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STOP SPOT, INTERROGARSI SULLA PUBBLICITÀ

Mercoledì 21 giugno alle ore 21 presso la Serra di Palazzo Ghizzoni Nasalli in via Gregorio X al n.9 a Piacenza, il Laboratorio Popolare della Cultura e dell’Arte propone una conferenza performativa sul tema della Pubblicità. È uno dei tanti eventi previsti su questo tema.

Attraverso vari mezzi di comunicazione, l’argomento verrà sviscerato secondo il pensiero critico che il Laboratorio ha dichiarato nel manifesto “Come fumo, la pubblicità” giudicata inquinamento mentale e pertanto emergenza assoluta quanto quella ambientale.
Il rischio rappresentato dalla pubblicità era stato già intuito da pensatori come Marx, da quelli della Scuola di Francoforte e da altri fino ai giorni nostri, ma non se ne parla più, perché ormai la pubblicità è talmente pervasiva che condiziona tutto al punto da sembrare innocua e naturale.

Eppure condiziona la stampa e i programmi radiofonici e televisivi, perché essa finanzia quelli con più audience, solitamente i più scadenti. Condiziona le nostre scelte creando bisogni che non avremmo se non fossimo martellati da proposte spesso inutili che creano soltanto altri rifiuti da smaltire. Una cosa è l’informazione sull’esistenza di un prodotto e sulle sue caratteristiche altro è il martellanento accattivante, allusivo, imposto con l’imperativo “Compra!” “Chiama!” .

Fastidiosissima la continua interruzione di ciò che si guarda, si ascolta o si legge. Spezza l’attenzione, innervosisce, impedisce la lunga concentrazione. Peggio di questa è la pubblicità di idee e notizie ufficiali ma false, il pensiero unico a cui si vuole omologare la gente dove ogni dubbio sollevato, ogni pensiero discordante sono censurati o tacciati di complottismo.

Senza accorgersene la gente non pensa più e si fida, prende tutto per buono e per vero, non si informa di persona o da altre fonti, non cerca il confronto, si accontenta dei finti confronti dei talk show dove chi non è conforme viene aggredito e tacitato . Pubblicità è anche l’influencer che plagia i deboli, il politico che si fa creare l’immagine da “esperti in comunicazione” , il mercato dell’arte che artificiosamente attribuisce un certo valore a un’opera. E l’elenco potrebbe continuare.

Occorre davvero una grande disintossicazione dalla pubblicità. Mercoledì sera il Laboratorio Popolare della Cultura e dell’Arte oltre all’analisi del fenomeno farà alcune proposte in merito. Sarà molto interessante ascoltare, vedere e confrontarsi per verificare quanta indipendenza intellettuale ci è rimasta. Quanto sono libere le nostre scelte e, in definitiva, quanto siamo liberi nella nostra vita.
Bruna Milani

 

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1 commento

  1. Per le persone pensanti , la pubblicità risulta veramente fastidiosa. Una delle forme peggiori è quella telefonica dove call center automatici e non, spacciandosi per il proprio operatore, propongono contratti dicendo che il proprio è in scadenza. Vano è aver cambiato operatore, probabilmente dipendenti infedeli vendono i nostri dati a società che gestiscono call center alla faccia della privacy tanto cercata. Si diceva: “la pubblicità è l’anima del commercio ” , vero, ma per chi pensa con la propria testa sa scegliere senza farsi influenzare troppo.

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