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Davide Volpi e Andrea Mirabelli in mostra a Ferrobedò a Milano con “Zwischenzug”

Ci sono anche le opere di un giovane artista piacentino, Davide Volpi, nella mostra Zwischenzug; una bipersonale, insieme ad Andrea Mirabelli, in corso fino a martedì 20 febbraio presso Ferrobedò, spazio culturale polivalente nello storico quartiere di Brera, in via Moscova 40, a Milano.

Uno scorcio della mostra di Volpi e Mirabelli a Ferrobedò, Milano

In mostra, opere che esprimono talento e creatività di due ragazzi legati da esperienze comuni, a partire da quelle di formazione, e da un comune sentire. Una prima prova importante, in uno spazio prestigioso, fucina di eventi culturali legati alla figura di Pier Paolo Pasolini, ma non solo. “Un’esperienza positiva -ci racconta brevemente Davide, commentando la mostra- un modo per farsi conoscere e per generare nuove occasioni di arte e confronto”.

“ZWISCHENZUG” Il termine che dà il titolo alla mostra di Davide Volpi e Andrea Mirabelli è preso dagli scacchi “Indica una strategia in base alla quale, durante il gioco, si compie un sacrificio lasciando all’avversario una posizione di temporaneo vantaggio per acquisirne uno, più consistente, in futuro. In pratica, allargando la visuale, si tratta di una strategia di potere che si esprime attraverso una prima, apparente vulnerabilità” Un termine ambiguo che può andare anche oltre il significato immediato, con molteplici rimandi alla filosofia e all’arte. Lo spazio che accoglie la mostra, è già di per se’ sigillo del valore della stessa. “Pasolini é scelto come faro-come illustra la descrizione sul sito- ma non parleremo solo di lui” e infatti a Ferrobedo’ si svolgono anche presentazioni di libri, incontri, conferenze e altro. La mostra di Volpi e Mirabelli è la seconda di questo tipo proposta nello spazio di via Moscova. Occasione e spunto per sviluppare altri temi, sempre affini.

“In occasione del finissage del 20 febbraio -precisa Davide Volpi- si svolgerà un incontro con Roberto Cuoghi, artista italiano che ha anche esposto il suo lavoro all’interno del Padiglione Italia durante l’edizione 2017 della Biennale di Venezia. Insieme a lui ci saranno altri ex allievi di Alberto Garutti, artista e docente presso l’Accademia di Brera, deceduto l’anno scorso.

L’incontro non riguarderà direttamente la nostra esposizione – anche se durante il suo svolgimento alcuni passaggi potrebbero prendere in considerazione il lavoro che io e Andrea abbiamo eseguito all’interno dello spazio – ma la mostra costituirà in ogni caso lo scenario che ospiterà l’evento.”

GIOVANI ARTISTI, NUOVE IDEE Entrambi allievi dell’Accademia di Brera, presso la quale oggi sono cultori della materia (vedi note bio che pubblichiamo a margine dell’articolo) Davide Volpi e Andrea Mirabelli sono giovani artisti già in grado di esprimere idee e significati originali e nuovi, con strumenti e tecniche convincenti. Non ho visto la mostra, ma ne ho ammirato le opere attraverso immagini e racconti di uno dei due artisti. Mi piace ribadire ancora una volta con questo breve articolo il fatto che esiste, in vari ambiti, un fermento interessante che ci fa ben sperare. Oltre la frettolosa comunicazione dei social, ai quali spesso attribuiamo un valore eccessivo pensando alle giovani generazioni, esiste qualcosa di più, a cui non sempre viene dato il giusto spazio.

Ascoltando Davide Volpi, che ha descritto questa mostra a nome anche di Andrea Mirabelli, ne ho apprezzato la competenza, la serietà, la consapevolezza circa una strada non facile, che li aspetta, ma anche la gratitudine per un’opportunità come quella ottenuta con questo mostra in uno spazio che è fucina e motore di nuove proposte. “Le nostre opere sono in vendita-mi ha spiegato Davide- ma l’aspetto piu importante di questa esposizione è stata la possibilità di farci conoscere, di avere nuovi contatti, di entrare in una rete interessante di conoscenze e apprezzamenti.” Un’opportunità che probabilmente(per scaramanzia non annunciamo nulla di certo) genererà nuovi percorsi simili.

