Intervista a Caterina Baldini SkyTg24 “Tra Roma e Milano, con Piacenza nel cuore”

Dal 2004 in forza a SkyTg24, Caterina Baldini, giornalista piacentina, ha mosso i primi passi nel mondo dell’informazione a Teleducato Piacenza e Parma. E’ lì che ci siamo conosciute, tra una notizia e l’altra, nella frenesia di una piccola redazione di provincia che ci ha insegnato tanto, e di cui tanto rimane ancora oggi nella nostre rispettive storie. La sua, in particolare, merita di essere raccontata, anche se brevemente e nello stile discreto che ha sempre caratterizzato Caterina, giornalista di razza, autenticamente appassionata del suo lavoro, lontana da vetrine mediatiche di facile consenso e schiva rispetto a qualsiasi forma di autocelebrazione. Eppure il suo curriculum é di quelli di cui compiacersi, ogni giorno.

Da Teleducato a Telecolor, Primarete Lombardia, quindi in altre tv locali di Milano e presso l’Assessorato allo Sport della Provincia di Milano. Infine a Roma a T9 Teleregione prima, e Sky TG 24 poi. Una carriera costruita con determinazione e competenze, fin da quando, già a Teleducato, lavorava a testa bassa, senza farsi distrarre, con in mente un progetto professionale e di vita che oggi, con tanta umiltà, può dire di aver realizzato. Una cosa é certa: non ha dimenticato le sue radici, anzi, ne va fiera, consapevole di come quegli esordi in una piccola redazione le abbiano lasciato un bagaglio di esperienze che ancora oggi fanno la differenza. E che ancora oggi, nonostante il livello raggiunto, la riportano ad apprezzare il gusto del giornalismo “di strada”, tra la gente, tra le storie di vita vera. Quello della cronaca nera che, ancora, resta il suo primo amore.

Caterina raccontiamo innanzitutto in cosa consiste il tuo lavoro oggi. Di cosa ti occupi a Sky?

Lavoro al Tg di Sky nella sede di Milano, dove sono stata trasferita da Roma come tutti quelli che non si occupano di politica. Sono impegnata a curare tutto ciò che ruota attorno alle news, secondo la filosofia di lavoro di un’azienda che mi ha dato tanto e che ringrazio per le opportunità di crescita che mi ha offerto. Dunque notizie, scrittura, grafica, montaggi, speech. Ruoli intrecciati, diversi, alcuni poco conosciuti. La conduzione del tg é importante, ma non é l’unico aspetto di un lavoro complesso. Anche la “cucina” come si dice in gergo giornalistico, implica competenze e scelte importanti. Meno visibile certo, un aspetto a cui non si pensa, ma indispensabile per essere sempre sul pezzo in modo consapevole.

Il lavoro a Milano, la famiglia a Roma. Difficile conciliare tutto; immagino che anche tu, come tante donne, sia impegnata in un complicato esercizio di equilibrismo

In effetti si. Due case, due città, due ruoli. Mio marito, Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma, é anche più impegnato di me, dunque gran parte dell’organizzazione famigliare é sulle mie spalle. Cerco di essere presente il più possibile con le bambine (5 anni e 1 anno e mezzo), di rispettare i loro tempi, scanditi da una quotidianità regolare, che mal si concilia con i turni del lavoro, ma allo stesso tempo cerco anche anche di non trascurare la professione. In questo mi ha aiutata molto lo smart working avviato durante la pandemia e tuttora in atto. Sky é stata apripista in questo, e ancora oggi riesco a svolgere alcune attività da Roma. Insomma, per ora me la cavo. Sempre di corsa, ma comunque appagata. Nel mio progetto di vita c’é sempre stata anche la famiglia, ai primi posti; e da sempre sono stata consapevole dei sacrifici che avrebbe comportato. Un altro elemento che contribuisce a tenermi ben ancorata alla realtà.

Ecco. Che tu sia con i piedi per terra lo si capisce da tante cose, anche senza frequentarti. Basta scorrere i tuoi profili social e guardare come lavori. Nessun selfie ammiccante, nessun indugio sulla tua bellezza o sull’importanza della testata per la quale lavori. Nessun compiacimento facile, insomma, nello stile di una riservatezza (molto piacentina) e di una serietà professionale che non é mai venuta meno.

