Andando verso il Natale continuiamo a seguire le luminarie, quella cometa tutta umana, fatta di pensieri e sentimenti, che sta scritta sopra le nostre teste quasi fosse un’ala luminosa che ci protegge. In questo tempo di reclusione, limitazioni e distanze, ci si lamenta per l’impossibilità d’incontrarsi e un isolamento di pochi mesi sembra insopportabile. Eppure c’è, e ce ne siamo dimenticati, chi è immobilizzato da anni in un letto, chi non esce mai di casa perché nessuno l’accompagna fuori e c’è chi attende da quasi una vita di ricongiungersi a un proprio familiare. Me lo ricorda Tonino, l’artista abruzzese Antonio Dadamo, pittore e scrittore, a cui anni fa feci un ritratto in versi tanto ero rimasta colpita dalla nostalgia che aveva del suo paese d’origine. Sembrava stare in un cespuglio spinoso e della sua terra gli mancava tutto: parenti, amici, colori, sapori, scorci, clima, linguaggio, mentalità. Tonino è tornato, ha potuto farlo dopo il pensionamento, ma quanti sono lontani e non possono più tornare e quanti aspettano il loro ritorno? Vasto, la città di Tonino, è terra di emigranti e in ogni casa, presso ogni famiglia c’è il vuoto doloroso di qualcuno che manca e che non torna. Lo struggimento è così intenso e generalizzato che sopra le strade di questa magnifica cittadina abruzzese si snodano illuminate le parole di una canzone che è invocazione, lamento, preghiera, in forma di semplice poesia dialettale che tradotta significa: “Vasto è bella terra d’oro, di giorno e di notte, ma fa che io prima di morire possa rivederti “. È il grido silenzioso, il pensiero fisso, di tanti vastesi e di chissà quanti altri nel mondo. Tonino è tornato con la sua pittura traboccante di intensi, festosi colori, ma troppe sono ancora le persone separate che aspettano di ricongiungersi. Non facciamo i capricci noi che possiamo sperare di uscire, viaggiare, incontrarci fra qualche settimana o qualche mese. La distanza acuisce il desiderio, affina i pensieri, seleziona priorità. Ci mancano i nostri cari? Ci spiace che i nostri anziani restino soli? Allora teniamoli presso di noi ogni volta che possiamo e non solo a Natale. Abituiamo i nostri bambini a intessere rapporti coi parenti, perché quando si è certi di essere amati sempre, e non solo a scadenze obbligate, si sopporta meglio l’isolamento. Tutti abbiamo dentro di noi una luce che possiamo accendere per illuminare in noi qualcosa che non avevamo provato, pensato o ipotizzato prima. Una luce di speranza vera che spinga verso il meglio di noi affinché possiamo tutti insieme amare in modo più giusto noi stessi, gli altri e la vita.
Bruna Milani




