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Stefano Torre “Piacenza scandalosa. La Ragazzetta chiude la domenica”

Chiuso la domenica. Non é sfuggito ai più ed é già oggetto di discussione il fatto che il nuovo locale di Piazza Cavalli “La Ragazzetta” sia aperto tutti i giorni tranne la domenica. La mission turistica, affidata a quello che entro dicembre sarà anche ristorante, gastronomia e caffé letterario, fa pensare che proprio il weekend serva un segnale di accoglienza (pensando in particolare a potenziali turisti) per il locale più centrale e rappresentativo della città.
Un impegno affidato al Gruppo Monteleone, che si é aggiudicato la il pacchetto completo dei servizi turistici/culturali non solo con la gestione de “La Ragazzetta” ma anche con quella dello IAT e di Palazzo Gotico, e che ha inaugurato la prima parte del progetto (il bar) il 4 luglio scorso. Da allora non sono mancati mugugni e dissensi in merito ad alcune questioni che ricorda anche Stefano Torre in un suo post su Fb. L’esperto di web marketing, ex candidato sindaco di Piacenza, introduce così il suo intervento “Siamo alle solite!”
“C’è qualcosa che non torna nella gesti
one del nuovo caffè storico di Piazza Cavalli. Anzi, più di qualcosa.
Partiamo dai soldi. Il locale è di proprietà del Comune di Piacenza ed è stato affidato per diciotto anni alla cordata guidata da Monteleone Group, nell’ambito della concessione che comprende anche lo IAT e i servizi di visita a Palazzo Gotico. Il canone stabilito è di 34.442 euro all’anno. Peccato che per i primi dieci anni quel canone non verrà materialmente versato al Comune: sarà infatti scomputato a fronte degli arredi e delle attrezzature acquistati dal concessionario, per un valore complessivo di 344.420 euro.
La spiegazione ufficiale è che si tratta di una possibilità prevista dal contratto e di una prassi già utilizzata in concessioni analoghe. Benissimo. Ma una prassi non diventa automaticamente ragionevole soltanto perché è una prassi. Nel mondo dei comuni mortali, quando un privato prende in gestione un bar, normalmente si compra tavoli, sedie, bancone, frigoriferi e macchina del caffè con i propri soldi. Il proprietario dell’immobile si occupa semmai delle strutture, degli impianti e di consegnare locali a norma. Qui invece abbiamo un concessionario che, per dieci anni, non versa un euro di canone perché il costo dell’allestimento viene compensato con quanto dovrebbe pagare al Comune.
Possiamo discutere per ore se questa operazione sia conveniente oppure no per l’ente pubblico. Ma almeno chiamiamo le cose con il loro nome: per dieci anni il Comune rinuncia a incassare 344.420 euro di canone in cambio degli arredi e delle attrezzature del locale che tra dieci anni non varranno più un soldo.
Poi c’è il nome. “La Ragazzetta” deriva effettivamente da Backfisch, titolo del ritratto di Klimt nascosto sotto il celebre Ritratto di signora. Dunque un riferimento culturale esiste. Resta però una domanda molto semplice: era davvero necessario trasformare uno dei luoghi più rappresentativi di Piazza Cavalli in “La Ragazzetta”? Perché nella lingua italiana di oggi “ragazzetta” non evoca esattamente autorevolezza, eleganza o prestigio. È un diminutivo che sa di piccola cosa, di personcina, quasi di donnetta. Per un caffè storico affacciato sulla piazza principale della città si poteva forse trovare qualcosa di meno lezioso e più degno del luogo.
Ma tutto questo impallidisce davanti alla vera meraviglia.
La domenica La Ragazzetta è chiusa.
La domenica.
Il giorno nel quale una città che sostiene di voler investire sul turismo dovrebbe presentarsi con il vestito migliore. Il giorno delle famiglie, dei visitatori, delle passeggiate in centro, dei turisti che arrivano a vedere Palazzo Gotico, i Cavalli del Mochi, la Cattedrale, Palazzo Farnese. Arrivi nel cuore monumentale di Piacenza, sotto il Municipio, davanti alla piazza più importante della città, e trovi chiuso proprio il caffè storico collocato nel palazzo dei mercanti che ospita il municipio e inserito in una concessione che comprende perfino i servizi turistici.
Questa è la parte che davvero non riesco a comprendere. Il Comune concede uno dei locali più prestigiosi che possiede, accetta che per dieci anni il canone venga compensato con gli arredi e poi non pretende nemmeno che quel locale svolga pienamente la funzione che la sua posizione gli assegna: essere un presidio vivo della piazza soprattutto quando la città viene visitata.
Non sto dicendo che un bar debba restare aperto sette giorni su sette per diritto divino. Un gestore privato organizza il proprio lavoro come ritiene opportuno. Ma qui non siamo davanti a un bar qualsiasi in una via qualsiasi. Siamo dentro un immobile pubblico, nel cuore della città, nell’ambito di una concessione che ha tra i suoi obiettivi anche l’accoglienza e la valorizzazione turistica.
E allora la domanda va rivolta soprattutto al Comune di Piacenza:
quando avete scritto questa concessione, qualcuno ha pensato che il caffè storico di Piazza Cavalli sarebbe stato utile averlo aperto proprio la domenica?
Perché se nessuno ci ha pensato, abbiamo un problema.
Se invece ci hanno pensato e hanno deciso che andava bene così, ne abbiamo uno ancora più grosso.
E Bon!”
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1 commento

  1. Il comune che paga l’arredo del bar è roba dell’altro mondo, adesso poi gli scontera’ anche l’arredo del ristorante !🤣🤣🤣 rido per non piangere!!!!!!!

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