La Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza presenta, dal 21 novembre 2026 al 28 febbraio 2027, una mostra dossier, a cura di Barbara Cinelli, dedicata ad Armando Spadini (Firenze, 1883 – Roma, 1925), pittore centrale nel panorama artistico italiano dei primi due decenni del XX secolo.
A ispirare il progetto la presenza di due capolavori dell’artista custoditi nella collezione permanente della Galleria Ricci Oddi, Ritratto della signora De Carolis con le figlie (1908) e Lillo in culla (1921), acquisiti da Giuseppe Ricci Oddi rispettivamente nel 1925 e alla Biennale di Venezia del 1924.
Dopo il convegno dedicato all’artista nel 2025 in occasione del centenario della morte, organizzato da prestigiose istituzioni congiunte (Accademia di Belle Arti di Firenze, Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca, Museo Soffici di Poggio a Caiano), e a distanza di qualche decennio dalle storiche rassegne del 1983 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e del 1995 a Poggio a Caiano, l’esposizione piacentina, con una selezione di opere circoscritta agli anni 1917-1922, intende confermare per Armando Spadini lo status di autentico protagonista della modernità, come già magistralmente anticipato nel 1995 dal critico d’arte Maurizio Fagiolo dell’Arco.
Più che una retrospettiva, l’esposizione assume il carattere di una significativa testimonianza sulla maturità artistica di Spadini, quando il pittore dialogava con le istanze più vive del Novecento: ogni opera in mostra è stata scelta per l’attenzione ricevuta della critica coeva, per la presenza alle esposizioni del tempo, e anche per il suo ruolo chiave nella storia del collezionismo spadiniano.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
Ad aprire la mostra, con uno scarto rispetto alla cronologia di riferimento, sono due dipinti significativi in quanto anticipatori delle aspirazioni cui Spadini darà forma compiuta nella fase finale della sua carriera: il già citato Ritratto della signora De Carolis con le figlie (1908) della Ricci Oddi e il monumentale Mosè salvato dalle acque (1912), in prestito dai Musei Vaticani.
Il Ritratto della famiglia De Carolis, un’ambiziosa composizione di formato quasi monumentale, testimonia, pur in una struttura ancora acerba, le inclinazioni che si preciseranno nel corso della sua carriera: l’ambizione a comporre in grandi dimensioni e il valore strutturale della pennellata.
Il Mosè, ancora un dipinto di misure imponenti, eseguito in un momento di profondo scoramento e ristrettezza economica per ottenere il rinnovo del Pensionato romano, testimonia il riscatto dell’artista attraverso il recupero della sontuosa tradizione veneta del Cinquecento, sapientemente declinata in costumi contemporanei.
La mostra si articola poi attraverso un nucleo scelto di tredici opere realizzate, come anticipato, tra il 1917 e il 1922: tele di formato medio-grande provenienti dalle più celebri e storiche collezioni, come quelle di Emanuele Fiano e Olindo Malagodi, in seguito confluite nella prestigiosa raccolta di Riccardo Gualino, e dai più importanti musei pubblici italiani.
Tra queste figurano Nudi (1918), dalla Civica Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino; Mattino (1918), dalla Civica Galleria d’Arte Moderna di Mantova; Anna in bianco (1918), dalla Civica Galleria d’Arte Moderna di Milano; e Confidenze (1919-20), dalla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti.
La selezione si focalizza volutamente sulla pittura di figura, ribaltando con decisione il pregiudizio critico che vedeva nelle scene con madri e bambini care all’autore una mera inclinazione aneddotica o affettiva; al contrario la ripetizione della medesima iconografia domestica rappresenta per Spadini il mezzo ideale per concentrarsi esclusivamente sulle questioni formali, così da affinare il proprio stile e conquistare una totale libertà linguistica.