Ferrobedò

ZWISCHENZUG

11 gennaio – 20 febbraio 2024 Spazio Ferrobedò, Via Moscova 40, Milano

Spazio Ferrobedò è lieto di presentare Zwischenzug, una mostra bipersonale di Andrea Mirabelli e Davide Volpi.
Le opere realizzate da Andrea Mirabelli e Davide Volpi sono intessute di molteplici richiami ed elementi comuni: ospitano la presentazione di figure autoritarie, di tutori dell’ordine ridotti a presenze inerti, impotenti e dismesse. Ad essere affrontati qui sono l’esercizio dei ruoli svolti da queste figure, il loro destino, la cui visione implica l’ingresso in uno scenario repressivo/coercitivo che sta subendo un graduale – o talvolta brusco – disfacimento.

La pratica artistica di Davide Volpi prevede l’esecuzione di meticolosi interventi legati al disegno e alla sua installazione spaziale. All’interno della sua produzione ricorrono soprattutto il motivo dell’uniforme, la cui origine non è mai determinabile con piena chiarezza, e le vestigia di un’applicazione diretta delle espressioni visive di potere. Le opere di Volpi si collocano su un crinale tra iconoclastia e iconolatria, dove forme di natura profondamente diversa interagiscono e si sovrappongono senza che una prevalga sull’altra: l’immagine sfiora la soglia oltre la quale rischierebbe di svanire, la soglia il cui superamento comporterebbe cioè la scomparsa definitiva dell’intera immagine.

L’attuale ricerca pittorica di Andrea Mirabelli esamina monumenti colti nel momento della loro distruzione e frantumazione: imponenti effigi che un tempo proclamavano la grandezza e la gloria di dittatori e colonizzatori, ora sono reliquie di un passato che persiste passivamente, e che occorre reinterpretare secondo nuovi codici. In altri dipinti, vengono trattati momenti di passaggio come le esequie di celebri personalità della politica o della cultura; i funzionari che vi assistono assumono a loro volta la natura immota e solenne, ma ormai derelitta, delle statue.

Immagini di detentori di un potere che va mestamente esaurendo il suo vigore, sottratte al destino duraturo ma desolato delle rovine per essere trasformate all’improvviso, dalla durezza distruttiva di un’azione umana irrefrenabile, in macerie da smaltire rapidamente, riprendendo l’opposizione elaborata da Marc Augè. Mirabelli forse compie il tentativo di conferire a quelle macerie la dignità delle rovine. La pittura scava ulteriormente i solchi che percorrono queste immagini, ne estende le dimensioni, inasprisce le loro fattezze già tristemente consumate: non sottoponendole agli effetti di un fittizio processo di avvizzimento storico, ma conferendo ad esse la consistenza di una materia misteriosamente corrosa e tumefatta.

In alcuni punti ristagnante, in altri profondamente irrequieta e irregolare, la dimensione visiva e pittorica delineata dagli artisti all’interno delle loro opere offre supporti guasti alla memoria, per disarmarla delle sue ingannevoli certezze.
I soggetti di questa pittura inattuale sembrerebbero ormai condannati a giacere inerti, e inermi, sul fondo di cupi magazzini manualistici, dove vengono affisse ovunque e con gran premura le targhe dell’erudizione: spinti verso i margini fin troppo affollati, sempre più stretti, di efficienti siti di stoccaggio/accumulo e smaltimento storico, di archiviazione digitale. Ma i fantasmi che li popolano, prima di dissolversi definitivamente, di diventare inoffensive e rassicuranti decalcomanie di un noioso e chiaramente ricapitolabile passato, insorgono per contendersi un ultimo, prezioso e decisivo momento di effettiva visibilità astorica.

