La Giornata della Memoria fu istituita nel 2005 nel mondo, in Italia nel 2000.
Per non dimenticare, o forse perché ricordare, prima, era troppo doloroso.
Ieri alla cerimonia di commemorazione per le vittime della Shoah, parlando con i figli dei deportati nei campi di concentramento, ho avuto questa impressione: ricordare la terribile esperienza vissuta, per molto tempo non è stato possibile.

Sergio Montali, che oggi al Giardino della Memoria ha ritirato la medaglia consegnata dal Prefetto e dal Vice Sindaco in onore di suo papà Giulio, ha parlato di «momenti orribili che hanno segnato la vita di mio padre. In casa se ne parlava poco, si cercava di dimenticare e di andare avanti nella vita, occupandosi della famiglia e del lavoro».
Così Roberto Remili, ricordando il padre Benigno, premiato con una medaglia dal Prefetto e dal Sindaco di Podenzano assieme al gruppo Alpini di Podenzano, «un riconoscimento importante per mio padre. Di quel periodo della sua vita so molto poco. Non mi ha mai raccontato molto: l’unica cosa che so, perché lo diceva spesso, era la gran fame e le miserie che hanno patito lui e gli altri deportati”.

La fame è anche uno dei ricordi più vividi di Luigi Bottazzi, l’unico sopravvissuto ai lager presente oggi di persona a ritirare la terza medaglia d’onore consegnata da Prefetto e Sindaco di Castel San Giovanni.

Ha passato 20 mesi prigioniero dei tedeschi a Stablack e 4 mesi in un campo liberato dagli inglesi che «ci hanno riempito di ogni ben di dio. Abbiamo persino sfamato un centinaio di soldati della Repubblica Sociale. Gli ufficiali inglesi ci chiesero come mai, anche se noi morivamo di fame, avessimo deciso di condividere il cibo con quelli che avevano collaborato coi tedeschi.
Abbiamo risposto, Sono italiani. Se dovranno rispondere di qualche reato lo faranno con la giustizia, ma per noi sono italiani, come lo siamo noi».



