CON BRIAN AND PARTNERS ARRIVA A PIACENZA L’IDEA DEL WORK FOR EQUITY. INTERVISTA AD ANDREA BRICCHI

E’ Brian and partners, la società che per prima ha aperto questa nuova frontiera del business. Nata a inizio anno da un’idea del manager piacentino Andrea Bricchi, si sta facendo largo tra un successo e l’altro, nel mondo dell’industria e dei servizi.  Abbiamo chiesto a Bricchi, che è anche amministratore delegato di questo sodalizio, di raccontarci qualcosa in più. 


Cosa fa Brian and partners? “Siamo come un private equity, che inietta managerialità, più che finanza, nelle aziende partecipate”
Questa formula, in Italia, sembra essere a oggiquasi inesplorata. Come vi è venuta questa idea? “Alla fine dell’anno scorso ho dovuto fare delle scelte, valutando proposte diverse. Nello stesso periodo dialogavo spesso con grandi studi legali americani. Un mio amico avvocato mi ha chiesto perché non potessi diventare loro partner, aprendo una sede italiana, per fare il manager a tutto tondo: entrare in quota capitale di PMI e startup promettenti e farle crescere, non con iniezioni di liquidità, come fanno i fondi d’investimento, ma con il mio lavoro, da manager, da CEO, da Presidente, da direttore commerciale, da membro di consigli d’amministrazione o da mentore”. 
Un business angel? “Una specie, sì, però con le mani sulla cloche. Mi piaceva l’idea, ma avevo bisogno di tempo per digerirla, per farla mia. Poi un caro amico, professore universitario e economista di grande spessore, ha capito la situazione e mi ha convinto. Ricordo ancora la mattina di Dicembre in cui venne a casa mia col suo portatile. Pochi minuti prima di arrivare mi mandò un WhatsApp: ‘Prepara un caffè molto caldo’. Ho sorriso. Il caffè mentre ragionavo con un superprofessionista, su come impostare l’idea americana, era il segno che aspettavo: ero in pista”. 

E così?  “E così il professore ha passato la palla a uno studio che si occupa di queste cose. Abbiamo fatto alcuni incontri prima di Natale, posto le basi. Non è stato facile, perché era un terreno quasi insondato. Ricordo che perfino il Notaio ci fece i complimenti: ‘Siete i primi che vedo. Probabilmente i primi in Italia’, ci disse. Poi ho riunito un po’ di partner, disposti a credere in me, ho fatto i conti e mi sono convinto. C’è un bisogno profondo di professionisti capaci di guidare le aziende italiane, che troppo spesso sono in mano a dinamiche distorte, a nipoti e cugini dei fondatori o, ancor peggio, a manager mediocri, che sono lì proprio in funzione della loro mediocrità, e s’improvvisano in ruoli non loro”. 

Voi sapete far meglio?  “Non è questione di meglio o peggio. Noi sappiamo farlo. Siamo professionisti. A volte il cugino del fondatore, invece, no. Dirigere un’azienda non è un titolo nobiliare e nemmeno una predisposizione genetica. Non è un diritto di nascita. Richiede talento, studio, preparazione e anche ‘fame’. Se li hai vai avanti, magari tra un fallimento e l’altro. Se non li hai, invece, vai nei pali. Quando si parla di crisi si considerano sempre troppo poco questi aspetti fondamentali. E’ troppo facile lamentarsi per la congiuntura internazionale. Bisogna fare macchine che vadano forte, poi però in pista deve andare il pilota, non il costruttore”.   
Quindi, dopo 17 anni da manager e dirigente industriale, per grandi gruppi e multinazionali, si è deciso.  “Sì, non avrei pensato di fare l’imprenditore. Però sono convinto che la vita ti porti sulla strada giusta, anche quando non te ne sei ancora accorto”. 

