Dal 2 aprile con il progetto inedito Oltre le nuvole. Beyond the Clouds, XNL Piacenza. Centro d’arte contemporanea, teatro e musica della Fondazione di Piacenza e Vigevano attiva un racconto polifonico che attraversa e connette tutti i suoi spazi, mettendo in relazione linguaggi diversi della contemporaneità attorno al tema del cielo e delle sue trasformazioni.
Fino al 5 luglio 2026, una mostra d’arte, una rassegna teatrale, un percorso sonoro e uno drammaturgico si intrecciano per restituire al pubblico un immaginario comune declinato da prospettive differenti, valorizzando la vocazione sperimentale di XNL e la sua identità di ricerca e contaminazione tra le arti. Ispirandosi alla Trilogia della pianura di Kent Haruf – romanziere statunitense scomparso nel 2014 –, opera letteraria in cui il paesaggio non è un luogo ma un’idea, un sentimento che si fa spazio, Oltre le nuvole si configura come un viaggio tra arte contemporanea, narrazioni filmiche, ambienti sonori e voci poetiche. Un percorso che evoca la pianura raccontata dalla letteratura e dal cinema, un mondo in cui i sensi abitano lo stesso paesaggio, tra silenzi e suoni, isolamento e condivisione, luci e nebbia.
Curata da Chiara Gatti, Paola Pedrazzini e Gianmarco Romiti, con la partecipazione del collettivo Storyville, la mostra esplora il tema delle nuvole nella loro dimensione visiva e simbolica, attraversando arte, letteratura, cinema e poesia. Il percorso è affidato allo sguardo di venti artisti contemporanei – Olivo Barbieri, Leandro Erlich, Laura Grisi, Jeppe Hein, Dominic Kiessling, Laetitia Ky, Piero Manzoni, Mirco Marchelli, David Medalla, Filippo Minelli, Marie-Luce Nadal, Mauro Pace, Gabriele Picco, Marco Ricci, Martin Romeo, Denis Santachiara, Mario Schifano, Fausta Squatriti, Alfred Stieglitz, Storyville – posti in dialogo ideale con figure chiave dell’antico e del moderno, assunte come riferimenti iconografici di una tradizione visiva senza tempo. Emerge così un percorso che, partendo idealmente da un paesaggio perturbato del Settecento di Marco Ricci – alle origini della pittura di veduta – attraversa il Novecento tra immagini, voci e suoni di artisti che si sono fatti interpreti di questo orizzonte soffice.
C’è chi ha catturato in teca il respiro bianco dei nembi, chi ha indagato eventi climatici – nebbia, tuoni, pioggia – servendosi delle nuove tecnologie, chi oggi ne riproduce il vapore denso, avvolgendo il pubblico in una bruma ovattata. In un unico spazio sensoriale si fluttua tra dipinti, fotografie, installazioni site-specific, nuvole di cera, gesso o sapone. Dai cieli sopra New York immortalati da Alfred Stieglitz nel 1929 si passa alle fibre di vetro che Piero Manzoni chiamava le sue “nuvole” e a Cielo anemico di Mario Schifano. Le sculture al neon di Laura Grisi, Sunset Light, dialogano con i cirri mutanti del designer Denis Santachiara, mentre David Medalla riflette sulla mutevolezza fuggevole delle cose nel suo Canyon di schiuma e Leandro Erlich cattura in teche museali nuvole illusorie. Metafore di stati d’animo, strumenti di denuncia di drammi ecologici, visioni utopiche di un mondo migliore, le nuvole accompagnano il pubblico in un viaggio poetico e visionario che coinvolge tutti i sensi. La mostra intreccia dipinti, sculture, installazioni site-specific e sequenze di film entrate nell’immaginario collettivo, tratte da capolavori di Federico Fellini, Ermanno Olmi, Akira Kurosawa, Pier Paolo Pasolini e Theo Angelopoulos, costruendo – tra le ampie sale e gli scaloni liberty di XNL – un unico paesaggio sensoriale che coinvolge anche XNL Teatro e XNL Musica nella progettazione di un’esperienza immersiva e visionaria.
Con un allestimento curato da Massimo Ferrari, Claudia Tinazzi e Annalucia D’Erchia del Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, l’esposizione si sviluppa su due livelli.
Al piano terra, un ambiente fluido e immersivo accoglie installazioni site-specific, integrate da un’esperienza sonora, ideata da XNL Musica e dal Dipartimento di Nuovi Linguaggi del Conservatorio di Piacenza. Un sistema audio multicanale traccia un movimento ascensionale e discendente – dal silenzio alla pienezza e ritorno al vuoto – evocando forze naturali, vibrazioni siderali e dimensioni invisibili. Il dispositivo percettivo invita così il pubblico a superare i confini fisici dello spazio espositivo, costruendo un ponte esperienziale verso ciò che si estende oltre il pensiero, oltre le nuvole.
