Molte sono le cose che dobbiamo e dovremo imparare dalla situazione creata dalla Pandemia di Covid. È troppo presto per bilanci conclusivi e insegnamenti definitivi, ma qualcosa si può cominciare a percepire. Infiniti sarebbero gli argomenti da trattare e magari lo faremo, ma ora lo spunto viene dall’abbattimento a Dobbiaco (BZ) dello storico Hotel Post sulla piazza principale davanti alla chiesa di San Giovanni Battista.

L’Hotel Post era luogo tipico di quella mitteleuropa affascinante, ricca di fermenti artistici e intellettuali. A Dobbiaco trascorreva l’estate il grande compositore Gustav Mahler che lì compose la Sinfonia n.9 e la n.10 detta L’Incompiuta. Adesso mentre la Mahler Stube, sua residenza estiva, è meta di pellegrinaggio, l’albergo non c’è più e quindi viene a mancare una traccia, un pezzo importante dell’ambientazione che lui frequentava e questo priva i suoi estimatori dell’ immedesimarsi a fondo per godere di quello scorcio mitteleuropeo.
Penso con un brivido al nostro Hotel San Marco, frequentato da Giuseppe Verdi, sulla cui sorte non si sa nulla. L’Hotel Post era mitico non solo per me che, con alcuni cari amici, a Dobbiaco, andavo spesso, ma mitico per la sua storia, per chi lo ha frequentato in passato, per quel particolare gusto architettonico che faceva rivivere la suggestione di un’epoca perduta, e mitico era nella memoria storica di varie generazioni locali. È stato abbattuto non per creare un ospedale (data la situazione, per assurdo, poteva essere) no, è stato abbattuto per costruire un centro commerciale, proprio uno di quei centri di solito affollatissimi dove si sconsiglia di andare. Ed ecco la lezione: davvero è il caso di continuare a costruire questi giganti del consumo che richiedono ampi parcheggi, quindi altro cemento e altro inquinamento, invece di puntare su tanti piccoli negozi di vicinato facilmente raggiungibili a piedi anche dagli anziani? E davvero bisogna continuare a puntare sul consumo indiscriminato producendo montagne di rifiuti? Non è meglio diversificare prodotti e investimenti puntando su beni essenziali e/o più duraturi? O puntare sulla cura e assistenza fisica e culturale delle persone? A Dobbiaco come purtroppo anche a Piacenza, e non solo, i preposti “organi competenti ” non si sono opposti. Da qui un’altra lezione che non viene dalla pandemia ma dal buon senso : è evidente che nella tutela delle costruzioni presenti bisogna ampliare i criteri di salvataggio inserendo il valore della memoria collettiva e dell’affettivita’; si, anche il legame affettivo di una collettività, per qualcosa che ha fatto parte della sua vita, andrebbe rispettato.
È appena iniziato il 2021 che sarà nuovo se noi faremo in modo che lo sia. Non possiamo farlo per l’imponderabile, ma per molte cose possiamo e dobbiamo occuparci innanzitutto delle priorità come la salute, ma per la vita quotidiana, per le cose su cui possiamo agire perché non partire da qui? È un impegno doveroso che riguarda Piacenza e l’Italia intera. Purtroppo.
Bruna Milani
Le foto dell’ex Hotel San Marco sono di Alessandro Bersani




