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CI PIACEREBBE CHE PIACENZA  PIACESSE 

Il titolo non è uno scioglilingua, ma quello che viene  subito in mente ricordando il nome stupendo che le diedero  i Romani  quando la fondarono nel 218 a.C. : PLACENTIA, città che piace.

Potrebbero ancora affermarlo?

Oggi che l’ urbanistica piacentina  vede  orribili  costruzioni non solo  in periferia dove alcuni palazzi popolari andrebbero subito migliorati

ma anche in centro dove c’è  Borgo Faxhall che tetro e minaccioso incombe su chi arriva dalla stazione ferroviaria.

Piacenza  è diventata “dissonante” a causa di edifici fuori  contesto come quella casa, forse bella in sé, ma che in via Pace  stona fra le altre ed è un urto allo sguardo nella prospettiva dal Duomo.

Per non pensare al rischio di vedere Piazza Cittadella trasformata in orrida pedana.

E l’uso degli spazi ? Bastano alcuni esempi: la Muntä di Ratt, un tempo nostra piccola Montmartre dove si facevano mostre, teatro, musica, poesia o semplicemente chiacchiere, oggi è  occupata dal dehor di un ristorante.

Persino i portici di Piazza Duomo sono percorribili solo in parte, perché   occupati da tavolini. Solo una persona magra alla volta può passarci, non certo  anziani, passeggini, carrozzine.

Si  è costretti a uscire dai portici per rientrare più in là  dopo i tavoli.

Che direbbero gli antichi fondatori dei troppo frequenti  insulti estetici di cui è vittima la nostra Piazza principale quando ospita giochi gonfiabili, mega conigli rossi,  musica fracassona?

E cosa penserebbero del poco rispetto verso il genius loci? Sono gli edifici

stessi che, se in disuso, suggeriscono cosa farne. Porta Borghetto ad esempio essendo un ingresso alla città potrebbe diventare il nostro biglietto da visita, un sunto della piacentinità.

L’ ex Chiesa del Carmine trovandosi  sulla Via Francigena, poteva diventare un centro di cultura medioevale di livello anche internazionale.

La Cavallerizza poteva essere un centro di ippoterapia, spettacoli equestri, mostre a tema, selleria e tutto quanto ruota attorno a questo animale fino a proporre gite a cavallo sulle nostre colline.

Tra le occasioni perse, ma volendo recuperabili, c’è il progetto di abbattimento dell’ ex carcere davanti al Tribunale. Progetto approvato e finanziato, ma  inspiegabilmente non realizzato.

Avremmo avuto la bella vista di giardini all’italiana e il rifacimento della piazzetta davanti alla Chiesa delle Benedettine.

Atro bel progetto è  quello  per le Scuderie di Maria Luigia approvato nel 2021 e rimasto sulla carta.

Bella anche la proposta per l’utilizzo della caserma Nicolai.

Una città  per essere davvero bella dev’essere vivibile e per esserlo deve innanzitutto respirare a pieni polmoni verdi. Invece abbiamo forse l’aria più inquinata d’Europa e i cittadini sono costretti a lottare per salvare il poco verde rimasto. Si è  persino costretti a chiedere quanto dell’area dell’ ex Manifattura Tabacchi sarà parco pubblico, un’amministrazione seria dovrebbe prima salvare quanto più verde possibile e solo dopo autorizzare altro.

Dopo anni di lotta per ottenere il Parco della Pertite ancora si deve vigilare sui documenti che lo riguardano, perché inutili aggiunte burocratiche potrebbero rivelarsi arbitrarie scappatoie interpretative col rischio di ridurlo e danneggiarlo con interventi impropri.

È  stato dedicato un murale a Giorgio Armani,

omaggio dovuto a un cittadini di fama mondiale, ma ci siamo accorti che il suo stile riflette esattamente il carattere, la personalità e lo stile di Piacenza?

La nostra città non è esibizionista come Milano nè allegramente chiassosa o drammatica  come Napoli e nemmeno signorilmente frivola come Venezia; Piacenza è discreta, non ostenta, la sua eleganza è sobria, cura sfumature e dettagli ma mai leziosa, non ride a squarciagola, ironizza.

Queste sono le coordinate se non si vogliono sbagliare interventi come la carnevalata delle luci   colorate sul Farnese o l’orribile nuovo logo per la GAM Ricci Oddi.

 Per fare bene bisogna conoscere la storia di Piacenza, riflettere sulla sua personalità e amarla. Non copiare altre città, ma evolversi senza rinnegarsi. Solo così  potrà essere degna del nome più bello che una città possa avere : PLACENTIA, città che piace.

 

Bruna Milani

 

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