Il corso del 14 maggio a Piacenza, è un’ iniziativa di ARTOI, acronimo per Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate. Un evento finalizzato ad organizzare una serie di corsi/convegni a livello nazionale, con lo scopo di avvicinare gli operatori sanitari alle conoscenze relative agli strumenti dell’Oncologia Integrata e diffonderle in maniera capillare. Anche Piacenza è inclusa in questo progetto e per la partecipazione al corso del 14 il termine è lunedì 9 maggio. L’evento, un’intera giornata di approfondimenti e confronti presso l’Hotel Ovest, coinvolgerà professionisti del settore e si svolgerà in 2 parti: nella mattinata verranno illustrati alcuni degli strumenti dell’oncologia integrata con relazioni dedicate su: agopuntura, microbiota intestinale, micoterapia, fitoterapia, e alimentazione. Nel pomeriggio ci sarà una tavola rotonda dedicata a scoprire quali risorse offra l’oncologia integrata alla pratica medica convenzionale; se ci sono problematiche che la medicina mainstream ha difficoltà a risolvere; i reali limiti e le concrete opportunità di integrazione nella vita reale; tutto ciò per cercare possibili aperture alla collaborazione e percorsi di cura globale per i pazienti affetti da patologia tumorale.

Abbiamo chiesto alla dott. Livia Bidin, Oncologo, Agopuntore e socia di ARTOI, di spiegarci qualcosa di più in merito all’argomento
Quando parliamo di Oncologia Integrata di cosa stiamo parlando?
Di una serie di tecniche sanitarie che possono affiancare (in maniera integrata) le terapie standard oncologiche, quali chirurgia, radio-chemio-ormono-terapia e terapie biologiche
Come si complementano? Facciamo esempi
Genericamente possiamo dire che il focus delle terapie standard è il tumore; il focus delle terapie integrate è tutto l’organismo inteso nel suo modo di funzionare e nell’ambito del quale il tumore si è “generato” e “coltivato”, evadendo i meccanismi di protezione e difesa. Quindi le terapie integrate sono a sostegno del riequilibrio fisiologico, del funzionamento del “sistema”: della persona nella sua interezza e complessità.
Da dove nasce la necessità di aggiungere qualcosa alle terapie oncologiche standard?
Le terapie integrate associate alla medicina convenzionale possono aiutare a ridurre gli effetti collaterali e le complicanze delle terapie oncologiche standard. Possono, ad esempio, aiutare a contrastare la chemio-resistenza e aumentare l’efficacia della CT RT e Immunoterapia (sinergia), ma anche influenzare il sistema immunitario, migliorare la qualità di vita del paziente.
Una proposta, dunque, che non si pone come alternativa alla medicina ufficiale.
La medicina integrata, inoltre, è supportata da evidenze scientifiche pubblicate e da specifiche Linee Guida in casi particolari. ARTOI è acronimo per Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate
“Integrare” queste tecniche vuol dire farle contemporaneamente, ma soprattutto in modo ragionato-strategico rispetto alle terapie ufficiali-standard, conoscendo meccanismi d’azione, effetti terapeutici ed effetti collaterali di queste ultime. Ed è proprio su questo significato di integrare che si deve porre l’attenzione. “Integrare” queste tecniche con la terapia oncologica standard significa sceglierle – nel ventaglio di opzioni possibili – appropriatamente su base personalizzata e usarle in modo ragionato-strategico nel momento in cui ci troviamo. Quindi si tratta di una scelta individualizzata, e contestualizzata nel tempo. Non vale il principio che una misura vada bene per tutti, nè vada bene per sempre. E’ essenziale non derogare dai seguenti punti nel praticare la Medicina Integrata: ogni intervento integrato deve avere il criterio di sicurezza per i pazienti, non deve interferire negativamente con l’efficacia e con gli effetti collaterali dei farmaci in uso, si devono conoscere le manifestazioni dei singoli tumori, il loro trattamento, e le terapie farmacologiche standard, tenere in considerazione i bisogni psicologici, e sociali, al fine di definire il bisogno di integrazione e che obiettivo si intende ottenere con il supporto integrato nello specifico paziente. Il nostro organismo, come tutti i sistemi viventi, è un “sistema”, cioè non è una semplice somma di parti; piuttosto, dall’interazione di queste parti emergono caratteristiche di un livello superiore, come il pensiero, le emozioni, i comportamenti istintuali. Inoltre è un sistema “autopoietico”, cioè che si auto-rinnova, interagendo con l’ambiente e ricavandone l’energia che gli serve per rinnovare le sue componenti e mantenere nel tempo, in un continuo rinnovamento – di distruzione di cellule vecchie e nascita di cellule nuove – il suo “essere sempre se’ stesso”, la sua individualità e la sua autonomia. Questa è la “visione di sistema” che fa da sottofondo nella Medicina Integrata.
Quali conclusioni, dunque, rispetto ad una possibile integrazione, alla luce delle sue esperienze professionali anche a Piacenza?
In conclusione direi che, a fronte della richiesta di terapie che aiutino a ridurre gli effetti collaterali e le complicanze delle terapie oncologiche, si è accumulato ad oggi un numero consistente di evidenze scientifiche che indicano che le terapie integrative possono essere un utile strumento aggiuntivo non solo per ottimizzare la tollerabilità, aumentando la compliance ai trattamenti standard, ma che esse agiscano in sinergia con le terapie classiche antitumorali e possano in definitiva contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti.



