Ai ragazzi la scuola comincia a mancare. Non è’ una battuta. Magari i primi giorni dello stop delle lezioni a causa dell’epidemia da Coronavirus, sono stati anche accolti come una vacanza gradita, un fuori programma. Ma ora che i giorni sono tanti, e con una prospettiva ancora lunga, le giornate cominciano ad essere vuote. Mancano le lezioni, si, manca il piacere di fare cose nuove e stimolanti, manca soprattutto la parte umana della scuola, che è’ molto più ricca di quello che si pensa. E i ragazzi lo sanno molto bene. E così, per sopperire alla mancanza di una rete di lavoro on line, presente, ad esempio, in diverse scuole superiori e università, anche alle Medie si superano le difficoltà tecnologiche , burocratiche, organizzative e di legittima tutela di privacy di minori, e si inventano nuovi modi di lavorare insieme. INSIEME si. Guardandosi in faccia. Vedere il volto della propria insegnante è’ comunque rassicurante e riporta i ragazzi al clima della scuola, che sembra già lontano. Ed è’ positivo anche per gli insegnanti che sanno quanto sia importante non spezzare mai il legame di fiducia e affetto che sta alla base di qualsiasi sforzo educativo o didattico. L’esempio che propongo è’ quello della scuola dove insegno anche io, la Secondaria di primo grado di Vigolzone dell’Istituto Comprensivo della Valnure e in particolare quello della collega di inglese Emanuela Sbordi. Per giorni, con altre insegnanti, si e’data da fare per trovare una modalità che potesse arrivare a tutti, a chiunque fosse collegato ad un Wi-Fi. Il risultato e’ stato ottimo. Lezioni semplici ma efficaci, e anche divertenti. Un video-diario di queste giornate strane che resteranno nella memoria di questi ragazzi per sempre. Un’esperienza di emergenza anche scolastica che magari, speriamo, possa diventare l’occasione per attivare in modo stabile uno strumento in più per arricchire l’offerta formativa delle nostre scuole.
Mirella Molinari
La video intervista della Prof. Emanuela Sbordi



