Le liste nozze? Non si fanno più, ma l’abilità di un commerciante/imprenditore si misura proprio dalla capacità di adattarsi e rilanciare, intercettando nuove tendenze. E se si arriva al mezzo secolo di attività, vuol dire che si è bravi davvero.
E’ il caso di Arcadia, oggettistica e complementi di arredo, quasi cinquant’anni di vita (nel 2026) di cui poco meno di 40 affidati a Susanna Fioruzzi. Le abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia e quella del suo negozio. Nessuna autocelebrazione, ma l’orgoglio di aver fatto bene, quello si.

Una laurea in architettura di interni allo IED, qualche anno in uno studio di architettura, Susanna Fioruzzi ha scelto poi Arcadia come sua realizzazione professionale. Donna veloce, elegante e raffinata, ma anche essenziale. Nessun fronzolo, neanche nel suo negozio di oggettistica e complementi d’arredo in centro a Piacenza. Oggetti di qualità, belli, originali, ma soprattutto pratici. Pensando ad una CASA che, dopo il Covid, ha ritrovato la sua centralità come luogo-rifugio.

E’ stata la mamma di Susanna Fioruzzi, Maria Elena Vegezzi, ad aprire Arcadia. Era il 1976 e la sede era in via Pace. Poi, da lì, in via Carducci. Nel 1988 Susanna diventa titolare dell’attività, cinque anni dopo si sposta in via Sopramuro e, dal 2008, sede attuale, in via San Donnino, dove ad aiutarla c’é Sandra Carini.


Ampie vetrine, negozio a vista, oggetti di marchi noti e non, ma soprattutto proposte frutto di una continua ricerca, anche all’estero. Un’attività nata come articoli regalo e liste nozze. Nozze si; nei primi tempi almeno 300 all’anno. E adesso?
Liste nozze, solo un ricordo?
Assolutamente si, quasi sparite. La gente non si sposa più e se lo fa, ha altre priorità. Ma in generale possiamo dire che non ci sono più dei punti fermi come in passato, ricorrenze o festività, che in automatico generano vendite. Natale, Festa della Mamma, Festa del Papà, San Valentino, si festeggiano in modo diverso.
Il nostro settore oggi vive di altro, é compito del commerciante inventarsi proposte a tema, per stimolare curiosità e voglia di acquistare.
Un esempio?
Ad esempio in questo periodo vanno molto le tovaglie idrorepellenti. Alle porte della bella stagione, non possono mancare le sdraio; anche in questo caso siamo noi a proporle con prezzi interessanti e modelli sfiziosi.

Come é cambiato il tuo lavoro in questi anni?
Sono cambiate diverse cose, ma é rimasto il vantaggio dato da una dimensione di provincia come quella di Piacenza che mi ha consentito di sviluppare legami importanti, conoscenze e contatti consolidati nel tempo grazie ad un rapporto di fiducia con i clienti, un aspetto fondamentale.
Il periodo del Covid ci ha fatto riscoprire il valore della casa, come luogo da vivere. E’ tornata la voglia di valorizzarla, circondandosi di cose belle. Sono stati riscoperti e meglio sfruttati anche i balconi e gli spazi all’aperto, piccole aree verdi piene di fiori o piantine aromatiche in bei vasi, articolo tornato di moda dopo anni.
Se penso ai giovani, da quello che vedo, posso dire che la casa, però, ha perso qualcosa in tema di partecipazione, aggregazione, convivialità. Molti scelgono di mangiare fuori e quindi é venuto un pò meno l’interesse per la tavola e per tutto ciò che l’arreda.
Il tuo negozio si é legato a brand conosciuti, ma non solo
Ho sempre puntato soprattutto sulla praticità, oltre che sull’ estetica, con una fascia di prezzo accessibile, che implica una ricerca attenta. Tutti sono bravi a lavorare con marchi conosciuti, invece riuscire a dare un prodotto meno noto, con un buon rapporto qualità/prezzo e con proposte comunque originali, non é facile. Per questo mi sposto: Parigi, Milano, solo per fare un esempio, vado a cercare proposte interessanti. E cerco di garantire rapporti continuativi con le aziende da cui mi rifornisco, per consolidare il legame con i clienti, che tornano per ritrovare articoli e marchi che li hanno soddisfatti.
In luoghi diversi, ma comunque sempre in centro storico. Quale é la tua opinione su questa parte della città?
Sono sempre vissuta e ho sempre lavorato in centro storico, dunque sono una fruitrice e una profonda conoscitrice del centro. Credo profondamente nella pedonalizzazione del centro, nel muoversi a piedi, per chi può farlo; Piacenza lo permette.
E’ innegabile che da un punto di vista commerciale il centro storico soffre, sono cambiate radicalmente le modalità di acquisto.
Ti riferisci agli acquisti on-line?
Si, penso che non si tornerà indietro rispetto a questo. Anche se personalmente non ho sviluppato più di tanto questa possibilità. Non ho un sito, pubblico post su Instagram e utilizzo i social come vetrina di promozione; ma l’acquisto viene formalizzato in negozio. perché credo fermamente in un rapporto stretto, personale, di interazione con il cliente.
Tornando al centro storico, non sento preoccupazione in merito al tema della sicurezza, non ho mai avuto episodi che mi abbiano messa in allarme, nessun disagio; credo che in molti casi la percezione di insicurezza sia lontana dalla realtà effettiva, almeno nel caso di Piacenza. Ma certo é importante non abbassare la guardia.
Come vedi il futuro del commercio? Penso in particolare a quello del centro a Piacenza
Personalmente, per quello che tratto io, vedo poca concorrenza, a parte l’on-line, come ricordavamo. I centri commerciali, spauracchio degli anni ’90, oggi non sono in competizione con il centro, almeno non in forma preoccupante.
Quello che invece mi preoccupa, é la mancanza di un consistente ricambio generazionale. Penso ai negozi storici di Piacenza, alle colonne, ai grandi protagonisti del commercio del centro; si tratta di attività in gran parte gestite da 60enni o anche over 60, che tra qualche anno dovranno cedere il testimone. Non vedo molte nuove leve, sono pochi quelli pronti a sacrificare il sabato e, se serve, anche la domenica; pochi quelli disponibili a mettersi in gioco per un lavoro che richiede sacrifici.
A proposito di sacrifici, come te la sei cavata in questi anni con la famiglia? Tu hai quattro figli
Mi hanno aiutata le baby-sitter e mio marito, che é stato molto bravo, molto disponibile. Il sabato, giornata clou per i commercianti, i bambini erano sempre i suoi.
Qualcuno dei tuoi figli proseguirà il tuo lavoro?
No, hanno preso tutti altre strade, nessuno mi ha seguita in questa attività. Nè io ho caldeggiato scelte diverse. Non perché lo ritenessi un lavoro di poche soddisfazioni, ma perché credo che ognuno debba seguire le proprie inclinazioni.
Quale é il tuo bilancio personale di tanti anni di lavoro? E quale sarà il futuro di Arcadia?
Bella domanda. Io resterò ancora qualche anno ma, ovviamente, mi auguro che qualcuno sia interessato a raccogliere il testimone. Quanto al bilancio personale, sicuramente positivo. L’aspetto più gratificante, accanto alla soddisfazione professionale, resta quello personale/umano. Clienti soddisfatti, che tornano, che diventano amici, che raccontano di sé, in un rapporto di fiducia che cresce e che restituisce, dando un senso al nostro lavoro. Questo secondo me rimane il valore più importante dei negozi come il mio; un’eredità da preservare, qualcosa che, nei “corridoi” di Amazon, non si troverà mai.



