HomeAttualitàIL PENSIERO BREVE DEI NOSTRI TEMPI

IL PENSIERO BREVE DEI NOSTRI TEMPI

È una creazione umana e l’abbiamo vista l’apocalisse a Hiroshima e Nagasaki, poi rivista a Cernobyl e ancora dieci anni fa a Fukushima. Sappiamo che il rischio nucleare è pressoché eterno perché nessuno al mondo sa come spegnere il nocciolo che è  il  cuore tremendo delle centrali. A Fukushima,  come ovunque si produca energia  nucleare, non si sa nemmeno come smaltire le scorie e che farne dell’acqua con cui si raffredda il nocciolo, acqua che rimane radioattiva anche quando viene privata del micidiale cesio. 

Per ora le barre delle scorie vengono stoccate qua o inviate là come si fa  a Caorso come in Giappone e altrove. A Fukushima volevano rilasciare gradualmente nel mare o nell’aria l’acqua avvelenata, ma i pescatori e i Paesi confinanti si sono giustamente opposti.  L’acqua pertanto viene messa in silos posti in valli limitrofe. Ma quando non ci sarà più posto né per quelle scorie né per quell’acqua?Anche se sono trascorsi dieci anni neppure i robot possono oggi avvicinarsi al nucleo della centrale giapponese, Fukushima è una città spettrale come Cernobyl, il suo territorio è un enorme buco di terra morta e contaminata. Han cominciato a toglierne pochi centimetri, ma cosa farne, dove metterli? L’uomo  che si crede tanto intelligente e in diritto di creare ciò  che in natura non esiste è  preso da un tale delirio di onnipotenza che perde la ragione e non riesce a formulare un pensiero completo, ma solo un pensierino breve, brevissimo, insufficiente a immaginare le conseguenze delle sue scoperte e, ancor peggio, le mette in opera prima di averne l’antidoto. Questo ragionare a metà,  questo pensiero breve crea in molti campi problemi a cui non trova soluzioni se non dopo molti anni e in pochi casi.  L’esempio per eccellenza è l’energia nucleare, ma anche  l’ eternit e la plastica.e molto altro. Pia illusione tranquillizzarsi  dicendo “La scoperta è  neutrale, dipende da chi la usa” ben sapendo che potrebbe usarla un pazzo, un cattivo o esserci un errore. Oppure “L’energia nucleare è  un’energia pulita” . Pulita un accidente se può  avvelenare  il mondo e cancellare il genere umano. Ci sono cose a cui bisogna dire NO in modo da costringere a cercare altre soluzioni che come abbiamo visto si trovano. Il timore è  che l’energia “pulita” sia solo un alibi per avere in realtà materiale per  costruito armi atomiche .  Hiroshima, Nagasaki, Cernobyl, Fukushima non  hanno insegnato niente. Il pensiero breve trionfa in quasi tutti i campi primo fra tutti la salute. Abbiamo constatato lo sfascio della sanità concepita come azienda, e abbiamo capito troppo tardi che i privati non fanno l’interesse della collettività, ma fanno innanzitutto i loro.  Se uno Stato  ci tenesse davvero ai suoi cittadini dovrebbe cominciare col tutelare la loro vita cominciando da ciò  che è indispensabile all’esistenza: tutela della salute, beni di prima necessità,  educazione, abitazioni, viabilità, salubrità dell’ambiente, messa in sicurezza del territorio.  Tutto questo dovrebbe far capo allo Stato,  i privati potrebbero intervenire ma all’interno di un progetto, di una guida e di un  controllo statale. Se poi gli statali lavorassero male non solo licenziamenti ma anche punizioni economiche e magari galera. Viceversa se lavorassero speditamente e con buoni risultati premi e avanzamenti di carriera non come oggi che chi fa fallire aziende e persino banche se ne va con buonuscita da capogiro. I vaccini deve produrli lo Stato come le mascherine, le siringhe, i respiratori  le tute, i caschi, insomma tutto ciò che serve a salvare la vita. Questo non creerebbe tanti posti di lavoro? Ma perché il pensiero non sia breve anche in questo campo occorre che si possano fare test per verificare se ci sono allergie a vaccini, antibiotici e liquidi di contrasto, tutti dati  da inserire insieme al gruppo sanguigno nella tessera sanitaria elettronica. Si tratterebbe di una forma di prevenzione. Mille sarebbero gli esempi di pensiero breve.

Fra gli ultimi argomenti pubblicati in questi giorni il caso del Centro Paralimpico di Villanova. Avranno valutato il clima?  Avranno pensato che fare sport faticoso come corsa,  ciclismo, tennis e altro in un luogo di pianura dagli inverni rigidi e dalle estati torride invase da zanzare  sia una scelta ragionevole?
Gli Stati (e Amazon) si son dati scadenza il 2050 per adeguarsi al rispetto dell’ambiente. Campa  cavallo! Troppo il tempo che permette loro di cincischiare tanto molti politici e industriali nel 2050 non ci saranno più,  e poi troppe cose potrebbero cambiare e certe situazioni precipitare.  Meglio sarebbe  costringere da subito al cambiamento anche perché c’è tanta ipocrisia, tanta malafede. Mentre si architettano parchi verticali, carini ma imparagonabili  a quelli veri nel produrre ossigeno, trattenere l’acqua, impedire frane, si distruggono parchi secolari e quel poco di verde rimasto nelle città e si continua a sottrarre terra agricola per cementificare sempre di più.  Il pensiero breve non vede più in là del suo naso o forse del suo interesse economico. Pensare più in là verso ipotesi  che speriamo non accadano ma  che non devono trovarci impreparati è  assolutamente necessario, la pandemia da Covid 19 lo sta scrivendo sulla nostra pelle. E allora non voglio gettare benzina sul fuoco, men  che meno passare per una Cassandra, ma se da Caorso, magari da un trasporto di scorie, ci fosse una fuga radioattiva saremmo pronti ad affrontarla sia come piano di evacuazione che come medicina nucleare? Dalla chiusura di Arturo (nome della centrale nucleare di Caorso) non se ne parla più, ma il nocciolo è vivo, le scorie ci sono e il rischio rimane.  Nel lontano 1987 durante la mitica catena umana Caorso-San Damiano, feci io, per Radio Popolare di Milano, la diretta in  collegamento internazionale. Avevo  avuto un figlio e mi sentivo responsabile del mondo in cui l’avevo messo. Quanti genitori dal pensiero breve non si occupano della città,  del Paese, del mondo in cui hanno messo i figli? Eppure è  anche con l’impegno civile ed ecologico  che si tutela la  vita, quella nostra, dei figli, di tutti; ma come si evince il pensiero breve ama molte cose: la scienza, la tecnologia, gli affari e chissà cos’altro, ma non ama la vita.
Bruna Milani

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