Abbiamo seguito “l’umana cometa” creata dalle luminarie fin dove il suo cuore ha raggiunto il nostro nel cuore di Natale. L’incontro è avvenuto a Sant’Arcangelo di Romagna terra di poeti, terra del grande Tonino Guerra. Terra dove gli apparenti opposti diventano complementari formando una totalità perfetta. La carnalita’ (il culto del cibo, del divertimento, del piacere) si sposa perfettamente con l’immaterialita’ della poesia, con la sua spiritualità, col suo “piacere dell’anima”. Allo stesso modo la concretezza delle luminarie sospese è diventata la parola più impalpabile eppure più importante: la Poesia. Poteva accadere ovunque, ma soprattutto qui. Qui dove una poesia dedicata a Germano, umile cercatore d’acqua, è scolpita su un muro, qui dove il progetto per ristrutturare una piazza è stato affidato non a un architetto urbanista o paesaggista bensì a un poeta, Tonino Guerra appunto. Qui dove le idee dei poeti diventano tracce visibili permanenti, perché qui le cose si fanno se hanno un significato e una bellezza e non solo una funzione. Anche se costretti a vivere isolati possiamo tutti avere la più bella compagnia del mondo se a raggiungerci è il meglio del sentire umano. A Sant’Arcangelo infatti ci si regala poesia. Uno decide di dedicare dei versi a qualcuno e un/a giovane con mascherina va a recitaglierla al citofono o sotto la finestra. Tutti si commuovono dai più colti ai più semplici, perché la poesia è per tutti e non va “capita” né spiegata nella sua struttura, perché per goderne bisogna semplicemente lasciarla scorrere in noi e ascoltare quello che ci succede dentro. Si sono uditi versi d’ogni genere e stile, la poesia si è fatta viva come un più che nobilissimo sangue che scorre per le vie, pulsa davanti a porte e finestre, scalda i cuori, attiva le menti. Non è roba scolastica o da museo, ma Vita che rivitalizza la vita sia di chi la dona che di chi la riceve. La Poesia è l’essenza dell’umano quello che Dio, trasformato in piccolo Gesù, viene a incontrare e incarnare. Questo per chi ha Fede. Chi è ateo può comunque trovare in essa il nostro cuore che coincide col cuore del Natale: tutta quella ridda di ricordi, emozioni, pensieri tra passato e presente, tra desideri e limiti, dolori e gioie il tutto tenuto insieme da un’ostinata speranza. Il mio Natale ideale sarebbe avere un gatto sulle ginocchia, rileggere “Il canto di Natale ” di Dickens e ascoltare musica di Bach. Chi invece qui a Piacenza vuole uscire, può trovare una speciale “poesia visiva” in Piazza Cavalli. Poesia che bisogna saper vedere per poterla cogliere come hanno fatto magnificamente Umberto Fantigrossi fotografando il cono luminoso dell’albero di Natale nel buio interrotto da una verticale di luce blu e Silvano Bassi che ha colto la visione meravigliosa di un cavallo del Mochi che sembra intessuto d’oro in ogni sua fibra risaltando nel contrasto col faro di luce blu. Anche questo strano Natale può portarci di questi bei doni e nonostante tutto possiamo scambiarci il regalo più prezioso, quello immateriale delle parole verbali o scritte purché vere, profonde e luminose come il blu e l’oro di queste bellissime immagini piacentine.
Bruna Milani