Mi fa piacere che tu lo abbia notato e che tu lo dica. Un aspetto che confermo e per il quale, a volte, ricevo anche delle critiche. Per me quello di giornalista é un lavoro come un altro. La ribalta, la visibilità, la popolarità sono solo alcuni degli aspetti, indispensabili e accreditanti, ma di certo non i più importanti. Mi é capitato spesso di rifiutare ruoli di moderazione, al di fuori di Sky, perché ritenevo fossero deontologicamente non corretti, eticamente fuori luogo. La serietà nel lavoro é al primo posto e credo che questa impostazione mi derivi da quello che ho imparato nelle redazioni di provincia da cui sono partita. Vedo la differenza con altri colleghi che hanno fatto percorsi diversi e ritengo di essere stata fortunata a vivere una quotidianità di lavoro semplice, che però mi ha temprata e preparata ad affrontare tutto quello che é seguito.

Un pò mi hai già risposto, ma te lo chiedo comunque. Cosa ti piace ancora del lavoro di giornalista?

I social in questi anni hanno cambiato molto il nostro lavoro. Lo hanno rovinato e banalizzato, seguendo un criterio di forma/tempo e non di sostanza. Chiunque può fare qualunque cosa, l’importante é che riempia un tempo, una durata. Il tutto a scapito dei contenuti, delle notizie, della loro fondatezza. Un trend che va peggiorando e che, temo, sarà difficile da invertire. Tornando alla tua domanda, di questo lavoro mi piace soprattutto la “strada”, le storie delle persone, la cronaca nera che nasconde dietro di sé sempre risvolti sociali drammatici, dolorosi, ma a volte anche tanta forza e verità. A questo proposito mi sono occupata spesso della condizione delle donne, un tema molto caro a skytg24.
Mi ha sempre appassionato capire cosa ci fosse dietro violenze anche psicologiche che spesso le donne subiscono proprio nei contesti famigliari, e mi sono sempre impegnata con convinzione, nella divulgazione di strumenti per combattere e contrastare questo fenomeno. Questo aspetto mi manca molto negli ultimi anni, perché adesso faccio i conti con il tempo, il tempo che non basta mai, è quello che mi rimane lo dedico alle mie bimbe. Un po’ di tempo fa per me non esistevano orari, ma solo lavoro ,lavoro e passione . Sensibilità per certi temi e passione che mi derivano dalle esperienze di cronaca piacentine come giornalista di strada.
Ricordo con piacere e con nostalgia il “giro” di nera tra Questura e Carabinieri che si faceva al mattino con i colleghi, la solidarietà e l’aiuto che c’era tra noi, le tante cose imparate dai giornalisti più maturi di me e le risate (non mancavano mai) in quelle giornate di lavoro impegnative ma anche spensierate. Non é vero che a Piacenza non succede mai nulla. Ricordo fatti eclatanti, omicidi e delitti, casi intricati di cui anch’io mi ero occupata e che mi hanno fatto crescere giornalisticamente insegnandomi tanto. Ecco, quel legame con la “strada” non si é mai spezzato e sono grata all’azienda per la quale lavoro per avermi dato la possibilità di svolgere ila mia attività anche in questo modo, ancora tra la gente, evitando di chiudermi in una bolla lontana dalla realtà.

Dunque, delle tue radici rimane tanto. A Piacenza torni spesso? Domanda scontata, ma temo che, tra Roma e Milano non resti molto tempo per fermarti anche qui.

No, in effetti torno raramente. Piacenza resta nel mio cuore e ne ho nostalgia, soprattutto della Val Trebbia, dove ho trascorso bei momenti di cui restano ricordi importanti. Una rimpatriata con i colleghi giornalisti? Perché no! Ci terrei molto, spero davvero di poterla organizzare. Sono sicura che ritroverei l’atmosfera di sempre, quella che ancora mi porto dentro e che contribuisce ad alimentare il mio lavoro ogni giorno.

Mirella Molinari è una giornalista piacentina. Per 15 anni Direttore del Telegiornale di Teleducato Piacenza, è stata la prima donna...

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