HomeAttualitàSettore moda a Piacenza, nel 2023 chiuse 122 attività

Settore moda a Piacenza, nel 2023 chiuse 122 attività

E’ ancora presto per tirare le somme definitive dei saldi ma, come ci si aspettava, la stagione degli sconti non sembra più esercitare sui clienti l’attrazione del passato. Un dato che sta emergendo con sempre maggiore forza a Piacenza come nel resto dell’Emilia-Romagna e nelle altre regioni italiane. Lo conferma anche Luca Brugnoli presidente di Federmoda Piacenza, la categoria di Confcommercio che raggruppa i negozi di abbigliamento, calzature ed accessori:

«I dati che ci stanno arrivando non sono per nulla confortanti e confermano l’impressione che numerosi colleghi già mi stavano riportando. Del resto basta fare due passi in città durante la settimana: non c’è in giro quasi nessuno. Più volte abbiamo cercato di far capire alla Regione che partire con i saldi subito dopo le feste era sbagliato. Abbiamo avuto temperature elevate fino a novembre inoltrato, quindi tutto l’invernale è rimasto sugli scaffali. L’arrivo del freddo ha coinciso con il Natale ma è mancato il dopo. Ci voleva almeno un altro mese prima di cominciare con gli sconti. A questo ovviamente si aggiunge il fatto che la gente, con i vari aumenti, ha meno soldi in tasca. Al di là di questo, e dell’impatto che hanno le vendite online, credo che si debba tutti fare una riflessione. Due mesi di vendita piena effettiva sono troppo pochi per smaltire la merce. Ormai stiamo andando troppo veloci in ogni cosa».

Cosa intende esattamente Brugnoli con andare troppo di corsa? Si riferisce alla data dei saldi?

«Anche, ma non solo. La domanda che, insieme ai colleghi, ci stiamo ponendo è proprio dove corriamo,  dove corrono quelli che compongono la nostra filiera? Abbiamo perso il senso temporale del commercio. I fornitori corrono per acquistare le materie tessili primarie. Corrono per produrre. Ci spingono a scegliere i campionari sempre prima. Corrono per consegnarcela. Corrono per farci pagare e noi corriamo per ordinare quando abbiamo ancora gli scaffali pieni e nemmeno sappiamo cosa realmente ci servirà».

Un meccanismo che rischia alla fine di incepparsi?

«Temo proprio di sì. E’ appena passato il Natale, ci sono i saldi in corso – che non funzionano appieno – e oltre a dover far fronte alle spese fisse, oltre a dover saldare la merce invernale (che nemmeno abbiamo venduto in toto) siamo già qui a correre per la merce primaverile che, forse, si inizierà a vendere a fine marzo. Il tutto, come dicevo, con i portafogli completamente vuoti dei nostri clienti. Il mondo è cambiato, la moda è cambiata, il tempo è cambiato. A questo punto anche i fornitori, la filiera, le istituzioni debbono adeguarsi, perché così non si può andare avanti. Dove corriamo quando nel 2022 abbiamo perso due negozi all’ora in Italia e soprattutto dove corriamo quando a Piacenza, in un anno (2022 su 2023) hanno chiuso – solo nel nostro settore – 140  imprese fra dettaglio e ingrosso».

Crede che l’allarme suo e dei suoi colleghi verrà ascoltato?

«Spero proprio di si. Ritengo sia ora di smettere di correre. Occorre fermarsi per un momento e ragionare tutti, di più, sul futuro che vogliamo. Questo presente non è sostenibile a lungo». 

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