HomeAttualitàCONTROFESTIVAL PER UN SANREMO A ROVESCIO

CONTROFESTIVAL PER UN SANREMO A ROVESCIO

Come per tutte le cose perdute resta un ricordo struggente di quei Festival di Sanremo trasmessi in bianco e nero da una TV veramente ancora pubblica , non schiava della pubblicità, una TV che era un po’ bacchettona, ma più seria, nonostante comici bravissimi, una TV più colta, più elegante. Vera protagonista era la canzone italiana o meglio all’italiana. Erano infatti canzoni melodiche, orecchiabili i cui testi venivano poi diffusi su grandi fogli colorati venduti per poche lire da qualche ambulante ai giardini Margherita o in edicola. Le imparavamo subito e le cantavamo. Le fischiettavano garzoni in bicicletta, i postini, i tassisti in attesa. Gli ubriachi la notte le cantavano, stonando , a squarciagola. Il loro passaggio sotto le finestre dava un brivido di paura, ma, mentre si allontanavano, la scia sempre più flebile delle ultime note calmava il cuore. Per giorni le donne discutevano delle pettinature e degli abiti eleganti indossati dalle cantanti e dalle vallette (le conduttrici non c’erano ancora). Il Festival della canzone e dei fiori era bello da vedere, piacevole da ascoltare, educato, rassicurante.
Peri più giovani certe canzoni erano troppo lente, ma restavano in mente. Tutta l’Italia le cantava quindi era davvero il Festival della nostra canzone. Ora per strada nessuno canta più . Un anno irruppe Domenico Modugno col suo “volare” . Non era il titolo esatto ma lo fu per il mondo intero. Tony Dallara introdusse la categoria degli “urlatori” poi ci fu il molleggiato Celentano e via via il Festival si modernizzo’ gradualmente, proponendo qualche “stranezza”, ma con garbo. Da molti anni non lo seguo più perché, nonostante qualche rara canzone si salvi, è diventato brutto e volgare, passerella per i soliti noti, irrispettoso di molti telespettatori. Non dimentichiamo che era, e ancora dovrebbe essere, uno spettacolo per famiglie.
Invece abbiamo visto un presentatore e un ospite toccarsi i genitali e tutti a ridere, ma che c’era da ridere? E cosa c’entrava con le canzoni? Non si tratta di moralismo, ma di logica, di opportunità. Se un conduttore e i suoi autori per divertire il pubblico non sanno escogitare di meglio devono cambiare mestiere.
Perché permettere a Fiorello di fare la caricatura di chi ha avuto effetti collaterali dopo la vaccinazione? Come si saranno sentiti i veri danneggiati e chi ha perso dei figli per questo? Non lo avevo visto a Sanremo, ho visto lo spezzone in questi giorni . Nessun rispetto per il dolore altrui. Molto rispetto invece per Zelensky, ma stona la sua presenza in un contesto festaiolo, non si rispetta il dolore di chi sul campo di battaglia uccide o viene ucciso mentre lì si canta. Il presidente ucraino verrà di persona o con un comunicato probabilmente a chiedere armi, ancora armi fino all’ultimo ucraino. Non si tiene conto che, passato il momento delle sue parole, lo spettacolo riprenderà come se nulla fosse alla faccia di chi muore. A Sanremo non si parlerà solo di questo ma anche di altri temi delicati che verranno sicuramente affrontati dal punto di vista imperante mentre andrebbero affrontati ben più seriamente e in ben altri contesti. Per fortuna c’è chi non si omologa e anzi sceglie temi e modi completamente alternativi. È il CONTROFESTIVAL 100 GIORNI DA LEONE che si terrà al Teatro Auditorium Comisso di Treviso sabato 11 alle 21. Ottimi cantanti si esibiranno nei generi più disparati, ospiti di valore interverranno su temi d’attualità con assoluta libertà di parola ben lontana dal pensiero comune in cui siamo immersi. Le canzoni non saranno in competizione ma in collaborazione fra loro. Il tutto unito da un fil rouge che è uno sguardo altro sui temi caldi del momento. Serietà e divertimento, ironia, profondità, originalità sono garantiti e le battute per quanto caustiche terranno conto della presenza dei bambini. È questo già un modo altro e responsabile di fare uno spettacolo che verrà trasmesso da byoblu sul canale 262 del digitale terrestre domenica 12 febbraio alle 20,30.
Questo perché Sanremo perde una grande, visibilissima occasione per ribadire il supremo valore della cultura che non esclude nessuno, ma evidenzia la bellezza che c’è in tutti e su questa punta. Si potevano perciò invitare un coro ucraino e uno russo, farli cantare e poi farli esibire insieme . Avremmo vissuto una tale meraviglia da far sembrare ancor più assurda la guerra. Se di guerra si vuole proprio parlare allora si parli di tutte le guerre non con comparsate spot. Qualunque tema può essere trattato nelle canzoni cosiddette “impegnate” della mia generazione quando, allora come oggi , auspicavamo l’immaginazione al potere per avere nuovi valori e rifiutare ogni soluzione violenta. Speravamo in un nuovo mondo solidale e fraterno, nella supremazia dell’arte e della cultura sul denaro.
Purtroppo chi potrebbe cambiare le cose ha il potere, ma non l’immaginazione. Per questo mentre la mia generazione cantava ” mettete dei fiori nei vostri cannoni ” oggi, nel terzo millennio, si mettono cannoni tra i fiori.

Bruna Milani

ARTICOLI CONSIGLIATI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Articoli Recenti

Ultimi Commenti