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“A GAZA” poesia di Bruna Milani

E’ una poesia che colpisce quella di Bruna Milani. Riferita esplicitamente a fatti di attualità, per i quali si pone come voce attiva, come altre opere d’arte e di cultura riesce però a travalicare luoghi e tempi, per risvegliare in ciascuno di noi qualcosa di più profondo.

Con poche parole, che graffiano l’anima, la poesia di Bruna Milani racconta quello che articoli e reportage non riescono a dire. E che nemmeno le foto più crude riescono a restituire. Una musica a cui non va aggiunto, né tolto nulla. Perfetta così. Da leggere o ascoltare.

A GAZA

Donne ammantate di nero
urlano contorte di dolore
su fagotti bianchi
che erano vite storie sentimenti
fino a poco fa.
Fagotti corti di bimbi
lunghi di adulti
tutti finiti perduti
avvolti in teli così candidi
che ci si potrebbe scrivere
la vita
se tanta vita non fosse
stata cancellata
da chi ha dimenticato
il proprio antico dolore
e pensa, sbagliando,
che uccidere corpi
serva a uccidere idee.

Bruna Milani 13.1.2024

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15 Commenti

  1. Solo chi è passato in zone di guerra può sapere cosa e come e perché sente queste cose l’anima di un poeta. Bruna è una grande poetessa, di più, è una grande donna.

  2. La nobiltà d’animo di Bruna Milani si estrinseca con la purezza di pensieri e parole di una donna con la D maiuscola che immedesimandosi nei famigliari di persone innocenti ,perite nei massacri delle guerre ,prova empatia nel lacerante dolore di vite spezzate ,famiglie distrutte.

  3. Cara Bruna, “A Gaza” è una importante opera d’arte. La poesia finalmente è a servizio della verità storica. Tu sei per me sorella poeticamente di Ungaretti, essenziale, struggente, priva di emozioni conclamate. La tua poesia è un atto di dolore e di rabbia per l’indecenza umana. La poesia sta anche in un delicato dipinto di Giorgio Morandi, perché l’arte è senza confini. Ma tu sei grande nel poetare in ciò che fa vergognare d’essere cosiddetti civili. Grazie per aver guardato e descritto ciò che di peggio sappiamo fare. Mi associo alla tua ribellione poetica in questo periodo che scivola verso un nuovo fascismo.

  4. Ennesimo giorno di guerra, ennesima lettera congedata al fronte. Ancor oggi uno sbarbato soldato non poserà il suo vetusto fucile e non abbandonerà vivo la trincea. Non potrà tornare alla sua amata famiglia.
    Purtroppo la violenza quotidianamente espande i propri confini avidamente sulla carta geografica laddove uomini e donne di pace vivono in binomio con la natura e gli animali a loro cari.
    Com’è possibile che il deturpamento della nostra Terra e la cessazione di innocenti vite possa ancora essere tollerata? Che cosa abbiamo imparato noi “Sapiens” in questi ultimi anni di continui insegnamenti?
    Giovani che cadono vittime sotto continui bombardamenti si riducono alle sole pedine di gesso per i “potenti” responsabili di queste atrocità?

    Ma io voglio credere ancora nella speranza, nella pace e nella Vita. Finché c’è cultura, progetti con la possibilità di arricchire l’arte del bello nel mondo, forse, c’è ancora spazio per la speranza.

    E una poesia è un mantello caldo quando ancora il freddo rende arcigno il viso quotidiano.

    Il mio -vivo- seppur costipato augurio, giace profondo nella speranza che finiscano quanto prima queste ostilità e ricade nel grido di fratellanza.
    Un vortice di vita nuova. Di ricostruzione.
    #NO GUERRE

  5. Una poesia concisa ed icastica che attraverso un’essenzialità espressiva evidenzia contrasti cromatici, generazionali, oltre a somato-noetici, in un pathos prorompente denunciando gli orrori perpetrati da ex vittime trasformatesi in carnefici

  6. La poesia di Bruna,in modo delicato e vero, mette in luce tutta la brutalità della guerra e ci dimostra come l’ uomo non abbia imparato nulla dalla storia passata

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