Andrea Mirabelli

ANDREA MIRABELLI nasce a Milano nel 1996, dove vive e lavora. Diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel 2017 frequenta l’Universität der Künste di Berlino, studiando con Michael Müller. Nel 2016/17 e 2021/22 riceve l’incarico di assistente all’interno del Laboratorio Avallone.

Nel 2022 viene nominato Cultore della Materia per le Cattedre di Storia dell’arte contemporanea e Linguaggi dell’arte contemporanea, tenute da Elisabetta Longari presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Svolge tutt’ora questa attività. Nel 2022 tiene un seminario intitolato Giovani artisti alle prese con il sistema dell’arte globale presso la Scuola Normale Superiore di Pisa a cura di Flavio Fergonzi.

Il soggetto principale dell’attuale ricerca artistica di Andrea Mirabelli sono monumenti colti nel momento della loro distruzione: effigi che un tempo proclamavano la gloria di dittatori e colonizzatori sono ora reliquie di un passato che persiste ma che va reinterpretato secondo nuovi codici. In altri dipinti, vengono immortalati momenti di passaggio come le esequie di celebri personalità della politica o della cultura; i funzionari che vi assistono assumono a loro volta la natura immota e solenne, ma ormai derelitta, delle statue. Prendendo come spunto di partenza immagini documentarie e cinematografiche (di registi come An-gelopoulos, Parajanov, Kargl) ma rielaborandole e “remixandole”, nascono allegorie che non intendono commentare la cronaca recente della cancel culture ma affrontano corsi e ricorsi della storia.

Lo sguardo contemporaneo gettato su scenari appartenenti a momenti anche piuttosto remoti, solo apparentemente archiviati, produce metafore sulla provvisorietà del potere, sulla massificazione e in ultimo sulla precarietà del tempo storico.

Per riprodurre la sensazione del “disturbo visivo”, come se l’immagine fosse vista tramite supporti obsoleti (VHS, Super 8), la pennellata si sfrangia suddividendosi in “macchie” che nel loro insieme delineano la figura. Il soggetto diventa cosi allo stesso tempo concreto e onirico, tratto dalla memoria ma significativo per lo sguardo odierno.

Davide Volpi

DAVIDE VOLPI nasce a Fiorenzuola d’Arda (Piacenza) nel 1996. Vive e lavora tra Piacenza e Milano. Nel 2022 consegue il Diploma di II Livello in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove attualmente svolge il ruolo di Cultore della Materia per la Cattedra di Pratica e Cultura dello Spettacolo, tenuta da Giacomo Agosti.

Il motivo dell’uniforme costituisce uno dei punti fondamentali attorno al quale ruota la sua produzione.

Sulla superficie di minuziosi disegni a grafite, che sembrano essere interamente avvolti da una leggera patina pulviscolare, si svolge un incontro ambiguo, insospettabile. Esaminandoli, si scorgono le sagome incerte  talvolta a malapena percepibili  di varie figure in divisa. Alcune di esse sono tratte da immagini a cui attribuiamo convenzionalmente l’ambiziosa qualifica di testimonianze dell’esperienza reale: come quelle ad esempio registrate e racchiuse all’interno di un documento fotografico di reportage, di una ripresa documentaristica, di un file digitale rinvenibile in rete che contiene qualche breve segmento di un servizio televisivo, dedicato allo svolgimento di un’operazione di polizia.

Insieme a queste figure, altre immagini di tutori dell’ordine occupano lo spazio del disegno, apparentemente identiche alle prime ma provenienti in verità dalla dimensione che ospita le espressioni volubili, interscambiabili, della pura e esplicita finzione.

In condizioni simili, l’appartenenza di queste figure a una delle due sfere – esperienza reale e finzione  non sembra mai essere pienamente determinabile: la possibilità di riconoscerla è vanificata dall’evidenza di un’anonima condizione comune di uniformità visiva, a cui può essere ugualmente ricondotto ciascuno dei materiali e degli elementi coinvolti.

