HomeAttualitàDonne vittime di violenza, Soresi " Servono strumenti concreti, oltre le polemiche"

Donne vittime di violenza, Soresi ” Servono strumenti concreti, oltre le polemiche”

Corsi di autodifesa, ma non solo. L’avv. Sara Soresi, capogruppo di Fratelli d’Italia, torna sui contenuti della sua mozione respinta lunedì scorso in Consiglio Comunale e ribadisce l’importanza di strumenti che, se anche sono già in atto, possono comunque essere implementati. E replica anche in merito a quanto riferito in merito ai toni del suo intervento:

“Lunedì scorso, in Consiglio Comunale, la mia mozione, volta a prevedere strumenti concreti per le donne vittime di violenza, è stata respinta dalla maggioranza. Il giorno successivo il centrosinistra ha diffuso un comunicato in cui, tra le altre cose, si parla dei “toni” con cui la mozione è stata presentata.

Mi sorprende molto questa affermazione. Chiunque possa ascoltare lo streaming del Consiglio, disponibile online, noterà che la mia presentazione è stata pacata, perché non volevo che un tema così delicato potesse essere oggetto di qualsivoglia polemica politica. Spiace che, invece, il centrosinistra abbia alimentato la polemica non solo in Consiglio Comunale, ma – a quanto pare – anche successivamente, su un tema che invece meriterebbe un messaggio unitario e condiviso.

Dire che i miei toni avrebbero rappresentano un ostacolo per l’approvazione, è quindi una falsità che tutti possono appurare. La verità è invece che la mozione non è stata accolta semplicemente perché la presentavo io: prova ne è il fatto che, in altre occasioni, sono state accolte mozioni, presentate da altri componenti della minoranza, nonostante l’impegno del Comune fosse già in atto, così come spesso sono accolte mozioni senza che, successivamente, siano messe in pratica.

Per quanto riguarda il contenuto dell’atto, è bene ricordare che la proposta inerente ai corsi di difesa personale rappresenta solo una parte della stessa: chiedevo infatti anche fondi per supporto economico, giuridico e psicologico alle vittime e maggiore collaborazione con il Centro Antiviolenza di Piacenza.

Il rifiuto è stato dapprima motivato sostenendo che questi strumenti sarebbero già attuati. Nella pratica, tuttavia, non è così. O meglio, lo sono solo in parte. E non lo dico solo io: nella mia attività professionale seguo molte donne vittime di stalking e violenza, e tutte confermano le stesse difficoltà economiche e organizzative. Evidentemente non si sta facendo abbastanza.

Un secondo argomento, usato da alcune esponenti del centrosinistra, è stato che i corsi di autodifesa sarebbero inutili (salvo poi appartenere alla stessa Amministrazione che, invece, li propone, seppur – a mio avviso – con troppa sporadicità) in quanto sarebbe invece necessario agire sugli autori della violenza. Questo è fondamentale, e nessuno lo mette in discussione. Tuttavia, rifiutare una mozione solo perché prevede strumenti concreti di autodifesa per le donne, senza escludere parallelamente interventi sugli uomini, mi sembra del tutto ingiustificato e controproducente.

Una consigliera si è spinta oltre, sostenendo addirittura che i corsi di autodifesa non servirebbero poiché le donne rimangono comunque più deboli fisicamente. Questa affermazione mi lascia veramente amareggiata, non solo perché è davvero di cattivo busto, ma anche perché ignora totalmente l’efficacia dei percorsi di prevenzione e formazione.

Personalmente ritengo invece che questi corsi siano molto utili.

Evidentemente non sono la sola, considerando che in altri Comuni, anche della provincia, sono organizzati con cadenza mensile. A tal proposito, alcuni istruttori che tengono tali lezioni nei Comuni limitrofi, mi hanno contattata offrendosi di realizzarle gratuitamente, proprio perché li ritengono importanti per la tutela e la sicurezza delle donne.

Sgomberato, dunque, anche il problema relativo ai costi (ammesso che potesse essere quello), visto che i corsi sarebbero gratuiti. Va altresì detto che i Comuni della provincia che attuano queste attività investono circa 600 euro per un anno di lezioni a cadenza mensile. Un Comune come il nostro – che è stato capace di spendere 19.000 euro per noleggiare ombrelli colorati per tre mesi – penso non abbia problemi ad affrontare una spesa così ridotta.

Auspico quindi che il Comune prenda in considerazione la gentile offerta di questi istruttori: sarò ben lieta di fornire loro i relativi nominativi. Se non lo farà, mi rendo disponibile sin da ora ad aiutare questi istruttori per organizzarli privatamente.

 

Continuerò a lavorare affinché le donne vittime di violenza abbiano strumenti concreti di protezione e sostegno ed affinché un tema così urgente e trasversale non sia trattato con superficialità, come purtroppo è avvenuto lunedì in consiglio comunale, né giudicato in base a chi presenta la proposta. E mi auguro che in futuro, chi ama fare passerelle sui temi delle donne durante gli eventi e le campagne pubbliche, sia altrettanto disposto a sostenere azioni concrete che li riguardano.”

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