È stata eseguita la sentenza di morte per i begli alberi di Piazza Cittadella: giganti vegetali belli e sani, vivi, che ripulivano l’aria, scandivano le stagioni cangiando i loro colori, spargevano profumi in primavere, offrivano ombra, frescura, ossigeno e formavano un piacevole luogo di ritrovo soprattutto per anziani e bambini e uno scorcio di bellezza per chi, dalle case intorno, vi si affacciava. Aiutavano insomma a farci star bene di un benessere psicofisico non quantificabile, ma solo perché di valore troppo grande. Quegli alberi da molti decenni erano amici di tutti soprattutto di uccellinI e bambini.
Non solo a noi è stato tolto un valore ma a tutto il mondo e non è un’esagerazione, perché la Terra è in una tale disperata situazione che ha bisogno di ogni albero. Per questo non deve bastarci l’ipocrisia della compensazione consolatoria di piantare qualche alberello più in là (che impiegherebbe decenni a crescere). Alberi vanno piantati ovunque anche sulle rotatorie come all’estero, ma mancherebbero pur sempre gli alberi di Cittadella.
Non è solo problema di alberi.
La triste, squallida vicenda, induce a riflettere ben oltre il tema ambientale:
l’assurdità del progetto di parcheggio interrato, progetto superato e pericoloso (pensiamo all’alluvione di Valencia e all’insicurezza per la criminalità diffusa).
L’arroganza del potere amministrativo che se ne infischia di 34.000 cittadini firmatari (ma i contrari sono molti di più).

L’inganno della promessa di mostrare documenti mai mostrati.
Il tradimento di mettersi in tribunale contro i cittadini.
L’inquietante fretta dell’abbattimento.
L’esaustiva, chiarissima intervista rilasciata dal presidente di Archistorica ha già detto tutto ma è utile riascoltarla.
Il linguaggio burocratico.
Da qui dovrebbero iniziare la riforma e la semplificazione della burocrazia. La sentenza di morte per gli alberi di Piazza Cittadella ne dimostra l’urgenza. Ovvio che occorra citare articoli, numeri di leggi ecc., ma il linguaggio in cui sono redatti gli atti pubblici è intollerabile : prolisso, aulico,contorto, fatto di mille frasi derivate come scatole cinesi nelle quali è facile perdere il filo del discorso. Se quegli atti fossero un tema in classe il voto sarebbe “inclassificabile” cioè meno di zero. Non fa quindi eccezione il testo della sentenza con la quale si consente l’uccisione degli alberi, sentenza assurda nella sua illogicità: non è quantificato il danno alla salubrità quindi via libera all’abbattimento.
Quantificabile invece potrebbe essere il danno ricevuto dagli abitanti della piazza per il deprezzamento delle loro proprietà dal momento che non affacciano più sul verde, verde che oggi è ritenuto un lusso.
Immagino che nessuno dei decisori abbia mai letto o si ricordi della poesia “La quercia caduta” di Pascoli, figuriamoci ! Poesia? Inutile romanticume! Scherziamo? Qui ci sono i politici del fare! Eppure in quella poesia c’è tutto il valore di un albero e c’è lo strazio della capinera che non troverà più il suo nido. Quanti uccelli non troveranno più il loro nido in piazza Cittadella?
Hanno dunque perso i cittadini ? NO !
Ha perso l’amministrazione comunale perché la feroce esecuzione degli alberi e l’ostinazione a costruire il parcheggio, sanciscono il suo fallimento politico sotto molti aspetti:
1) la mancanza di ascolto e di rispetto verso i cittadini e l’ambiente,
2) l’arroganza del comportamento,
3) le deludenti donne sindaco dalle quali ci si aspettava più sensibilità, più attenzione, meno arroganza, un progetto condiviso di città più umana e più bella.
Se la Tarasconi distrugge Piazza Cittadella, la Barbieri ha distrutto l’ex Mercato Ortofrutticolo dove poteva sorgere una cittadella della cultura e dello spettacolo. Una bella originale carta da giocarsi a livello di immagine, di turismo e da usare per proporsi come capitale della cultura.
È pienamente comprensibile quindi lo slogan contro Centrodestra e Centrosinistra e la sfiducia verso chi, pur fuori da questi schieramenti, non ha avuto la capacità e il coraggio di prendere una posizione chiara.
“Avete tagliato i nostri alberi e noi taglieremo le vostre poltrone” è un altro sentitissimo slogan .
Probabilmente sarà così perché non si tratta solo di alberi e tutti lo sanno.

I cittadini hanno vinto nell’esperienza di lotta comune fatta oltre le diversità di idee e appartenenze, nella quale ognuno ha contribuito secondo le proprie sensibilità, possibilità e modalità. Una piccola/grande esperienza di come dovrebbe funzionare la città. I difensori di Piazza Cittadella sono stati determinati e forti , col coraggio di non vergognarsi dei loro sentimenti. Persone di ogni età hanno pianto mentre gli alberi morivano. Ho pianto anch’io vedendone l’abbattimento nel video con la commovente colonna sonora eseguita in diretta al violino da una abitante della piazza.
Le istituzioni hanno perso, perdendo il contatto coi cittadini dei quali non hanno saputo cogliere e valorizzare l’impegno e le proposte.
Altro che incontrare piacentini al bar !
È in queste grandi esperienze collettive che bisogna incontrarsi, confrontarsi e collaborare.
Lo stravolgimento di Piazza Cittadella resterà una bruttissima vicenda nella storia di Piacenza : un’ esperienza da non dimenticare.
Bruna Milani




Cara Bruna non si può che condividere.
Ciò che mi fa essere un estimatore della signora Bruna Milani ,insigne poetessa,nonché giornalista è,l ‘assoluta capacità di cogliere ciò che è l’essenza di una questione.Considerare tutte le varianti in gioco e,trarre le conseguenti valutazioni in merito a quello che è il concetto di bene comune.Il quale ,dovrebbe essere la stella polare di agire politico/ amministrativo di qualsiasi amministrazione pubblica.Chioso aggiungendo che ,Bruna Milani sarebbe una perfetta sindaca di Piacenza .
Il potere amministrativo arrogante però ha anche fatto piantare un centinaio di alberi in zona Peep ma di quelli stranamente nessuno dice nulla
Tutto non fa una grinza. Specie l’osservazione della pericolosità, di fare un parcheggio interrato, nell’area più bassa della città, visto ciò che sta procurando il cambiamento climatico.
Bruna, alla tua disamina profonda, veritiera e onesta si può aggiungere solo una tristissima chiusa.
” Scripta manent”.
Si, nella storia di Piacenza rimarrà una pagina buia incisa nelle viscere del cuore storico e culturale della città a documento di :
– un’ offesa bruciante ai piacentini ritenuti dall’ amministrazione non degni di un briciolo di ascolto (circa 35000 firme a tutela di quel cuore, a fronte delle circa 16000 preferenze ottenute in votazione da chi ora amministra !!!)
– uno sfregio alla cultura di studiosi e di prestigiose associazioni ( Italia Nostra, Archistorica…)
– una ferita ancor più scavata nella salute dei cittadini
– un deplorevole esempio diseducativo rivolto ai bambini e ragazzi delle tante scuole intorno ( arroganza socio- politica, sfregio alla storia, all’ ambiente e addirittura alla Costituzione!!!)