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“CHIARE FRESCHE ET DOLCI ACQUE” A PIACENZA SON SPARITE

“Chiare fresche et dolci acque…”
Questi famosi, delicati, bei versi sono nel CXXVI canto del celeberrimo Canzoniere del trecentesco poeta Francesco Petrarca. Versi semplici, perfetti, che danno subito un’idea di bellezza e piacevolezza.
A distanza di molti secoli siamo costretti a ricordarli col rimpianto delle cose amate che non ci sono più. Il cosiddetto progresso non solo non ha ancora portato l’acqua dove manca, ma quando essa c’è la spreca, l’avvelena o addirittura la toglie alle fontane come è  avvenuto a Piacenza. Purtroppo non c’è  da stupirsi.

Altrove, come a Medellin in Colombia o a Sesto San Giovanni (MI) si piantano alberi perché sono belli, danno ossigeno e abbassano di alcuni gradi la temperatura. A Piacenza invece si abbattono alberi (vedi in Piazza Cittadella) o li si lascia impunemente eliminare (come quelli sul confine del Centro nautico Vittorino da Feltre). E non basta: chiuse tutte le fontane presenti in città proprio d’estate, adesso che, anche solo a vederli, i loro zampilli avrebbero dato un po’ di freschezza in questa calura.

C’e di peggio: non solo le fontane non danno acqua e magari fossero solo asciutte! No, sono  lasciate sporche, trasformate in acquitrini attira zanzare e malattie.
Si pone dunque un grave problema di igiene di cui nessuno si cura, neppure chi ricopre la carica di sindaco ed è il maggior responsabile della salute dei cittadini. Del resto neppure alla Farnesiana, negli spazi sporchi e incolti vicini alla casetta verde  dell’acquedotto, neppure lì si pensa di fare il giardinetto e sistemare sentiero e marciapiede come previsto da anni.
Giovedì 24 luglio alle ore 18 in Piazzale Libertà, una performance ironica a cura del Laboratorio Popolare della Cultura e dell’Arte proporrà il tema dell’acqua alle fontane.  L’idea di portare spruzzini, pistole ad acqua e simili può  sembrare inutilmente infantile, ma serve a riflettere sul valore dell’acqua, sulla salute, sull’arredo urbano, sul modo di avere a cuore la città da parte di chi l’amministra.Ci sono stati tempi migliori quando la mia amata fontana ai Giardini Margherita era ben curata pulita, zampillante e coi pesci rossi. Lì  ho giocato bambina e anni dopo lì ha giocato mio figlio, ma oggi non ci andrei con mia nipotina perché  potrebbe prendersi la salmonella.
Che dire dello squallore della fontana  adavanti alla stazione ? Per  chi arriva è  la prima immagine di Piacenza, un biglietto da visita che ci fa vergognare. E speriamo pure  nel turismo…
Assolutamente imparagonabile la nostra “piccola” mancanza d’acqua con l’acqua che manca a Gaza,  ma il pensiero corre lì ogni volta che abbiamo sete e, al contrario di chi muore di sete, noi possiamo bere.
Riusciamo a immaginare cosa si prova con questo caldo a non poter bere e MORIRE DI SETE? Eppure non sembri egoismo desiderare, chiedere, che le nostre fontane piacentine tornino vive a zampillare chiacchierine. È  per ribadire il valore dell’acqua, la sua utilità, la sua piacevolezza. Dobbiamo però  anche fare di tutto perché nessuno muoia di sete soprattutto perché  facciamo parte di quel mondo occidentale che si crede portatore dei valori più alti, ma resta guardare. C’è tutto questo pensiero nel discorso sulle fontane e nella  performance. Possiamo riavere le fontane che cantano e non sprecano  acqua perché  la riciclano. Dobbiamo tornare a goderne consapevoli della fortuna che abbiamo ed esserne grati .
Bruna Milani
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2 Commenti

  1. Concordo tristemente e pienamente con le considerazioni di Bruna Milani. Sempre lucidissimo il suo pensiero. Spero che smuova, a chi di dovere, un po’ di sensibilità nel porre almeno in parte un po’ di rimedio a questa situazione…

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