In diversi casi, i disegni sono custoditi all’interno di spesse cornici fabbricate in legno, sigillate frontalmente da una sottile lastra di vetro. Dalla configurazione materiale che questi robusti involucri assumono, scarna e compatta, traspare un richiamo al rigore formale che innerva le impeccabili sequenze seriali sviluppate dalle esperienze analitiche e minimaliste. Anche le componenti in vetro acquisiscono caratteri desunti dai modelli improntati alla delimitazione di spazi geometricamente esatti: su ogni lastra è infatti meticolosamente inciso un tracciato nitido e omogeneo, composto da identiche unità opache che percorrono ininterrottamente l’intera superficie del piano trasparente.

Ma la meccanica ripetizione modulare di forme geometriche elementari viene alterata, compromessa dall’intervento furtivo di un’incognita latente, che infrange l’imperturbabilità di quell’inerte orizzonte formale consacrato alla pura riduzione linguistica, all’interno del quale lo sguardo rischiava di rimanere volontariamente rinchiuso: la forma del modulo acquista contorni tutt’altro che minimalisti, diventa asimmetrica, eccentrica, anomala, si contrappone alla rigida natura dello schema che ne esige la moltiplicazione.

Fragili bagliori espressivi scaturiscono dalla sottile e allusiva irregolarità di questi pallidi grafemi, ambiguamente legati all’esercizio di quei linguaggi visivi da cui provengono gli attuali loghi pubblicitari, o i reticoli semitrasparenti denominati watermark, che ricoprono la superficie digitale delle immagini reperibili sul web in presenza di un copyright.

Mirella Molinari
Mirella Molinarihttps://www.piacenzadiario.it
Mirella Molinari è una giornalista piacentina. Per 15 anni Direttore del Telegiornale di Teleducato Piacenza, è stata la prima donna a Piacenza alla guida di una redazione televisiva e una delle prime telereporter piacentine in grado di realizzare riprese e montaggi video. E proprio nel panorama della tv piacentina ha portato uno stile del tutto nuovo, più spontaneo e vero. E’ sua l’idea di un format di successo, come “Per la strada”: storie di vita vissuta, interviste girate tra le gente, nei bar all’aperto e nei luoghi simbolo della città. Come Direttore del Tg ha coordinato e condotto, oltre a due edizioni di news quotidiane, dirette elettorali, confronti politici, programmi di approfondimento e attualità come “Diario” e “Piacenza Europa”, di cui ha firmato centinaia di puntate. Responsabile anche del sito di Teleducato Piacenza fino al 2014, dal 2015 gestisce e coordina, insieme alla figlia, Laura Parmeggiani, il blog Piacenza Diario. Anche in questo caso, un primo esempio di approfondimento più vicino ai temi della gente, con lo scopo di raccontare storie vere e di raccogliere opinioni e commenti lontani da stereotipi omologati. Laureata in lettere e diplomata in pianoforte , Mirella Molinari è anche insegnante di musica e, sempre per la tv, ha curato programmi di divulgazione culturale/musicale. Tra i più apprezzati: “Scena e retroscena”, dedicato alla stagione lirica piacentina, con interviste, anticipazioni ed esclusivi “dietro le quinte” , ma anche le dirette delle prime del Municipale di Piacenza. Tra le tante, memorabile la 400esima recita di Rigoletto per Leo Nucci, condotta in diretta e in esclusiva da Mirella Molinari, nel 2008, per Teleducato. Ha curato documentari storici tra cui quello dedicato alla congiura farnesiana, in collaborazione con la Banca di Piacenza, “Margherita d’Austria, Duchessa dimenticata” e, ancora per la Banca di Piacenza, due documentari dedicati a restauri in San Sisto e presso la Collegiata di Cortemaggiore. Convinta della necessità di dare spazio ai giovani, ha ospitato in redazione decine di ragazzi, per una prima esperienza giornalistica. Ha coordinato e firmato il primo Tg realizzato da studenti, con il progetto triennale di videogiornalismo scolastico, in collaborazione con il Liceo Artistico Cassinari di Piacenza.
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