Di chi non c’é più si dice sempre e solo il meglio. Ma in questo caso, negli apprezzamenti che hanno accompagnato l’ultimo saluto a Carlo Rasi, 14 anni, non ho colto celebrazioni postume, ma solo tanta vita.
Vita, si; bella, pulita, autentica. Quella che Carlo ha cavalcato fino all’ultimo pienamente e a modo suo, nonostante la malattia, che alla fine purtroppo ha avuto la meglio.
E se di fronte alla morte di un ragazzo di 14 anni sono inevitabili il dolore, lo sgomento, l’incredulità e il senso di ingiustizia, non viene meno comunque il valore di quello che rimane. Nel caso di Carlo, resta davvero tanto.
Lo prova la partecipazione alle esequie, nella Chiesa Parrocchiale di Rivergaro, martedì 5 agosto, che é stata straordinaria non solo nei numeri, considerando anche il periodo estivo, ma soprattutto nell’intensità. Un abbraccio collettivo e commosso alla famiglia, al padre Mario, alla madre Enrica e alla sorella Vittoria. Un tributo di tutta la comunità ad un ragazzo che ha lasciato il segno, nonostante la sua vita brevissima.
IL SILENZIO DEI RAGAZZI Un funerale semplice, senza inutili fronzoli, con la musica di Graziano Beluffi, Paola Busconi e Laura Garioni e con tanti giovani. Impossibile non notarli nelle strade di Rivergaro, in gruppi sparsi, già prima della celebrazione.
Tutti in T-shirt nera, aspettano che arrivi Carlo fuori dalla Chiesa, in totale silenzio. Nessuno guarda il telefonino, nessuno dà segni di impazienza. Un silenzio composto, che contagia tutti; una forma di rispetto spontanea nei confronti di un amico a cui hanno voluto bene davvero, ma anche un modo per essere vicini alla famiglia, con discrezione; nessuna regia avrebbe potuto creare un’atmosfera più intensa e profonda. E a pensarci ora, forse quello é stato il momento più vero di saluto a Carlo, in un tempo che é apparso sospeso, quasi surreale, vibrante di significati e di commozione.
TANTI RICORDI Dentro alla Chiesa, poi, scorrono i ricordi. Parenti, amici, insegnanti, compagni di scuola e di giochi. Piangono tutti. A margine della celebrazione religiosa, resta spazio anche per un contributo laico.
Il primo é del padre di Carlo, Mario Rasi, grande coraggio. Scatta una foto alla Chiesa gremita “..lo faccio per Carlo; essendo ad agosto, non pensavamo di vedere tanta gente..”. Un incipit che strappa sorrisi e che stempera così la tensione del dolore. Del resto, l’ironia, da quello che raccontano anche gli amici, era una delle caratteristiche di Carlo; una leva che dà forza anche alla memoria che scava nel passato, tra le lacrime. Ma lo strazio é palpabile, anche se vissuto con grande dignità “In questi mesi ho pregato perché la morte prendesse me-ha ricordato il padre di Carlo- e invece ha voluto te.”
Le testimonianze continuano, sono quelle degli amici, dei compagni del Liceo Gioia, degli ex della Scuola di Rivergaro, degli amici dell’Orchestra “Archi Amici”. Con Carlo hanno condiviso studi, sport, vita. Tutti lo ricordano come un ragazzo intelligente, solare, sveglio, curioso della vita e soprattutto buono. “Carlo vedeva il buono anche negli altri, sempre positivo “E ancora “Lui per noi c’é sempre stato, sempre disponibile, sempre presente”.
Presente anche negli ultimi mesi, nelle ultime settimane, nonostante la malattia lo avesse già messo a dura prova, fiaccato nel fisico, ma comunque coraggioso e determinato a vivere tutto, fino in fondo, senza mai lamentarsi. E mai rassegnato. Un guerriero, termine abusato, ma in questo caso quanto mai calzante. Lo ha ricordato il padre, raccontando come Carlo abbia dato forza agli altri, fino all’ultimo, guardando al futuro con una prospettiva sempre aperta, pensando già alle prossime estati, alle occasioni che ancora avrebbe avuto per recuperare quello a cui in questi mesi aveva dovuto rinunciare.
COSA RESTA DI CARLO Era poco più che bambino, quando la malattia si é manifestata, oltre un anno fa. Eppure Carlo in realtà lascia molto, non solo a chi lo ha conosciuto direttamente. In queste ore stanno prendendo corpo iniziative che in modi diversi porteranno avanti il suo nome e il suo spirito di vita.
Una pianta, un albero, forse un murale, iniziative sportive, tornei di calcio e di FC25. Le idee sono tante, ci stanno pensando il Comune di Rivergaro, il Liceo Gioia, dove Carlo ha frequentato solo il primo anno, ed altre realtà del territorio. Ma anche il Reparto di Pediatria Intensiva di Parma, dove é stato negli ultimi giorni e che probabilmente organizzerà un torneo di calcio intitolato a lui. Eventi che, così come da desiderio della famiglia, serviranno anche a raccogliere fondi da devolvere a favore della ricerca scientifica, in particolare quella dell’Istituto Rizzoli di Bologna, Unità operativa di Osteoncologia, dove Carlo é stato in cura in questi mesi.
Ma c’é di più. A chi gli ha voluto bene, a chi lo ha amato e lo ama ancora, resta soprattutto quello che le parole non possono raccontare, le tante immagini raccolte dagli amici, condivise con la famiglia , foto e video che hanno mostrato un volto inedito di Carlo e che alimenteranno i ricordi ancora a lungo.
Resta, infine, un’ondata di straordinaria umanità; un lascito che promette di non esaurirsi con le lacrime del dolore di questi giorni, ma di crescere ancora, nutrito dallo sguardo e dal sorriso di Carlo. Un ragazzo davvero speciale, che se ne é andato troppo presto.



