Il Conservatorio G. Nicolini ha dedicato una giornata al compositore Goffredo Petrassi. A vent’anni dalla morte, l’eredità artistica del compositore acquista sempre più consistenza. In quasi un secolo di vita, Goffredo Petrassi (1904-2003) ha rappresentato per la musica italiana una pietra miliare: maestro, prima al Conservatorio di Roma e poi all’Accademia di Santa Cecilia, di generazioni di compositori che hanno maturato stili diversi e del tutto originali, testimonianza di una solidità nella formazione che lascia liberi nel creare un proprio linguaggio.
Il Conservatorio G. Nicolini nel 2021 in collaborazione con le Edizioni Suvini Zerboni, editore per oltre sessant’anni del maestro Petrassi, ha avviato un progetto di ricerca grazie a un finanziamento del Ministero dell’Università e della ricerca, che ha previsto la digitalizzazione e lo studio del carteggio tra loro intercorso. Le lettere, conservate presso l’archivio dell’editore, coprono un arco temporale compreso tra il 1941 e il 1985 e aprono un interessante punto di vista sul sistema della produzione musicale nel XX secolo.
L’evento organizzato dal Conservatorio ha previsto una giornata di studi in cui sono stati presentati i risultati del progetto dai responsabili Mariateresa Dellaborra, Patrizia Florio e Paolo Rossini, che hanno coordinato un gruppo di studenti. Con la sua presenza Alessandro Savasta, direttore artistico delle Edizioni Suvini Zerboni, ha voluto sottolineare l’interesse della casa editrice per la valorizzazione del loro archivio, che è la testimonianza del profondo interesse per la musica contemporanea d’avanguardia e per i giovani autori e la loro apertura internazionale nell’arco di un secolo di attività, a partire dagli esordi della casa editrice nel 1930 sotto la guida di Paolo Giordani e poi di Ladislao Sugar.
All’appuntamento hanno partecipato anche i nipoti del compositore, Fabrizio e Francesca Petrassi, che sono attualmente impegnati nel mantenerne vivo il ricordo e nella valorizzazione e diffusione delle sue opere.
Patrizia Florio, docente di bibliografia musicale al Nicolini, ha illustrato le caratteristiche del carteggio, che comprende oltre 2300 lettere che il compositore e l’editore si erano scambiati. Trattandosi di un archivio aziendale sono presenti sia le lettere ricevute, sia copia di quelle inviate, tale presenza rende più preziosa e completa la documentazione. Le caratteristiche del carteggio ne hanno determinato i criteri adottati per la catalogazione e la creazione della digital library che permetterà la consultazione online delle lettere.

Paolo Rossini, docente di storia della musica al Nicolini, partendo dalla lettura del carteggio, ha evidenziato le relazioni e le modalità di collaborazione con i direttori d’orchestra: il rapporto diretto tra compositore e interpreti, a volte mediato dall’intervento dell’editore, è stato uno dei principali mezzi di diffusione della musica contemporanea. Alcuni musicisti, come ad esempio Nino Sanzogno o Hans Rosbaud, divennero interlocutori privilegiati per esprimere opinioni e pareri sulle potenzialità e l’interesse per le nuove opere.
Mariateresa Dellaborra, docente di storia della musica al Conservatorio di Milano, ha rintracciato nel carteggio una serie di spunti legati alla fortuna e alla diffusione delle opere in Italia e all’estero, all’attività dell’editore in relazione alle problematiche legate alla stampa, correzione e impostazione grafica delle opere. Sono stati evidenziati inoltre alcuni di temi che spaziano dagli aspetti contrattuali a quelli umani che si colgono, nonostante il rapporto tra gli interlocutori sia di natura professionale.
Gli altri relatori intervenuti hanno preso in esame una serie di aspetti legati alla vita musicale del tempo, per porre nel giusto rilievo il ruolo e la figura di Petrassi nel contesto culturale del XX secolo.

Andrea Estero, direttore artistico della casa editrice LIM e critico musicale, ha esaminato l’attività di Petrassi come organizzatore musicale, in qualità di sovrintendente del teatro La Fenice di Venezia dal 1937 al 1940. L’incarico prevedeva anche l’organizzazione del Festival internazionale di musica contemporanea della Biennale, la rassegna musicale nata negli anni ’30 per presentare le principali tendenze della musica contemporanea. In questa veste Petrassi ebbe modo di proporre, tra gli altri, compositori come Bartók, Schömberg, Berg e Hindemith.
Alcuni contributi hanno focalizzato il loro interesse sull’opera di Petrassi. Candida Felici, docente di storia della musica al Conservatorio di Milano, ha preso in esame la produzione degli anni Cinquanta, evidenziando come il compositore, ormai inserito nel contesto della musica europea, abbia ampliato il proprio linguaggio avvicinandosi e facendo propri procedimenti dodecafonici o seriali.
