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LA BELL’ESTATE

“Spalancato languore”*

In un unico verso sta questa stagione appena iniziata. Brevissima la mia poesia, immensa l’estate. Sarà per quest’aria ampia, carezzevole, quasi fresca, perfetta, che la mattina entra dalle finestre aperte. Sarà la luce azzurra e oro quasi orientale tanto fulgida da stordire.

Sarà che porta il mondo in casa con voci, suoni, rumori che arrivano da chissà dove.
L’ Estate è un vortice, uno Zenit. La Natura dà il massimo di sé. Pare di essere a un culmine.

C’è una sensazione di compimento, di traguardo raggiunto e vien voglia finalmente di arrendersi, lasciarsi andare e poltrire.
Voglia di stare su una spiaggia. Dove? Tanti i luoghi di mare che amo, ma la più bella pubblicità turistica l’ha fatta il poeta Giovanni Pascoli alla sua Romagna. Altro che gli slogan dei creativi!

” …stormir di fronde
cinguettio d’uccelli
risa di donne
strepito di mare. ”

Ci coglie uno strano languore soprattutto se una folata di vento reca intrecciati insieme il profumo verde energizzante d’erba appena falciata, quello salmastro e turchese del mare e quello candido e sensuale del gelsomino. Ad occhi chiusi non sai più dove ti trovi: se in aperta campagna, se in riva al mare o nel giardino di una villa liberty.

Si ha la percezione fisica e mentale di essere via, in giro per il mondo pur restando immobili ad assimilare quest’aria, questi colori, questi profumi, queste musiche che da lontano portano allegria di festa nonostante tutto.

Già, nonostante tutto.
Rimangono infatti nel mondo punti di freddo e di buio collettivi o individuali che centinaia di festival e sagre paesane sembrano voler esorcizzare. È umano, ma i poeti non riescono a dimenticare. Mai.

Così all’improvviso, guardando i frutti di un bell’albero, mi torna in mente “Pianto antico” la poesia imparata alle elementari nei cui versi il “leone maremmano” Giosuè Carducci si rivela un padre fragile e addolorato per la morte del figlioletto.

“…sei nella terra fredda
sei nella terra negra
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.”

È umano desiderare periodi di serenità nei quali avvicinarsi il più possibile alla natura: togliersi i vestiti, camminare a piedi nudi, immergersi nei flutti, farsi spettinare dal vento, crogiolarsi al sole.

In ‘ “Afa di Luglio” il poeta Camillo Sbarbaro confessa:

“Un sopor dolce, una
straordinaria calma
m’allenta i muscoli.
Persino
dimentico di vivere.”

Se non si fa quest’esperienza sensoriale fino a perdersi, fino a sentirsi sciogliere eppure ricreare, non si è mai vissuta davvero la stagione del Sole.
L’ Estate mi dà un senso di ampiezza, di libertà, di piacevolezza inspiegabili o forse sì, forse perché mi paiono caduti i confini di abitudini, di tempo, di luogo.

A volte c’è maltempo anche violento, è vero, ma al primo accenno di schiarita nel grigiore, s’intravvede come un sorriso. Chi sorride? Non so. Forse la stagione stessa al suo trionfo, forse il Tempo che prosegue il suo giro, forse una speranza sconosciuta che tiene testa a tutto il male che c’è. Non so, ma si spalanca un sorriso sul mondo e sembra, nonostante tutto, quasi un indizio di felicità.

Bruna Milani

*dalla raccolta “BATTITI”

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7 Commenti

  1. Grazie per queste belle parole che risvegliano nel cuore il sapore languido e dolce della calda stagione: un inno alla vita, un’esplosione di gioia.

  2. Le immagini , i suoni e i profumi evocati da Bruna con il richiamo alle voci dei grandi poeti ci aiutano a condividere a nostra volta la sensazione della vitalità dell’ estate. La stagione è un inno alla vita, alla sua forza che si tinge anche di languore perché ci si perda piacevolmente in essa.Grazie Bruna.
    Lucia Rossi ed Enrica Monti

  3. Bruna non si smentisce mai! Solleva folate di gioia creando immagini con parole dal potere taumatugico e dotate di quel calore poetico che evoca la musica del Respighi. Un trionfo della stagione più bella dell anno che regala sollievo.

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