Curato da Gianmarco Romiti, il percorso sonoro presenta un’installazione audio sperimentale del compositore S. Ali Hosseini, concepita per trasformare lo spazio espositivo in un ambiente sonoro immersivo e tridimensionale. Attraverso tecnologie acustiche spaziali e dispositivi interattivi, le composizioni si articolano nello spazio permettendo di percepire il suono come presenza fisica e narrativa. L’opera si configura come un corpo sonoro dinamico, in cui l’ascoltatore diventa parte integrante di un paesaggio uditivo in continua trasformazione, evocando la leggerezza e la mutevolezza delle nuvole, il loro stato sospeso tra visibile e invisibile.
Concepita come un dispositivo sonoro a progressione spaziale, l’installazione lungo il salone e nell’ingresso prevede un primo livello di diffusione tramite altoparlanti che generano un paesaggio sonoro a bassa intensità e ampia dispersione, pensato per non imporsi come elemento dominante. Attraverso variazioni controllate, il suono introduce una graduale polarizzazione percettiva che orienta il pubblico verso il fulcro dell’opera: da 16.2 diffusori disposti all’interno di un’area quadrata. In un ambiente essenziale con una composizione luminosa che traduce visivamente la struttura sonora, progettato per ridurre le interferenze visive e favorire un ascolto prolungato. Il passaggio da una diffusione ambientale a un campo immersivo focalizzato garantisce coerenza spaziale, gradualità narrativa e una gestione precisa della dinamica sonora. Al primo piano il percorso si sviluppa tra pittura, scultura e videoinstallazioni con footage d’archivio a cura di Storyville, che rielaborano materiali cinematografici e iconografici per indagare il cielo e le nuvole come spazi simbolici di osservazione, trasformazione e immaginazione. Sempre al primo piano, XNL Teatro cura gli innesti drammaturgici che il pubblico ha l’opportunità di ascoltare nel percorso della mostra. Giuseppe Benvegna, Federica Carra, Fabrizio Costella, Anna Manella, giovani attrici e attori che hanno frequentato in edizioni diverse i percorsi di Bottega XNL-Fare Teatro, danno voce alla parola teatrale che, da Aristofane a Shakespeare, ha incontrato le nuvole: una serie di innesti drammaturgici integrati al percorso espositivo a evocare immagini, metafore, simboli.
Inoltre, propone Delle nuvole o dell’identità, un trittico di appuntamenti a cura di Paola Pedrazzini, in cui i linguaggi del teatro contemporaneo offrono nuove prospettive sui temi dell’identità, della memoria, del sogno e dell’illusione.
A partire da queste riflessioni sulle “nuvole” come metafora esistenziale dell’identità umana, prende forma un trittico di spettacoli affidati a tre grandi artisti della scena teatrale contemporanea, tre storie diverse in cui il tema dell’identità prende corpo attraverso linguaggi e declinazioni differenti.
Tre sguardi che dialogano idealmente tra loro. Il programma si è aperto il 21 marzo con Autoritratto di e con Davide Enia, vincitore di due Premi Ubu 2025 come miglior attore o performer e per il miglior nuovo testo italiano. A partire dalla Palermo degli anni Ottanta e dalle stragi del 1992, Enia intreccia “cunto”, parola, corpo e dialetto per dare vita a un autoritratto intimo e collettivo: una tragedia civile che interroga il rapporto tra individuo e comunità, tra memoria privata e storia pubblica. L’identità emerge qui come processo di autoanalisi doloroso e necessario, specchio delle contraddizioni familiari e sociali che attraversano un’intera città.
Il secondo appuntamento è in calendario il 16 aprile con Nel blu. Avere tra le braccia tanta felicità, spettacolo di e con Mario Perrotta dedicato alla figura e alle musiche di Domenico Modugno, anch’esso insignito del Premio Ubu 2025 per il miglior progetto sonoro. Attraverso le canzoni che hanno segnato l’immaginario collettivo del Paese, lo spettacolo compone il ritratto di un artista e, insieme, di un’Italia sospesa tra ricostruzione e desiderio di felicità. L’identità qui si declina come slancio vitale e costruzione culturale condivisa: il sogno di “volare” diventa gesto simbolico di emancipazione individuale e collettiva.
Chiude il trittico il 6 maggio, Re Lear è morto a Mosca, uno spettacolo collettivo con la regia dell’artista argentino César Brie, che rievoca la storia del Goset, il teatro ebraico di Mosca, tra i più importanti del Novecento. Attraverso le figure di Michoels e Zuskin, perseguitati dal regime staliniano, lo spettacolo riflette sull’identità dell’artista e sul rapporto tra arte e potere, libertà creativa e repressione. Il riferimento al Re Lear shakespeariano diventa metafora della fragilità e della resistenza dell’atto teatrale: un volo poetico che può costare la vita, ma che continua a interrogare il presente. I tre spettacoli delineano percorsi differenti – intimo, collettivo, artistico – che si intrecciano con il progetto espositivo, ampliandone le prospettive. Nel dialogo tra arti visive e teatro, il primo piano di XNL diventa così uno spazio di attraversamento critico e poetico, dove sogno e memoria, illusione e trasformazione si offrono come strumenti per interrogare il presente e immaginare nuove possibilità dell’essere.



