Il primo giorno di Primavera coincide con la Giornata mondiale della Poesia ed è giusto così, perché è il momento in cui due stagioni diverse, Inverno e Primavera, due opposti, s’incontrano e si abbracciano prima di salutarsi e dividersi per scorrere in direzioni contrarie. Nell’attimo in cui si toccano abbiamo un Intero ed è questo Intero l’attimo magico che simboleggia la Poesia, il momento cioè in cui tutto è possibile e tutto si tiene: l’interiore e l’esteriore, il conscio e l’inconscio, il vicino e il lontano, il prima e il dopo, il vivo e l’inerte, la materia e lo spirito, la conoscenza e il mistero, il finito e l’infinito. L’attimo in cui la Poesia accade è forse il punto più intenso e completo dell’esperienza umana.

Nell’antichità poeta e profeta erano sinonimi perché il poeta era considerato un ponte fra l’umano e il divino, oggi potremmo dire fra l’umano e qualcosa d’altro, qualcosa oltre la realtà come essa ci appare .La Poesia accade, appunto. Arriva inaspettata da chissà dove, ci attraversa e, attingendo da profondità personali o storiche e collettive, si esprime in parole che “cantano” testimoniando un’armonia primordiale nella quale probabilmente eravamo immersi all’inizio del mondo. La Poesia è una grazia inattesa che sorprende innanzitutto chi la scrive e il cui significato esce a strati man mano che la si legge mentre a ciascuno dice qualcosa, perché è scritta da uno ma crea risonanze in tutti. Per coglierla nella sua pienezza ha bisogno di silenzio, di vuoto intorno, deve apparire quasi per miracolo, perché è essa stessa un miracolo inspiegabile.

La Poesia non può nascere per un atto di volontà né grazie a una scuola di scrittura creativa, non è sperimentazione verbale (che invece attiene alla storia della scrittura) nè è solo uno scrivere in verticale o in rima e nemmeno in versi d’occasione. Anni fa mi esasperai talmente per “poesie” (in realtà versacci) in ode della coppa e per altre ricette in rima, che scrissi alla Poesia pregandola di tacere, di rientrare nella mente di Dio. Stessa preghiera le rivolgo oggi stordita dal diluvio di versi riversati da chiunque in ogni dove e sono indignata da sedicenti poesie accuratamente pubblicizzate. Certo la realtà che ci coinvolge offre spunti d’ispirazione, ma non bastano a fare Poesia, ci vuole ben altro, occorre quel qualcosa d’imponderabile che è dono gratuito e immotivato, anche immeritato forse. Non basta stare a ridosso degli eventi per essere poeti. Troppe banali sciocchezze sono state scritte in occasione del Covid 19 e si è spacciato per poesia quel panegirico di Amanda Gorman letto durante l’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti. Un testo di buone intenzioni, ma pesante, pieno di proclami, nulla a che vedere con la profonda lievita’ della Poesia che sa essere impalpabile anche quando tratta temi forti e duri. Nemmeno si fa onore alla Poesia con maratone di versi dove temi svariati si sovrappongono e si elidono a vicenda e non lasciano nulla dopo se non un record di durata della lettura. Ma che se ne fa la Poesia di un record che interessa solo gli organizzatori? Di una simile vecchia iniziativa salvo appena una scena che mi è rimasta, questa sì davvero poetica: l’immagine di un’alba in Piazza Duomo ancora buia con una sola finestra illuminata e il sussurro di parole poetiche nello spazio vuoto.

Ben più originale, interessante e straordinario nel 2017, a cura di Pubblic Art Laboratorio Alberto Esse, l’evento “L’albero della Poesia / la sedia del poeta” sempre nella nostra Piazza Duomo. Sotto un albero addobbato con nastri una borsa di libri di poesie e una sedia azzurra dove chiunque poteva sedersi a leggere i versi che voleva avvalendosi di un microfono. Persino bambini hanno letto poesie e anche coppie di ragazzini durante le notti.

L’incredibile è che nessuno ha rubato qualcosa o vandalizzato la postazione né ha distrutto i libri eppure la sedia del poeta è rimasta lì per molte settimane intatta come se una presenza misteriosa la proteggesse. La Poesia non è un qualunque prodotto commerciale da rovesciare sul mercato e invaderci come sta accadendo: il troppo stroppia e ci porterà al rigetto. Troppi stili, epoche, sensibilità diverse si affastellano nelle nostre orecchie tanto che non si fa in tempo ad elaborarle. Non abbiamo bisogno di leggerne o ascoltarne così tante tutte in una volta rischiando di dimenticarle subito. Per la Poesia ci vuole raccoglimento, va centellinata adagio perché esca dalla pagina per radicare e fiorire in noi col suo altro punto di vista e col suo acutissimo sentire che devono diventare un po’ più nostri, perché la Poesia non sia solo emozione o esperienza intellettuale ma diventi concretamente vita nuova nella nostra vita.
Bruna Milani




Da leggere e rileggere più volte.
Amo la profondità di questa poetessa realmente ispirata, di questa giornalista impegnata che ci ricorda sempre con pazienza chi siamo o chi dobbiamo essere per diventare umani
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