Il rebus dell’ospedale nuovo: il punto della situazione

Proviamo a fare il punto sul nuovo ospedale? Esistono quattro luoghi dove potrebbe essere costruito: la Pertite, la caserma Lusignani, un terreno a La Verza di privati e uno dell’Opera Pia Alberoni, vicino alla Farnesiana.

Dopo averli esaminati a lungo amministratori e Asl sono giunti a questi risultati: molto caro l’acquisto delle aree private, praticamente gratis le prime due che sono aree militari.

Ma ognuno dei quattro luoghi ha i suoi problemi: la Pertite va risanata (e costerebbe milioni) e la Lusignani è troppo piccola. I due terreni privati necessitano di imponenti opere viabilistiche. In ognuno dei casi si tratterebbe comunque di una enorme colata di cemento.

E la Pertite qualche anno fa è stata oggetto di un referendum cittadino, che non ha raggiunto il quorum per essere vincente. Ma i “migliori perdenti” sono circa 30mila, e ne vorrebbero fare un parco pubblico. E che oggi si stracciano le vesti a vedere la Pertite messa in palio tra le ipotesi ospedaliere. Com’è ovvio, nei giorni scorsi è nato anche un comitato spontaneo “pro ospedale alla Pertite”. Così non ci facciamo mancare niente.

Se – ad oggi – dei quattro terreni candidati, la Pertite sembra la più promettente, il sindaco Barbieri ha dichiarato che non sarà presa in considerazione perché in campagna elettorale si era spesa a favore della Pertite solo parco.

Noi non abbiamo una soluzione in tasca: ci limitiamo a descrivere i fatti nel modo più neutro possibile, ma facciamo una considerazione. Il parco della Galleana ha la stessa origine militare della Pertite. E ci sembra tenuto abbastanza male. Diverse volte vi si sono trovati ordigni bellici. Non ci sono i soldi per mantenerlo all’onor del mondo, nessuno vuole rischiare di aprirvi un chiosco e dunque più che un parco è rimasto un polmone verde, una sorta di bosco in città con pochissime aree attrezzate.

Proviamo ad immaginare le esauste casse comunali alle prese non con una ma con due Galleane, una delle quali totalmente da risanare perché per decenni alla Pertite i militari hanno fatto esattamente il comodo loro. E – dal loro punto di vista – avranno anche fatto bene: era roba loro e se volevano seppellire amianto o metalli pesanti o ordigni bellici nessuno poteva ridire. Anche perché nessuno poteva saperlo.

Le due alternative della Pertite sono o lasciarla così com’è, coi suoi poetici daini che scorrazzano e la selva tropicale che si fa strada, ma chiuso e non fruibile ai piacentini o costruirci l’ospedale.

Il parco residuo sarebbe molto più piccolo? Quasi insignificante? Certamente, ma sarebbe fruibile e aperto al pubblico, perché con la pioggia di milioni che la Regione ha promesso si riuscirebbe a risanarlo e anche a mantenerlo.

Ma questo – state tranquilli – non avverrà. Le promesse elettorali non possono essere disattese, non sul progetto che dovrebbe diventare il vessillo dell’amministrazione Barbieri.

Infatti, se il cantiere del nuovo ospedale partirà, la prossima scadenza elettorale sarà punteggiata dai lavori di quell’enorme cantiere, sul quale saranno puntati gli occhi di tutti i piacentini.

Dunque, dovremo ripiegare su uno degli altri tre, ognuno coi suoi problemi, uno dei quali sollevato dai numerosi commentatori social (infatti, se ogni italiano è un ottimo allenatore della nazionale, ogni piacentino è un perfetto incrocio tra un urbanista e un archistar): l’aumento esponenziale del traffico viabilistico nei pressi del nuovo ospedale che, guarda un po’, dovunque sarà costruito impatterà su una zona già afflitta da altissima tensione veicolare. In più c’è chi dice: se eliminiamo dal novero le aree militari, per scegliere un’area privata occorrerà indire un concorso pubblico. Col quale si saluterebbero i finanziamenti della Regione per i tempi biblici del concorso e dei probabili ricorsi al Tar degli esclusi.

Infine, ma non è di poco momento, dovremo fare attenzione ad un Moloch che potrebbe aggirarsi per Piacenza nei prossimi anni: l’utilizzo futuro del vecchio ospedale.

Avete presente quell’edificio in fondo a via X giugno, da anni abbandonato al più desolante degrado? L’ex industria tessile Zerbi. Ecco, immaginiamo di moltiplicare per cento quell’immagine, collocandovi all’interno una zona franca, una corte dei miracoli di immigrati irregolari e richiedenti asilo.

Bene ha fatto in più occasioni il sindaco Barbieri a porre la questione agli organi regionali: finché non sapremo cosa fare del vecchio, non iniziamo neppure a discutere del nuovo ospedale.

Recentemente si è ventilato di collocarvi gli uffici Asl oggi a piazzale Milano, oltre ad ambulatori sparsi in altri punti della città. Bene, ma non benissimo: se immaginiamo di riadattare ad ambulatori e uffici le attuali stanze dei degenti, dovremo anche immaginarci di adattare una parte del vecchio nosocomio ad ospitare anziani disabili non autosufficienti, centri di riabilitazione motoria… insomma, detta così, ci sarebbe da lavorare più nel vecchio che nel nuovo.

Il che, stante l’aumento costante della vita media e la prospettiva che nei prossimi anni saremo sempre più vecchi, potrebbe anche essere positivo: ci sono lunghe liste di attesa al Maruffi e al Vittorio Emanuele, che potrebbero essere ridotte con la presenza di altre strutture simili, da collocare in pieno centro storico come il Guglielmo da Saliceto.

A proposito, come si dovrebbe chiamare il nuovo ospedale? Ancora come prima o abbiamo altre eccellenze da opporre al cerusico e studioso insigne dell’altissimo medioevo? Abbiamo capito, riusciremo a litigare sui social anche per questo.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *