Come nel libro Cuore. La storia della “benefattrice” sconosciuta, che si fa viva ad ogni inizio di anno scolastico, intenerisce, genera curiosità e sollecita inevitabili domande. Chi è la persona che da Milano invia alla scuola di Vigolzone una lettera con una banconota di piccolo taglio?
Un’ ex alunna, un’ ex insegnante? La prima idea è questa. E già ci immaginiamo una persona avanti con gli anni, che, senza dilungarsi troppo in spiegazioni, prepara lettera e busta e imbuca tutto. Qualcuno che, magari con poche possibilità economiche, vuole far sapere che ha ben presente il valore della formazione e, in particolare, quello delle scuole di provincia, che diventano davvero come delle famiglie

Cinque euro quest’anno, venti l’anno scorso, non si sa se per la scuola primaria o se per la secondaria di primo grado, visto che le due realtà, a Vigolzone, condividono lo stesso edificio. Le banconote sono accompagnate da un foglio a quadretti scritto con qualche incertezza nel tratto, come anche l’indirizzo sulla busta. Ma il messaggio è chiaro “Un piccolo contributo, cordialmente!”

E poco importa se questa cifra, realisticamente, non potra’ incidere sul budget della scuola. Il contributo, simbolico, è un gesto importante proprio per questo. Un segno di affetto da parte di chi probabilmente conserva un bel ricordo di una delle tante scuole adagiate tra le colline piacentine. Ma chi? La firma, se di firma si tratta, non è comprensibile. Qualcuno ci legge “Un’amica” senza apostrofo, ma in ogni caso, resta impossibile un’attribuzione certa. Un alone di mistero degno dei migliori romanzi di Sveva Casati Modigliani. Questa però é vita vera. Una delle tante, piccole storie che già stanno colorando anche questo anno scolastico. Un buon segno. Il cuore della scuola, e di ciò che la circonda, batte ancora.



