Oltre alle tante mostre pubblicizzate in corso, ce n’è una interessantissima perché fuori da luoghi e schemi canonici. È una mostra che non può dirsi “minore” nonostante la peculiarità degli artisti che vi espongono e nonostante il luogo. Infatti non si trova nella solita galleria e gli artisti non sanno di essere tali.
Siamo a Vicenza nel Centro Diurno S. Felice della ULSS8 Dipartimento di Salute Mentale dove da oltre 35 anni si tiene un atelier di pittura e questa è la V Rassegna di “Artefuori”. L’ evento a cura di Giorgio Fabbris si compone della Sezione I “Arte e Art brut ” I Poli Complementari dell’Arte (espongono Nicoletta Magnaguagno, Andrea Crestani e Antonio Meggiolaro) e della Sezione II con la collettiva “Percorsi di Art brut”.
Le opere esposte sono sempre frutto di spontaneità, espressione di un impulso inspiegabile. Hanno collaborato alla realizzazione dell’evento Danilo Balestro, Katy Knoll, Lanfranco Santacaterina, Manuela Solivo, Ezio Zonta con la preziosa disponibilità dell’ équipe del Centro Diurno “S.Felice” .
La mostra inaugurata il 7 ottobre resterà aperta fino al 15 da lunedì a venerdì dalle ore 14 alle 16,30 mentre sabato e domenica dalle 15,30 alle 19. Va detto subito e chiaramente che nella quasi quarantennale attività dell’atelier di pittura presso il entro Diurno S. Felice NON si insegnano né pittura né disegno né altro , ma gli operatori si mettono semplicemente a servizio degli utenti dando loro, quando lo chiedono, fogli e colori.
Il termine “Art brut” così apparentemente urtante e al contempo così intrigante, definisce i lavori risultanti da questo laboratorio dove i cosiddetti ‘”diversi” hanno la totale, incondizionata libertà di espressione creativa. Pochissimi di loro hanno avuto in passato qualche nozione d’arte come Nicoletta Magnaguagno della Sezione I che infatti viene definita col solo termine di “artista” “artista” perché scolarizzata e non proveniente dal laboratorio del Centro Diurno, ma che è stata inserita in mostra per la qualità delle sue opere che testimoniano uno dei poli dell’arte.

mentre Crestani e Meggiolaro, presenti nella stessa sezione, vengono definiti “artisti brut” perché essi non hanno avuto nessuna scolarizzazione, nessuna sovrastruttura culturale o tecnica e ciò che scaturisce dalla loro creatività veramente libera e spontanea, priva di evoluzione, è stupefacente. Nelle opere esposte in questa mostra, appaiono lavori davvero notevoli, meravigliosi. Non nel senso comune e banale del “bello” ma meravigliosi perché producono meraviglia: quell’urto nella mente e quel tuffo al cuore che solo l’arte vera sa dare. E questa Art brut la dà, eccome!


Grazie a questa esposizione (e a tutte le altre organizzate negli anni al S.Felice) possiamo conoscere, capire e quindi apprezzare, una forma d’arte negletta, sconosciuta ai più, snobbata da chi pensa che l’arte sia tale solo se c’è consapevolezza, studio, ricerca, volontà, evoluzione da parte dell’artista. L’ Art brut è la clamorosa smentita di questo pregiudizio. Gli artisti in mostra non sanno di essere artisti, nemmeno i più grandi fra loro sanno di esserlo. Non conoscono il valore di ciò che , senza alcuna finalità, è uscito dalla loro mente e realizzato dalle loro mani.
Al S.Felice non si fa pittura per curare, né per imparare a dipingere. Il miracolo, l’enigma, il mistero è vedere certi risultati davanti ai quali ci si potrebbe sbizzarrire a scomodare Freud o Jung o il Daimon che forse abita ciascuno di noi o lo Spirito di Dio che soffia dove vuole, ma meglio di no. Sarebbero tutte risposte parziali e forse sbagliate. Meglio fermarsi lì, davanti a quei colori e a quelle forme ossessive che presentano solo varianti appena percettibili.
Una fissità come di punto fermo anche quando i segni sono tanti e vibrano come i coriandoli di colore di Crestani o le geometrie perfettamente simmetriche di Meggiolaro . L’ arte “ufficiale” è monca se non annovera in sé anche quest’arte non accademica, non scolastica, ma totalmente anarchica, soavemente anarchica. Arte anche questa degna di stare nei musei come è possibile verificare alla Collection de l’Art Brut , donata da Jean Dubuffet, sita nel castello di Beaulieu a Losanna dove sono esposte centinaia di opere che lasciano a bocca aperta. Tra le queste basterebbe come esempio l’opera “Sant’ Adolfo con gli occhia di Adolf Wölfli del 1924.

Per quanto davanti ad opere di Art brut venga immediatamente spontaneo chiedersi da dove vengano quelle forme, quegli accostamenti cromatici, quegli “incubi” , quelle stranezze, credo avesse ragione Dubuffet : << La vera arte si trova sempre dove meno te l’aspetti>>. E più ancora avesse ragione nel dire: <<L’arte è un personaggio appassionatamente innamorato dell’incognito>>. Allora fermiamoci qui davanti al mistero dell’arte che è anche un mistero dell’uomo e della vita e, fin che resta mistero davanti al quale dobbiamo arrenderci, è lezione di umiltà anche se al contempo testimonia l’ umana creativa grandezza.
Bruna Milani