Che formazione ha Andrea Bricchi? “Sono un ingegnere elettronico vecchio ordinamento, con una specializzazione in microelettronica, e vari corsi e attestati post universitari, anche in scuole prestigiose, come SDA Bocconi e Palo Alto, in economia, finanza, contrattualistica internazionale, gestione aziendale, giurisprudenza, negoziazioni. Negli anni ho fatto anche alcuni coachingpersonalizzati. Parlo e scrivo in varie lingue, di cui quattro in modo molto fluente. Ho studiato per un periodo a New York, viaggiato e vissuto veramente in tutto il mondo. Oltre a New York, ho passato periodi lunghissimi a Parigi, Barcellona, Madrid e sono stato con eccezionale frequenza in tutto il medio oriente, in Africa, in Asia e Sud America. Ho sviluppato una rete di contatti in cinque continenti, perfino in Polinesia (ride, n.d.r.), tra aziende, imprenditori, manager, diplomatici, politici e professionisti. Insomma: ho messo le basi”. 

Oltre a questo?  “Oltre a questo sono un mediocre tenore dilettante, ma non ho mai studiato canto. Ho una bella voce, ma non si può far tutto. Però sono un melomane serio, studio molto, organizzo anche concerti e ho tantissime attività con il Conservatorio Nicolini di Piacenza, che è una vera eccellenza della nostra città. In generale mi appassiona la Bellezza, nel senso più alto della parola. Quindi tutte le materie umanistiche e l’arte. Gioco a golf (hcp 12), mi piace molto pescare, cucinare (e soprattutto mangiare) cose buone. Seguo il calcio, il Milan e il Piacenza, in particolare, la boxe, il basket, la pallavolo, la formula1 e la motoGP”. 

Come fa a far tutto?  “Non è tutto. Ho anche fondato un’associazione benefica intitolata a mio padre Pierluigi, con la quale sosteniamo l’educazione e l’integrazione dei giovani. Per le scuole elementari di Castel San Giovanni finanziamo il progetto dell’orchestra dei bambini, che permette di studiare violino e violoncello in orario curricolare. Ogni anno organizziamo “Golf for Charity”, gara di golf a scopo benefico a cui partecipano calciatori, giornalisti, attori. Con alcuni di loro ho un rapporto quasi fraterno, come con Massimo Boldi, per esempio, o chef Vissani. Sono presidente dell’associazione “Amici del Tempio” per la conservazione della Collegiata. Insomma, non perdo tempo. Non c’è bisogno di essere geniali per fare le cose, basta volerle fare, organizzarsi bene e circondarsi delle persone giuste”. 

Tornando a Brian and partners. Perché un’azienda dovrebbe rivolgersi a voi?  “Noi uniamo varie esigenze, costruiamo ponti, innoviamo, osiamo, cerchiamo soluzioni e strade nuove. Dove c’è un’idea geniale noi interveniamo sviluppandola e unendo le sue potenzialità a quelle, spesso altrettanto notevoli, di altre aziende complementari. Entriamo in quota capitale e, anziché iniettare soltanto finanza, forniamo la managerialità necessaria a fare uno stepdi crescita importante, in generale. Sia come direzione generale, che possiamo assumere direttamente, in alcuni casi, che commerciale, amministrativa, ottimizzazione dei processi e tutto quanto ne consegue. Miglioriamo e aiutiamo a migliorare”. 

Perché Piacenza e non Milano o altre grandi metropoli?  
“Perché io sono piacentino. E Piacenza è straordinaria. Noi piacentini abbiamo la tendenza a sottostimarci. Qui abbiamo eccellenze di ogni genere. Dobbiamo solo migliorare la mentalità”. 

Oltre a Piacenza avete altre sedi, comunque?  “Abbiamo sedi di rappresentanza a Milano, New York, Parigi e Marsiglia. Lo scorso Aprile, tanto per fare un esempio, sono stato invitato a New York a una conferenza internazionale di professionisti del settore. Con l’occasione ho organizzato tre meeting nella nostra sede d’appoggio, presso uno studio legale di Lexington Avenue, che hanno permesso di porre le basi per opportunità che stiamo portando avanti in questi giorni”. 

