Al peggio non c’è fine, lo dimostra la vicenda dell’Ospedale Verdi di Villanova. Se ne parla da tempo quindi è inutile rifare qui la storia di questo nosocomio progettato, finanziato, realizzato e seguito in ogni aspetto pratico e amministrativo dal Maestro stesso. Pochi conoscono esattamente il progetto di “riqualificazione” dell’Ospedale. Le notizie escono a fatica e ogni volta è un colpo al cuore e al buon senso. Ogni volta incontriamo quel pensiero breve che non sa prevedere tutto, che non tiene conto di ogni aspetto, che non sa valutare le conseguenze.
I temi su cui il peggio avanza sono:
IL TESTAMENTO Perché non si rispettano le sue disposizioni testamentarie? Non si può più contare su leggi che tutelino le ultime volontà? In quell’ospedale il Maestro ha messo tutto se stesso, letteralmente. Infatti quel suo desiderio realizzato contiene il Verdi generoso nell’impegno umano e civico, il Verdi contadino che ha voluto il parco, i cibi sani e il vino buono per i malati, il Verdi musicista che lì ha investito i soldi guadagnati con le sue opere liriche. Lì c’è la sua tenacia, la sua onestà, il principale motivo, insieme alla musica, della sua esistenza. Chi ama davvero Verdi ama automaticamente il suo ospedale. Ci sono degli ignoranti (purtroppo esistono anche in campo musicale) che non si sentono coinvolti nel caso Villanova perché “non è né un teatro né un conservatorio” parole che smascherano la loro pochezza e dimostrano che di Verdi interessa loro solo la musica che possono utilizzare per il loro successo e guadagno, ma non hanno capito nulla dei sentimenti e dei dolori che il Maestro ha espresso sul palcoscenico ma di cui si è concretamente preoccupato nella vita vera costruendo l’ospedale.

LA STANZA DI VERDI Chi ama il Maestro capisce e ama tutto il suo mondo soprattutto quello racchiuso in quel nosocomio. Lo dimostrano Le Verdissime che proprio lì hanno creato la stanza multimediale dedicata a Verdi. Anche questa stanza dovrebbe venire rimaneggiata togliendo persino il bellissimo pavimento bianco e nero originale. Si dice, sempre si dice ma ci vorrebbe qualcosa di scritto, che sarà tolto e poi riposizionato, ma le antiche piastrelle si romperanno: non è lavoro da muratore ci vuole qualcuno che sappia trattare l’antico. Pare che si debba intervenire per dare staticità. Sicuri che sotto non ci sia spazio per agire da lì o che non si possano rinforzare le pareti laterali? Domande da profani certo, ma si vorrebbe sapere se qualche esperto se le è fatte.
LA CAPPELLA Altro dolore per la piccola cappella che verrà distrutta (e ciò pare certo). Verdi, autore del meraviglioso canto “La vergine degli angeli”, ha messo per iscritto i motivi per cui l’ha voluta perché indispensabile oasi spirituale in un luogo di dolore e non solo per i credenti. Un momento di silenzioso raccoglimento alla ricerca di un po’ di pace dopo tanta paura, tanto dolore fisico, tanta angosciosa attesa è un’esigenza di molti. Ho trovato nella cappellina biglietti strazianti lasciati da giovani che, dopo un incidente avvenuto tornando dalla discoteca, capivano che non avrebbero ballato mai più. Chi ha deciso quell’abbattimento? Chi lo ha autorizzato? Davvero non si può trovare un’altra soluzione? I grandi architetti sanno fare l’impossibile come padre Costantino Ruggeri detto l’architetto di Dio perché costruiva senza abbattere nemmeno una pianta piuttosto la inglobava nel progetto. Cosa dice di questo la parrocchia di Villanova e la Diocesi, così sollecita coi cavalli di Paladino? Così interessata all’arte?
LA BIBLIOTECA C’era una stanza biblioteca con un quadro d’arte moderna che recava la scritta “Va pensiero, rincorri la vita” dove il canto verdiano sprona i disabili a non arrendersi e a rincorrere la vita prendendola anche solo per i capelli.

GLI OGGETTI DI VERDI La pendola ad esempio a cui avevo dedicato un articolo molti anni fa. Chi se ne occupa? È stato fatto un inventario? Dove verranno messi i libri, il quadro, la pendola, i mobili?
LA PERGOLA Infine lei, la splendida vite del Canada che creava bellezza e ristoro facendo un salotto della terrazza sopra l’ingresso antico. Ora è rasa al suolo, ci vorrà molto tempo prima che arrivi dov’era. Che sia stato chi ha tagliato i suoi rami, oltre che quelli degli altri alberi, a distruggere l’insegna storica? Non c’è un guardiano? Chi ha dato l’ordine di potare così drasticamente? Chi non ha controllato la potatura? Non si tratta di fare polemiche ma di evitare il peggio. Ci vuole informazione chiara e preventiva, ci vuole un referente certo a cui fare le domande e un responsabile che sia davvero tale.
Non è chiedere troppo, non si tratta di un problema locale, di campanilismo, si tratta di qualcosa di utile e storico di importantissimo significato, traccia di un genio della musica che il mondo ci ammira, ed è sotto gli occhi di tutti che sta avvenendo tutto questo. Il mondo viene informato, ci guarda e ci giudica, perché Verdi è nostro, ma anche patrimonio universale.
Bruna Milani



