i problemi legati alla mobilità e al traffico è irresponsabile. L’accentramento decisionale e la gestione unificata di più plessi possono comportare spostamenti più lunghi, orari meno sostenibili e maggiori carichi logistici per famiglie e studenti, se non accompagnati da interventi strutturali adeguati.
Preoccupa inoltre il silenzio sul personale scolastico. Presentare gli istituti comprensivi come irrilevanti rispetto all’organizzazione del lavoro significa minimizzare il rischio di assegnazioni non richieste, perdita di continuità didattica e aumento della complessità gestionale, soprattutto nelle fasi iniziali di attuazione.
Il problema non è l’istituto comprensivo in sé, ma il modo in cui viene imposto e raccontato: come una soluzione miracolosa, senza ammettere che richiede risorse, tempi, competenze e un confronto reale con chi la scuola la vive ogni giorno.
Vendere questa riforma come automaticamente positiva, senza un’analisi pubblica delle conseguenze e senza un piano dettagliato di mitigazione delle criticità, non è buona amministrazione: è propaganda.
La scuola merita scelte ponderate, trasparenti e condivise.
Non slogan.”