Chi sono i vostri partner principali? «I nostri partner sono avvocati, commercialisti e altri professionisti di società europee e americane. A Piacenza c’è lo Studio Cella, che è anche nostro associato, e ci segue per tutta la parte di consulenza contabile, di sicurezza sul lavoro e altri aspetti fiscali. Tutta questa parte va presa in considerazione molto seriamente, non può essere improvvisata. Non posso fare proprio tutti i nomi che vorrei fare, perché con alcuni ho obblighi di confidenzialità. Però vi assicuro che ci sono nomi di fama mondiale, sia tra i nostri partner che tra i nostri clienti. La prima fattura che abbiamo emesso, qualche mese fa, all’inizio della nostra avventura, è indirizzata a una società che è conosciuta ovunque e da chiunque. Ne sono molto fiero”.  
Avete collaborazioni anche con fondi e banche?  “Sì. Il più importante, per noi, è sicuramente la Banca di Piacenza, istituto estremamente flessibile, che ci aiuta a trovare soluzioni di finanziamento specifiche per ogni cliente. E’ piacentina e tiene a Piacenza. E’ una delle più solide banche italiane, una popolare di nome di fatto, che conosce il territorio e le aziende in modo capillare. Questo valore aggiunto è importantissimo, per il nostro lavoro, perché guida con sicurezza i nostri investimenti. E non è un istituto di credito che punta solo al profitto o agli annunci sensazionalistici. Organizza, interviene, sostiene. E’ un esempio di gestione virtuosa e, se posso dirlo, di eccezionale prudenza imprenditoriale. In un certo senso è uno dei nostri partners. Sicuramente lo è nei fatti».  
In generale avete già commesse importanti?
“Abbiamo in corso importantissime gare, qualifiche, stiamo trattando tre aziende diverse. Sono progetti per decine di milioni di euro. E’ ovvio che non si concretizzeranno tutti e, soprattutto, per molti ci vorrà del tempo, per arrivare ai frutti. Però stiamo seminando. Stiamo preparando il terreno. E i frutti, i risultati, arrivano e arriveranno”.  
Quali sono i vostri target? «I nostri target, in media, sono società con fatturato tra 1 e 5 milioni e un margine del 15%, ma abbiamo anche clienti molto più grandi. Stiamo trattando progetti di economia circolare con Maserati Energia, azienda straordinaria, che colpevolmente non conoscevo, e con Eco Circular, per produrre energia in modo virtuoso dai rifiuti. Abbiamo progetti di generazione e co-generazione molto innovativi, stiamo pensando di utilizzare combustibili ottenuti dai rifiuti per produrre materiali di qualità e per alimentare mezzi di trasporto. L’ambiente e il tema del riscaldamento globale sono al centro di questi nostri progetti». 
E a Piacenza? 
“A Piacenza c’è un polo metallurgico e di lavorazioni meccaniche davvero impressionante. Con alcune di queste aziende stiamo provando a costruire macchine e sistemi di cui vado molto fiero. Mi appassiona l’argomento. Ci penso anche di notte. E mi sveglio con la voglia di mettere sul piatto idee nuove. Poi c’è l’Università Cattolica, per esempio, che ci dà accesso a giovani di sicuro valore, che ci portano freschezza, voglia di fare, di dimostrare quanto valgano. E’ una fase entusiasmante”.  
Fate anche brokeraggio. “Sì. Soprattutto con grandi studi legali americani. Trattiamo npls (non performing loans) di ogni tipo per grandi fondi d’investimento internazionali, come defaulted solar plants, ma anche bancari o immobiliari. In questi mesi, per esempio, ho scoperto ABConsul, società piacentina che tratta compravendita di immobili, stabilimenti, grandi capannoni industriali. Per questo tipo di opportunità ci appoggiamo a loro. E con società come B-Wide, leader nel settore della stampa digitale di qualunque formato e negli allestimenti, invece, siamo in grado di gestire esigenze anche complesse, di aziende che hanno necessità di rinnovarsi, di darsi un nuovo stile. E poi hanno idee bellissime». 
Per esempio? “Per esempio Rayvolution, una poltrona di lusso, da esterno, che si orienta sempre nella miglior direzione possibile, seguendo il sole. Ha device elettronici integrati per ascoltare musica, o collegarsi alla rete. Si può mettere in giardino, come in un hotel o su uno yacht privato”.  
Per riassumere? “Siamo un’azienda che aiuta a crescere. Forniamo soluzioni su misura e a tutto tondo. Siamo attivi in tutto il mondo. Uniamo le forze, costruiamo ponti e vie di comunicazione tra entità che, fino a oggi, erano chiuse in se stesse. Abbiamo soluzioni per molti problemi e trasmettiamo energie positive a chi ci segue”.   
Mirella Molinari è una giornalista piacentina. Per 15 anni Direttore del Telegiornale di Teleducato Piacenza, è stata la prima donna...

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