Antonio Cascelli, docente all’Università di Maynooth, ha invece focalizzato l’attenzione su le Beatitudines, l’opera commissionata a Petrassi nel 1968 per ricordare la figura di Martin Luther King. Il compositore stesso ebbe modo di spiegare le ragioni della scelta del testo delle “Beatitudini che fanno parte del Discorso della Montagna” e Cascelli ha proposto una chiave di lettura in contro tendenza che evidenzia nel contesto materico e informale della composizine, accanto a toni espressivi drammatici e austeri, alcune peculiarità del linguaggio musicale petrassiano che tendono a far emergere elementi verbali contrastanti, che permettono di intravvedere dei segnali di rinascita, che veicolano un messaggio di speranza nella giustizia e nel divino anche di fronte a uno degli eventi più drammatici che hanno segnato la storia dell’umanità, la morte di Martin Luther King.
Ricollegandosi all’attività didattica e ai rapporti con gli allievi che divennero protagonisti della scena musicale Italiana, Maria Grazia Sità, docente di storia della musica al Conservatorio di Perugia, ha percorso le tappe del rapporto che ha legato Goffredo Petrassi e l’allievo prediletto Franco Donatoni. L’amicizia e la stima reciproca sono testimoniate anche dal costante appoggio di Petrassi vòlto a favorire la carriera di Donatoni, che fu anche designato successore di Petrassi all’Accademia di Santa Cecilia. La gratitudine dell’allievo si manifestò più volte anche nella forma della dedica di brani al Maestro, ma anche Petrassi ricambiò l’omaggio, dedicando a Donatoni un brano importante come il Grand Septuor avec clarinette concertante (1977-78).
Marco Targa, docente all’Università della Calabria, ha infine delineato l’esperienza di Goffredo Petrassi nel mondo del cinema, che si colloca nel period di affermazione del Neorealismo. Sebbene la critica abbia sostanzialmente fatto propria la valutazione globalmente negativa espressa in più occasioni dal compositore stesso circa gli esiti della sua esperienza cinematografica e abbia più volte evidenziato l’estraneità del compositore ai mezzi espressivi propri della musica per film, l’analisi di alcune sequenze di Riso amaro (1949) e di Non c’è pace tra gli ulivi (1950) ha fatto emergere un quadro di grande interesse, in cui il compositore si dimostra attento alle peculiarità linguistiche del mezzo cinematografico e al loro sfruttamento a fini espressivi, tentando una mediazione tra l’esigenza di fedeltà alla propria coscienza artistica e l’adesione ai codici della cinematografia destinata al grande pubblico.
L’omaggio a Petrassi del Conservatorio G. Nicolini è proseguito con un interessantissimo concerto che ha proposto la Sonata da camera per clavicembalo e 10 strumenti (1948), la Serenata per 5 strumenti (1958) e Estri per 15 esecutori (1967). Tre composizioni complesse che rappresentano momenti diversi del percorso creativo dell’autore. Gli studenti del Conservatorio impegnati in questo concerto hanno partecipato a un laboratorio dedicato alla figura di Petrassi, in cui Luciano Cavalli e Giuseppe Camerlingo, docenti rispettivamente di viola e di esercitazioni orchestrali al Conservatorio G. Nicolini, hanno affrontato tematiche legate all’acquisizione e all’approfondimento di specifiche capacità tecniche analitiche ed esecutive per l’interpretazione della musica contemporanea e in particolare per le opere di Petrassi.
La Sonata da camera per clavicembalo e 10 strumenti del 1948 è riconducibile al periodo neoclassico. Petrassi la considera uno dei suoi primi lavori di musica da camera, nonostante l’organico allargato, degni di nota. La struttura formale ispirata a modelli classici e la cristallina orchestrazione con il clavicembalo concertante, quattro legni e sei archi sono trasfigurate in invenzioni a tratti espressionistiche nelle soluzioni timbriche e armoniche, senza mai perdere la freschezza e la limpida cantabilità dei “divertimenti” settecenteschi.
Il clavicembalo, suonato dalla bravissima Paola Poncet, docente del Conservatorio Nicolini, è una costante anche negli atri brani proposti, dove è perfettamente integrato pariteticamente agli altri strumenti, tutti valorizzati con grandissima sapienza. Nella Serenata per 5 strumenti del 1958 il flauto, la viola, il contrabbasso, il clavicembalo e le percussioni alternano pezzi di insieme intrecciati densamente, sezioni “puntillistiche” e cadenze “a solo”.
L’alternanza di sezioni densissime, a tratti violente, e atmosfere di estrema sospensione e rarefazione raggiunge risultati quasi parossistici in Estri del 1967, la composizione certamente più complessa del programma. Si tratta di un omaggio alla moglie, la pittrice Rosetta Acerbi, in cui Petrassi mostra la sua tendenza a servirsi liberamente di tecniche e linguaggi differenti.
L’Ensemble strumentale del Conservatorio Nicolini, di cui fanno parte allievi e docenti, diretti da Giuseppe Camerlingo, ha dato prova di grande impegno ed eguale entusiasmo nella realizzazione di un progetto artistico che li ha visti interpreti di un repertorio che raramente è affrontato nelle sale da concerto.



