Mi appassiona “leggere” la vita cercando di capire cosa vogliano dire gli accadimenti, le coincidenze, gli incontri, le gioie, i dolori. Pongo grande attenzione anche alle tradizioni, ai riti, ai simboli, perché tutto è talmente interessante ! Cose che paiono appartenere solo al passato possono aiutarci a capire che alcune di esse oggi sarebbero improponibili mentre altre conservano un significato “attualizzabile”.
È il caso della Pasqua, dei suoi riti che ricordano il cammino di Gesù al Calvario dove fu crocifisso e morì per amore di TUTTI, per dare la speranza della Resurrezione e della Salvezza: il trionfo del Bene sul Male, della certezza sul vuoto di significato, dell’infinito sul limite, dell’eternità sul tempo.
Non mi addentro oltre nella religione e nella Fede, non ne ho l’autorevolezza né la credibilità né tantomeno la santità. Sono semplicemente umana, ma umana tra gli umani perciò rifletto su quello che accade in questo tempo e su questa terra. Persone che progettano pranzi, vacanze o gite fuori porta, vivono allegramente sullo stesso pianeta di coloro che invece vivono in zone segnate da guerre, violenze, ingiustizie, terrore, solitudini, disperazione. Come si può essere davvero felici se altri nello stesso momento soffrono o hanno paura? Mi si dice che “non possiamo farci carico di tutto il dolore del mondo, ma possiamo pregare”. E invece non mi basta! Credo fermamente, per personale esperienza, nella forza del pensiero, dell’empatia, della convinta speranza. So che con esse non si risolverà tutto, ma possiamo provarci, almeno per un po’, a percorrere con la concentrazione del pensiero il Calvario del mondo insieme a chi soffre.
Il pensiero intenso arriva lontanissimo, lo si può quasi percepire e, se non risolve molto, almeno fa sentire meno soli.
Possiamo cominciare immaginando di essere noi sotto le bombe, torturati o in ospedali distrutti senza speranza di essere curati. O pensare noi di aver fame e sete senza cibo né acqua né giustizia e avere troppo caldo o troppo freddo senza rimedio. Stare con gli altri col pensiero, intensamente per 14 minuti, uno per ogni stazione della Via Crucis, sul Calvario del dolore del mondo, farne l’esperienza, seppure immaginata, tutti insieme è un esercizio di umanità che la Pasqua sembra suggerire.
Se in quei minuti si potesse zittire il mondo potremmo percepirci “nudi” tutti ugualmente umani. Allora forse affiorerebbe la coscienza, il riconoscerci fratelli capaci di comprendere l’insensatezza dell’odio, della competizione, della sopraffazione degli uni sugli altri. In quel silenzio potremmo cogliere il più naturale buon senso come una coscienza nuova.
Forse era lì che voleva farci approdare la mamma quando, al festoso sciogliersi delle campane il mattino della domenica di Pasqua, ci faceva attraversare la strada come era antica usanza. Simboleggiava l’arrivo a una terra nuova che non significa nuovo territorio, bensì consapevolezza rinnovata, mentalità altra necessaria per un mondo pacifico e giusto che arriverà chissà quando, ma che si fa più probabile se ci sentiamo un tutt’uno con gli altri esseri umani.
Con questa convinzione avremo davvero, senza rimorsi, il diritto a goderci i nostri pranzi e i nostri viaggi. Non piu distratti e disimpegnati, ma responsabili di ogni persona, perché ne abbiamo condiviso il dolore. Solo con questo senso d’appartenenza a un unico insieme umano sarà davvero festa, sarà veramente Pasqua.
Bruna Milani




Cara Bruna , stasera ho partecipato a una via Crucis per le strade , ogni stazione in un cancello privato con un altare preparato dai privati con gli oggetti di casa , fiori e immagini sacre ,vasi con rametti d’ ulivo o piante in fiore, croci formate da decine di candeline .
Una fede popolare sana , piena dei bambini della prima comunione ( almeno una ventina ) e genitori e nonni , madri coi cani al guinzaglio , e ogni stazione aveva un commento scritto da persone diverse della Terra Santa .
Mi ha colpito quella di un palestinese in cui rimpiange il periodo della raccolta delle olive, dove luna volta era Festa del paese ed ora non c’ è più nessuno a raccogliere le olive …tutti scappati dalla guerra.
Ebbene hai ragione ! ….fermarsi ed immedesimarsi col contadino che non ha più niente da raccogliere , ne soldi per acquistare il cibo.
Cara Bruna,
anche noi oggi abbiamo partecipato alla viaCrucis. 14 meditazioni di persone sofferenti vissute con altrettanta empatia seguita da preghiere di tante persone, bimbi, giovani, genitori, nonni. Certo , ognuno con la propria sensibilità ma tutti uniti da Colui che si è fatto carico di tutto il male del mondo. Una comunione di pensieri, di condivisione con tutte le persone che soffrono.
Forse l’essere insieme a pregare non è sufficiente per risolvere i problemi del mondo ma farlo vuol dire offrire ciò che abbiamo di più prezioso: un poco del nostro tempo, della nostra vita.
Ideale sottofondo al ns pensiero il rito pacato, lento, mistico della Via Crucis. Immancabili, in un tenero susseguirsi e sovrapporsi, i volti dei nostri amati familiari, viventi o non più. E via via, in confusa, ma ben realistica amalgama, le tragedie del Mondo. Dal Pensiero all’Anima: un non-percorso, un tutt’uno. In ciò, la Potenza delle Menti, la Forza del Pensiero. Attuabile, quindi, l’appello dell’ineccepibile Bruna: in esercizio di potente immedesimazione, convogliamo la Croce dei sofferenti dentro di noi. Si sentiranno più forti, nella sopportazione. E noi più umani. E meritevoli dei nostro momenti più fortunati. Grazie e complimenti sincerissimi alla grande Bruna Milani per il veramente eccelso articolo.
Cara Bruna,
Apprezzo e condivido le idee che esprimi ottimamente nel tuo articolo. Mi viene il “Padre Nostro”, che in tutte e sette le sue domande ci richiede di pregare e di agire tanto per noi stessi quanto per tutta l’umanità. Fomentare odio e divisioni non è il comportamento di chi vive la vera Fede. Il vero cristiano cerca l’unità spirituale con i suoi fratelli.