Ogni sera un lumino in più a ricordo di ogni albero che non c’è. Ogni sera sempre più persone partecipano al rito di spiritualità laica per rivederli insieme almeno nella mente (poiché il cuore non può dimenticarli) i bei 15 alberi di Piazza Cittadella. L’ evento serale, che inizia alle 18, sembra un rito antico, di religiosità pagana di quando gli umani credevano che in ogni cosa albergasse una divinità. Oggi, nel ventunesimo secolo, chi si ritrova a rendere omaggio agli alberi che componevano il giardinetto distrutto, non sono certo antiquati superstiziosi, tutt’altro. È proprio l’uso della razionalità che rende loro intollerabile l’abbattimento degli alberi. E poiché sono persone complete (cosa assai rara) sanno far funzionare all’unisono cuore e cervello, ragione e sentimento. Nell’era cibernetica non dimenticano che la natura è un essere vivente, senziente e sensibile. Certo ha una sua consapevolezza, una sua sensibilità anche fisica. La scienza dimostra che un sasso soffre se trattato con soda caustica e che la pianta a cui si strappa una foglia soffre come se a noi strappassero una mano.

Davanti ai piccoli ceri viene letta anche una stupenda Poesia, davvero maiuscola, di Rainer Maria Rilke nella quale il poeta descrive la sensazione spirituale e fisica che il contatto con un albero gli trasmette. La poesia viene letta in modo perfetto, senza teatralità, senza retorica né sdolcinatura.

Come non pensare alla sofferenza degli alberi mentre venivano segati pezzo a pezzo?
Non si tratta solo di ecologia, di urbanistica, di salute, si tratta di qualcosa di ben più importante e complessivo: la qualità di una civiltà. È un modo di concepire l’esistenza, i rapporti tra persone e tra individui e territorio, si tratta di scala di valori, soprattutto di empatia con tutto ciò che di vivente esiste. Sono persone che in modo intimo e raccolto attingono dalla profondità di se stesse qualcosa da dire e da dare alla natura.
Chi davanti ai lumini esprime un pensiero, come Maria Rita che ha portato in dono una sua poesia per Pino il quarto cedro:
e chi offre la propria arte come il trombonista Angelo Contini, ottimo artista da sempre impegnato in musica e in battaglie civili e ambientali.
L’ artista, con la sua solita bravura, ha improvvisato suoni drammatici , dolcissimi, sempre stupendi. Nel buio molto emozionanti, intensi, suggestivi. La musica che volava spandendosi nella sera avrà raggiunto anche altri alberi che di foglia in foglia l’avranno trasportata lontano.
Forse lontano proprio da dove viene Malva una signora apparsa l’altra sera dal buio col suo bel nome di fiore e l’accento straniero, morbido, cantinelante. Figlia di piacentini emigrati è nata in Brasile e ora tornata a Piacenza. <È come fosse morto qualcuno. Distruggono la natura come la foresta amazzonica dove sono morti tanti contadini per difenderla. Qui che studiano e sono laureati distruggono la natura e il mondo solo per soldi>. Apparsa dal nulla come uno spirito buono della foresta parla con voce dolcissima che sembra cullare il suo dolore. Scompare com’ era venuta.

Chi ritenesse tutto ciò incomprensibile non ha ancora capito che sono proprio le persone dall’intelligenza emotiva come quelle che si ritrovano ogni sera in Piazza Cittadella, coloro che forse salveranno la natura e il mondo.
Al contrario di chi il mondo lo avvelena, lo distrugge con le guerre e lo soffoca sotto il cemento di assurdi progetti, loro almeno ci provano.
Bruna Milani




Meraviglioso questo luogo degli alberi che furono alberi.Grazie signora Bruna di aver dato voce ad un momento poetico d’incontro molto delicato che nasce da un’attrice talentuosa e sensibile!
Grazie Bruna per avermi fatto vivere un momento così emozionante a cui non ho potuto partecipare essendo fuori Piacenza.
Spero di poter partecipare al mio rientro.
Mi ha davvero commosso la lettura di questo articolo.
Da qualche anno trascorro l’estate in Valtellina, dove ho la fortuna di vivere in una casa circondata da boschi, dove mi fa piacere accogliere amiche e amici che desiderano una pausa in contatto con la natura, nel verde, come dico io. Quel verde che mi manca quando poi d’inverno ritorno in città. E allora, perché continuare a distruggere il verde pubblico, i nostri amici alberi, dimenticando che è tutta una catena che viene buttata giù, in un perverso gioco a “domino” in cui non c’è possibilità di ritornare indietro.
E faccio mie le parole di un saggio capo indiano, che chi entra da me può leggere nel poster in corridoio:
” Quando l’ultima fiamma sarà spenta, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce catturato, solo allora capirete che non si può mangiare DENARO !