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MA AUGURI DI CHE ! ?

Adesso la misura è davvero colma. Tra cancellazione di simboli e parole, soffocato da stupide polemiche, offuscato, sì offuscato, da troppe luci, stravolto da troppi cibi, troppi film a tema, troppi Babbi Natale, troppi abiti rossi, troppe iniziative, il vero Natale non esiste più.
Rimane il messaggio cristiano di speranza per chi ha Fede in Dio e nel piccolo Gesù, ma anche i credenti sono troppo spesso fagocitati in chiasso, pranzi, cenoni. Nulla di male nel festeggiare attorno a una tavola imbandita, ma se fosse il risultato di rapporti veri e di un’ attesa, di preparazione condivisa, di qualcosa che non avevamo vissuto prima.

Oggi invece i contatti virtuali o no sono troppi, veloci e superficiali, il cibo (anche se al mondo c’è chi muore di fame) trabocca da negozi e supermercati, le luci sono ovunque. In teoria niente di sbagliato, ma per apprezzare e godere appieno il Natale, sia a livello spirituale che umano , dovrebbe essere preceduto dall’ Avvento cioè da un’attesa, da un avvicinamento graduale carico di raccoglimento e mistero. Le luci non dovrebbero abbagliarci due mesi prima, ma aumentare man mano. Il Presepe dovrebbe essere rispettato e lasciato fare a chi vuol farlo. L’ Italia è uno Stato laico non ateo, la nostra cultura e le nostre leggi si basano sui valori cristiani di uguaglianza e rispetto dell’essere umano. Quasi tutta la storia dell’arte è arte sacra. Dovremmo cancellare secoli di dipinti, statue, chiese per non “offendere” altre culture ? E perché mai non dovrebbero essere gli altri a cambiare i loro usi e costumi per non “offendere” noi ? Penso che ciascuno debba rispettare l’altro, non cancellarlo. Far conoscere il Presepe a tutti i bimbi è un’ occasione per parlare dei valori, inclusivi, che esso propone ed è un’attrattiva culturale, una diversità che può attirare turisti con un risvolto anche economico. Fare il Presepe non significa obbligare ad aderire alla Fede cristiana e a pregare. I bambini sono aperti a tutto, sono invece certi adulti ad avere una mente gretta che teme il confronto, non è capace d’incontro e, poiché è debole e vile, non sa neppure difendere la propria storia.

Presepe tirolese in legno scolpito

Chi non vuol pronunciare la parola Natale, chi non vuol riconoscere questa festa religiosa può benissimo non festeggiare e andare a lavorare, può inventarsi un’altra festa però in un altro giorno per starsene in ferie. In un paese del padovano, in una recita scolastica, Gesù è stato chiamato “Cucù ” . Una vera offesa imperdonabile se si pensa che Gesù, quel “Cucù, ” da adulto è morto inchiodato ad una croce per amore di TUTTI. Che si abbia Fede o no, che lo si creda figlio di Dio o no, questo è un fatto storico, una sofferenza vera che merita rispetto.

Piovono auguri da chiunque e da ogni dove. Io non ne posso più. So che molti sono sinceri, ma auguri di che? Di serenità? Non basta augurarla se non si è fatto nulla durante l’ anno per crearla e diffonderla questa serenità con varie forme di impegno, di prese di posizione, se non si è trovato neppure del tempo da dedicare a chi è solo. Di augurare felicità proprio non se ne parla
visto come va il mondo. Chi riuscirebbe ad essere felice con tutta la violenza , la crudeltà e la stupidità a cui assistiamo ?

Si fanno gli auguri di buone feste, come se dovessero piovere cose buone dal cielo o da chissà chi , invece la realizzazione degli auguri dipende da noi. Tutto quello che di bello potevo dire sul Natale l’ho scritto nel mio libro “CANDORI”, oggi non avrei niente di bello da aggiungere. Quest’anno non ho fatto né albero né Presepe, mi sembrava un’ ipocrisia. Le immagini di oggi sovrapposte a quelle della mia infanzia le avrebbero confuse se non addirittura oscurate. Quei Natali da cartolina col muschio vero (che ora per legge è vietato raccogliere), l’albero con appesi i mandarini e con le candeline di cera accese, il silenzio, il buio fitto dove solo la lucina della capanna era punto focale di intimità familiare. I doni erano veri perché a lungo desiderati (non giocattoli tutto l’anno).

Manca la letterina con le promesse di essere migliori, da mettere sotto il piatto dei genitori e quella a Gesù bambino tempestata di brillantini. Oggi, che nemmeno a scuola si fanno scrivere temi di riflessione o sulla propria interiorità, dovremmo scrivere una letterina a noi stessi per fare il punto su chi siamo e come siamo, per prometterci di essere migliori , per impegnarci a fare del prossimo Natale un vero Natale e non per nostalgia, ma per urgente bisogno di umanità.
Bruna Milani

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