Sono passati 25 anni dal rogo doloso che distrusse il teatro “La Fenice” di Venezia. Un incendio pericoloso per la città intera se si fosse propagato lateralmente, ma i pompieri ebbero l’idea di intervenire con l’elicottero sopra il tetto crollato e il fuoco fu spento. L’allora sindaco Massimo Cacciari decise che La Fenice dovesse essere ricostruita dov’era e com’era, letteralmente, ed è per questo che ciò che poteva essere solo un ricordo ora è concretezza. Sembrava un’impresa impossibile ricreare tale e quale fin nell’ornato, coi suoi più piccoli dettagli, qualcosa di cui, tranne qualche foto, non si aveva più alcuna traccia perché tutto era andato distrutto e non c’era più nulla da restaurare o copiare. Ma proprio perché la Fenice è degna del suo nome ha potuto risorgere dal nulla. L’impresa ardua, difficilissima sia sul versante artistico che dell’immaginazione, è stata raccolta con un entusiasmo che ha rasentano l’incoscienza. Eppure oggi si festeggia la sua riuscita grazie all’impegno di chi per amore di Venezia e dell’arte ha voluto esserci e passare alla Storia. Più di tutti Guerrino Lovato cui è toccato un lavoro enorme di ben 300 mq sia in estensione che dall’alto in basso e per questo definito “l’uomo della terza Fenice” .

Suoi tutti i decori: le Naiadi e i putti in gesso mentre tutti gli altri suoi fregi sono in cartapesta o legno, quindi più infiammabili, ma necessari per motivi di acustica. Il bel volume appena uscito che commemora la rinascita del teatro dedica giustamente un intero capitolo a questo grande artista maestro mascheraio di fama mondiale (alcune sue maschere appaiono in un film di Kubrick) ma anche scultore di talento (suo un gigantesco angelo per il Vaticano, suoi i calchi per il Cremlino, sue le decorazioni per un lussuoso casinò di Las Vegas, suoi dei giganteschi presepi per il comune di Parigi). Guerrino Lovato non è solo colui che ha vinto il concorso per la Fenice, è anche studioso di immagini e scopritore di opere d’arte antica. Per dire tutto di lui ci vorrebbero diversi libri.

Qui riportiamo una simpatica curiosità: dovendo immaginare e rappresentare i gesti delle braccia delle Naiadi per la Fenice ha chiesto al figlio della grande ballerina Carla Fracci alcune foto della madre e a quei gesti pieni di elegante grazia si è ispirato. Il 29 gennaio scorso durante i festeggiamenti la banda dei pompieri, che 25 anni fa hanno spento le fiamme del teatro, ha suonato nel teatro stesso. Evento davvero commovente: dove c’erano stati dolore, paura e macerie ora c’erano entusiasmo, soddisfazione, allegria e bellezza. Verso tutti coloro che hanno contribuito a questa resurrezione artistica e culturale va la riconoscenza di tutto il mondo, non solo quella dei veneziani. E un sorriso particolare va a Guerrino Lovato, ai pompieri musicisti e alle Naiadi/Fracci che pur immobili hanno una tale grazia che sembrano danzare di gioia.
Bruna Milani




Complimenti Bruna, grazie per le sensazioni che risvegli in un vecchio melomane come me.
Pietro