È forse il più antico testo scritto in lingua volgare italiana, certo è il più noto perché il Cantico delle Creature è stato composto da San Francesco d’Assisi, santo eccezionale. Eccezionale nella scelta drastica della povertà estrema, proporzionale alla sua fiducia nella Provvidenza. Eccezionale nel rapportarsi a cose, persone, animali. Eccezionale nell’avere come mezzo e come fine l’amore, sempre e solo l’amore. Quanto fosse totalmente anomalo rispetto ai suoi tempi, lo dimostra il suo Cantico. In quel 1224/25 si era nel Medioevo e sia gli animali che la Natura venivano percepiti come nemici da combattere, risorse da depredare, faticose difficoltà da affrontare, pericoli a cui sfuggire.
Il Romanticismo arriverà secoli dopo e ancor più tardi l’odierna coscienza animalista e ambientalista. Al tempo di San Francesco si pensava che il mondo fosse brutto, cattivo, sbagliato, che gli umani fossero vermi i quali solo dopo la morte sarebbero diventati farfalle. I Càtari addirittura credevano che il mondo fosse opera del Demonio. San Francesco la pensa in modo opposto. Riconosce la bellezza e l’utilità di tutto ciò che esiste e non è fatto dall’uomo, ma è opera e dono di Dio perciò egli ama ogni cosa . Il Poverello d’Assisi sa che tutto viene da Dio e contiene quella forza vitale denominatore comune del mondo che ci fa tutti fratelli, perché figli dello stesso Padre.
Immense sono la sua gioia e la sua gratitudine perché vede il lato positivo di tutto anche se, quando scrive il Cantico è praticamente cieco, coperto di piaghe, assalito dai topi.
Persino la morte gli è sorella. “Sora Morte corporale” non lo spaventa, è convinto che essa sia un passaggio verso Dio.
San Francesco puntava tutto sull’amore. Armato solo di questo e della sua Fede ha incontrato sia il lupo che Malik āl-Kamil Sultano d’Egitto durante la V Crociata. Animali e persone perdono aggressività se incontrano vero amore.
Oggi a 800 anni dalla scrittura di quel semplice, spontaneo, meraviglioso canto che è religioso e poetico insieme la Provincia Serafica di San Francesco dei Frati Minori di Umbria e Sardegna ha organizzato “Francesco tra le righe”: serie di eventi che vogliono essere un crocevia di incontri e riflessioni sui temi dell’umano e dell’attualità. Sono previsti molti eventi in varie città. Studiosi, teologi, personalità di spicco della cultura commenteranno il testo , su di esso si confronteranno, mentre i vari poeti invitati avranno il compito di analizzare il Canto sul versante poetico.
Sicuramente ne usciranno riflessioni interessanti, ma San Francesco andrebbe accostato con la sua stessa semplicità lontana dalle elucubrazioni dei dotti e dalle speculazioni più o meno filosofiche. In passato i francescani non amavano che per quel Canto si parlasse di poesia come se Poesia si contrapponesse a Dio mentre invece spesso ne va alla ricerca sondando l’anima degli umani e il Mistero della Bellezza. C’è chi dice che il Poverello s’ispirò a certi passi della Bibbia, chi disquisisce se è Dio stesso a lodarsi attraverso le creature, ma chi vede gli elementi naturali come simboli divini e via via sempre più intricandosi. Forse san Francesco andrebbe accostato con la sua stessa semplicità che è poi quella con la quale Gesù parlava ai più umili. In quanto a rapportare il meraviglioso Canto francescano con
l ‘attualita il confronto fra gli elementi è disperante. Il cielo dove fratello Sole e sorella Luna brillano è ormai pieno di 170 MILIONI di detriti di satelliti e sonde. Mentre alcuni pezzi passando nell’atmosfera si distruggono bruciando e ricadono sulla Terra in piccoli pezzi, altri ricadono pericolosamente in pezzi grossi come è accaduto in Polonia in questi giorni. Non solo, ma vengono rilasciati in atmosfera metalli che a quelle altezze non esistono come l’alluminio che è tossico. Si stanno spendendo milioni se non miliardi per costruire macchinari che tentino di ripulire lo spazio. E “l’acqua casta” cioè pulita, di San Francesco? Nelle acque reflue delle città si ritrova droga, i campi di cui il Santo lodava l’erba sono avvelenati dai pesticidi. Il fuoco non è più giocondo ma troppo spesso è di bombe e la morte non è sorella, ma incubo frutto della violenza. Quanto deve soffrire San Francesco affacciato sul mondo! Lui cosi attento a cogliere la Vita ovunque e comunque si manifestasse che direbbe di aborti, eutanasia e guerre? Eppure siamo convinti che punterebbe ancora e sempre su ciò che di positivo rimane o potrebbe esserci. Ostinatamente votato al bello e al buono con la semplice fiduciosa innocenza dei cuori puri, simili a “quei fanciulli” del Vangelo che entreranno nel Regno dei Cieli. Per questo di tutti i modi in cui il Santo è stato rappresentato preferisco la versione “disegno infantile”
e non sembri irriverenza, bensì tenerezza.
Bruna Milani




L’abbiamo letto da bambini e continua ad aprirci il cuore
In quel ” crocevia di incontri”…”Francesco tra le righe” dovrebbero spiccare le ‘ tue righe’ !…che colgono la profonda schiettezza dell’ animo di san Francesco !