IL GUANTO DELLA SFIDA. LA STORIA DI ALE BERSANI CONQUISTA IL WEB

Affermato fotografo piacentino, con gravi problemi di vista, Alessandro Bersani racconta un episodio della sua vita, che rende l’idea di cosa significhi muoversi e lavorare in condizioni di parziale disabilità. Un miracolo, il suo lavoro di fotografo, pensando a quanto questa professione sia collegata alla possibilità di vedere ciò che si sceglie di immortalare. Un caso unico, di lavoro straordinario, con scatti che arrivano dal cuore e da un’intuizione di forme e colori, sviluppati interiormente, nel tempo. Non c’é autocommiserazione nella sua testimonianza, ma, semmai, una lucida analisi di come ci si può adattare e fare, di un limite, una opportunità. “Il guanto della sfida” ha commosso il web, e conquistato l’attenzione di giornalisti nazionali come Pierluigi Magnaschi. Anche noi di Piacenza Diario lo vogliamo divulgare

IL GUANTO DELLA SFIDA

“Lo so, chi ha 30 anni di professione sulle spalle come me nel mondo dell’immagine dovrebbe possedere una ottima vista, non è così: da poco dopo la nascita nel 1960 le mie retine oculari sono irreparabilmente danneggiate, infatti fino a poco tempo fa ero un cieco con residuo visivo, prima di un ventesimo per occhio poi di un centesimo per occhio ed ora molto meno. Non ho mai visto un colore, nessun colore e devo portare occhiali scuri quasi sempre perché la luce mi manda in confusione totale soprattutto ora che i miei cristallini si sono opacizzati, fenomeno meglio conosciuto con il nome di cataratta.

Anziché con gli occhi ho sempre lavorato con la mente e con il cuore.

In realtà il grosso sforzo è stato interiorizzare il linguaggio visivo al punto di farlo diventare un modo naturale di esprimermi che, come quello verbale, non richiedesse alcuna mediazione per uscire.

Ciò naturalmente viene applicato anche nella vita quotidiana ad esempio per camminare per strada senza farmi investire e senza cadere a terra oppure addosso a qualcun altro.

La scansione continua del luogo in cui mi trovo viene effettuata dalla mente utilizzando tutti i sensi che ho a disposizione: udito, tatto, olfatto e anche gusto per ottenere ed elaborare una grande mole di informazioni utili a definire ciò che sta accadendo o potrebbe accadere.

La memoria gioca un ruolo determinante: memoria posizionale, tattile, olfattiva, uditiva e del gusto. Utilizzandola insieme alle nuove informazioni provenienti dai sensi avviene il miracolo della consapevolezza dell’ambiente in cui mi trovo in quel momento.

Ciò che ha veramente rilevanza è costituito dalle variazioni, dalle differenze che riesco a registrare.

Contemporaneamente riesco anche a parlare, a pensare, a muovermi e ad emozionarmi.

Venendo al sodo: questa mattina mi sono accorto di avere in tasca un guanto solamente; per farla breve sono tornato in tutti i luoghi nei quali ero stato dopo l’ultimo utilizzo di entrambi i guanti chiedendo notizie del guanto orfano… niente da fare. Mi sono anche fatto riaccompagnare da chi ci vede bene lungo il percorso che avevo seguito… niente!

Tornando sconsolato verso il mio studio, sconsolato come sempre quando perdo un oggetto (fortunatamente molto di rado) la mia scansione sensoriale intercetta una differenza, una variazione in un grosso vaso che ospita una bella pianta nella mia via… Si trattava dell’orfano che qualcuno gentilmente aveva raccolto da terra e accuratamente sistemato sul bordo del vasone.

A nulla serve la massa ridondante di informazioni visive a disposizione della maggioranza delle persone, ciò che serve veramente è ben altro: la cecità!”

Alessandro Bersani

Mirella Molinari è una giornalista piacentina. Per 15 anni Direttore del Telegiornale di Teleducato Piacenza, è stata la prima donna...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *