SMASCHERATO IL CONVITATO DI PIETRA: JOSEPH BEUYS

Il 2021 coincide col centenario dalla nascita di Joseph Beuys artista tedesco pittore, scultore,  performer, pensatore, ambientalista, uomo interessante, complesso,  contraddittorio, discusso e discutibile. Infatti lunedì 4 gennaio è  stato tolto il telo che ricopriva un’opera recentissima  di Giorgio Fabbris dedicata proprio a mettere in discussione o meglio, a rivelare, alcuni aspetti della vita di Beuys. Stando infatti alle accurate ricerche che Fabbris ha svolto anche su testi in lingua tedesca non tradotti in Italia, emergerebbe che l’artista tedesco ha mistificato parte della sua biografia per renderla romanzesca e soprattutto si evincerebbe che Beuys non ha mai rinnegato anzi, la sua adesione al nazismo. Beuys è colui che in una foto si è travestito come il personaggio centrale dell’opera “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo ed ha chiamato questo suo lavoro  “La rivoluzione siamo noi”. Noi chi? Noi tutti, secondo Beuys, perché egli sosteneva che “Ogni uomo è  un artista” perché ciascuno possiede una qualche forma di creatività che può modificare il mondo, ” arte sociale”. Secondo Beuys l’arte deve e può essere un mezzo per cambiare la società. Troppe le iniziative dell’artista tedesco per parlarne qui mentre è altrettanto interessante dire della sua biografia.  A questa si è dedicato Giorgio Fabbris che, dopo aver raccolto sul tema tutte le informazioni possibili,  ne ha scolpito la sintesi in una lastra di marmo di Carrara che posta sul cassone aperto di un triciclo resterà esposta per tutto l’anno in una apposita sala presso lo studio dell’artista  Arcangelo Sassolino, studio che si trova in una filanda a Trissino in provincia di Vicenza. Togliendo il telo per l’inaugurazione Fabbris ha di fatto  tolto la maschera al convitato di pietra Joseph Beuys. Aggiungendo coraggiosamente  all’artista tedesco  la sua parte più buia ne esce un ritratto finalmente completo da cui, secondo Fabbris,  risulta che “BEUYS È  SOPRAVVALUTATO “.
Bruna Milani

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