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Festival della cultura della libertà “No alla politicizzazione dell’ambiente”. La nona edizione a gennaio 2025

«Occorre rimettere la persona al centro di un nuovo rapporto con l’innovazione e dare al problema dell’ambiente una dimensione giuridica, economica e scientifica. Una riflessione a 360 gradi nella consapevolezza che la nostra libertà è minacciata dall’ideologia ambientalista, dove la difesa del pianeta è presa a pretesto per imporre una gestione burocratica della vita. No quindi alla politicizzazione dell’ambiente che pretende di chiudere la bocca a chi la pensa diversamente così ostacolando il disegno di un potere globale che vuole politicizzare anche la scienza».

Con queste parole il direttore scientifico del Festival della cultura della libertà (intitolato a Corrado Sforza Fogliani), Carlo Lottieri ha chiuso la seconda e ultima giornata dell’ottava edizione della kermesse liberale al PalabancaEventi di via Mazzini (organizzato dall’Associazione culturale Luigi Einaudi in collaborazione con Confedilizia, Banca di Piacenza, European students for liberty, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Liberali Piacentini), che ha affrontato il tema “Dall’ambientalismo all’ambiente, dall’ideologia alla realtà”.

Il prof. Lottieri ha ringraziato i relatori «per l’originalità delle idee e per il coraggio dimostrato nel proporle» e si è detto soddisfatto della partecipazione di pubblico, sia in presenza, sia in streaming. Il presidente Giorgio Spaziani Testa, nel particolarmente ringraziare il prof. Lottieri e Danilo Anelli dell’Associazione culturale Luigi Einaudi, vero motore della manifestazione, ha ribadito la volontà di Confedilizia «di continuare a svolgere la funzione di promuovere le idee, al di là dei temi più strettamente legati alla proprietà edilizia».

Dal canto suo Danilo Anelli ha ringraziato il direttore scientifico, la Confedilizia, la Banca di Piacenza e la Fondazione di Piacenza e Vigevano e ricordato che lo scopo del presidente Sforza, ideatore del Festival, era proprio quello di favorire il confronto delle idee. Gli organizzatori hanno dato appuntamento alla nona edizione, che si terrà, sempre a Piacenza e ancora nel già Palazzo Galli di via Mazzini, sabato 25 e domenica 26 gennaio 2025.

La giornata conclusiva del Festival aveva preso le mosse dalla discussione sul tema dell’esternalità e della proprietà privata (sessione V) affrontata da due economisti: Bernardo Ferrero e Riccardo Puglisi (quest’ultimo in collegamento) moderati dal giornalista Carlandrea Triscornia, che ha “diretto il traffico” anche della sessione successiva. Il dott. Ferrero ha approfondito il tema dei costi privati e di quelli sociali («è davvero possibile distinguerli?») sostenendo che «bisogna tutelare la proprietà privata altrimenti i costi salgono», mentre il prof. Puglisi ha sposato una soluzione «dorotea» rispetto alla difesa del diritto di proprietà e all’eccesso di dirigismo.

Nella VI sessione (“L’uomo e l’ambiente: una prospettiva politico-giuridica”) il filosofo del diritto Andrea Favaro ha definito «aberrante» il sistema ESG «che costringere gli imprenditori, attraverso 17 parametri vincolistici, ad autoaccusarsi di inquinare per ottenere un finanziamento dalle banche». Il relatore si è poi professato ottimista: «Stiamo sereni. Sono convinto che l’ambiente prevarrà sempre sull’ideologia».

Il vicepresidente di Confedilizia Vincenzo Nasini ha posto l’accento sugli articoli 42 (proprietà privata) e 47 (risparmio) della Costituzione, entrambi poco tutelati, e stigmatizzato «l’invocazione della funzione sociale della proprietà intesa come limite al diritto stesso della proprietà» e sostenuto come la proprietà immobiliare sgravi lo Stato dall’onere sia di manutenzione, sia da quello di dover provvedere direttamente alla esigenze abitative dei propri cittadini.

 

Il prof. Venanzoni (in collegamento) ha visto nel principio di precauzione del diritto ambientale «un assunto elementare ma pericoloso, perché rappresenta un tentativo di cristallizzazione basata sull’impedimento di una certa condotta in presenza di un rischio ipotetico. Una precauzione esasperata blocca l’attività industriale e l’imprenditore può vedere limitata la sua libertà attraverso lo Stato, che ti condiziona e controlla, dandoti un sussidio riparatore». Il prof. Bassani ha brillantemente affrontato il tema attraverso esempi e aneddoti attinti dalla sua attività di insegnante universitario ed espresso il concetto che «i marxisti sono passati dal rosso al verde quando si sono accorti che il comunismo e la classe operaia non erano più di moda; meglio allora buttarsi sui problemi ambientali avendo sempre un unico scopo: distruggere il capitalismo». Il prof. Bassani ha annunciato la prossima uscita di un suo libro (scritto a sei mani) dove si vuole dimostrare quali danni abbiano provocato i libri di testo scolastici nell’educazione dei giovani «che sono stati indottrinati dal marxismo».

Nel pomeriggio (moderato da Antonino Coppolino) spazio al riscaldamento globale (affrontato da Eugenio Capozzi, storico e dal giornalista Stefano Magni) e alla mitizzazione della natura, di cui hanno parlato Guglielmo Piombini (libraio, editore e saggista), Diana Thermes (storica delle dottrine politiche) e Dario Fertilio (giornalista). Temi sui quali riferiremo in un prossimo articolo.

 

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